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giovedì 29 settembre 2016

Anzio. Festa della Repubblica, visita e convegno | Il Giornale di Latina


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Il Giornale di Latina 26.09.2016
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Bologna. I 130 anni della loggia ‘Risorgimento VIII Agosto’ | Il Resto del Carlino


il-resto-del-carlino-26-09-2016-bisIn un hotel per i 130 anni della ‘Risorgimento VIII Agosto’. Bisi, il Gran Maestro: «Non si parla di religione e politica»

Bologna, 26 settembre 2016 – «Le nostre riunioni sono così segrete che la cena per i 130 anni della loggia si tiene nel ristorante di un hotel, sotto gli occhi di tutti». Sono circa 120 i partecipanti alla festa per un compleanno speciale: quello della loggia massonica ‘Risorgimento VIII agosto’, la più antica di Bologna e quella che oggi conta il numero maggiore di iscritti. Una serata normale, quella di sabato, al Savoia: completi scuri e cravatta per gli uomini, tacchi e giro di perle per le signore.
Le quali, certo, hanno raggiunto i mariti soltanto a cena, perché nella prima parte, quella dei ‘riti’, non sono ammesse. Ed è lì, a metà pomeriggio, che compaiono grembiuli e spadoni. «Cappucci? Ma per favore, sono stati aboliti da anni». In una sala riservata dell’hotel è stato ricostruito un ‘tempio’: 12 colonne, candelabro a 7 bracci, squadra e compasso. L’età media è alta, ma ci sono anche tanti quaranta-cinquantenni. Molti si avvicinano, stretta di mano e sorriso, pochi aggiungono il cognome dopo il nome. «Eppure tutti sapevano che stasera alla cena avrebbe partecipato l’occhio del Carlino e nessuno ha scelto di non venire». Al vertice della loggia festeggiata c’è un dirigente di banca.
L’unico che per statuto può parlare pubblicamente è Stefano Bisi, Gran Maestro (il capo nazionale) del Grande Oriente d’Italia. La ‘Risorgimento VIII Agosto’ venne fondata nel 1886 da Carlo Carli, quello che nel 1890 sarebbe poi diventato sindaco di Bologna. Tra i membri onorari Giosue CarducciGaetano Tacconi (sindaco dal 1875 al 1889), Andrea Costa,Quirico Filopanti. Ora è una delle 13 logge del Grande Oriente sotto le Due Torri. Ha 67 iscritti. «A Bologna saremo circa 600. Mille e 200 in tutta la regione, divisi in 42 logge», fa i conti Bisi. I ‘fratelli’ si riuniscono due volte al mese. «Dove? Ma a Bologna lo sanno tutti: in via Castiglione, a fianco di Palazzo Pepoli. Nei locali ci sono due ‘templi’ e le 13 logge si trovano tutte lì, ruotando a turnazione», prosegue Bisi. Come con il calcetto? Non proprio. «I nomi dei nostri iscritti non sono segreti, sono riservati. Per rispetto della privacy. Del resto, la lista degli iscritti al Pd mica è pubblica. Io non ho mai fatto mistero della mia scelta. Ma c’è tanta discriminazione al contrario e bisogna rispettare chi preferisce non rivelare l’appartenenza a una loggia». Medici, avvocati, commercialisti, informatici, ingegneri e manager. «Ma non è una cricca, non siamo una élite. È necessario studiare, documentarsi, leggere molto. Avere voglia di coltivare il dubbio. Con una regola: non si parla di religione né di politica». All’anno, alla Risorgimento VIII Agosto, arrivano 3 o 4 quattro domande. «Ma chi crede di entrare per ottenere favori e prebende, sbaglia di grosso. C’è l’obbligo ad aiutare i ‘fratelli’, ma sempre nei limiti del giusto e del lecito. Noi giuriamo sulla Costituzione italiana».
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Repubblica70 a Trieste. Il primo ottobre nuovo appuntamento del Grande Oriente d'Italia


triesteLa lunga rassegna celebrativa del Grande Oriente d’Italia per i 70 anni della Repubblica continua e giunge a Trieste il primo ottobre con il convegno “W la Repubblica! Testimonianze e speranze”. L’incontro si svolgerà nella prestigiosa Sala del Ridotto del Teatro Verdi (ore 11) alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi. Portare nella città giuliana le celebrazioni significa ricordare una parte importante della storia del nostro paese e rendere omaggio alla cultura cosmopolita di questi territori. Trieste è una città-ponte di culture diverse che mescola caratteri mediterranei e mitteleuropei ed è uno snodo fondamentale di incontri che ci proietta nel cuore dell’Europa. I lavori del convegno partiranno proprio da qui per dare voce a quella idea di unione europea dei popoli che la Massoneria italiana tramanda dall’Ottocento. Dopo i saluti del presidente circoscrizionale del Friuli Venezia Giulia Paolo Volli, porteranno contributi: il Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele, dell’Università di Messina; Marcello Flores dell’Università di Siena;Luigi Milazzi esponente di spicco del Grande Oriente d’Italia e della comunità triestina che, tra gli altri, presiede il Centro studi Manlio Cecovini; Enzio Volli, Gran Maestro Onorario e decano dell’Università di Trieste. Le conclusioni del convegno saranno del Gran Maestro Bisi.
Le celebrazioni del Grande Oriente d’Italia per il settantesimo anniversario della Repubblica Italiana sono iniziate a febbraio e stanno interessando luoghi simbolo della nazione. A partire da Reggio Emilia, città natale di Meuccio Ruini, massone e presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere la Costituzione. Sono tantissime le sedi in Italia che hanno ospitato incontri, tutti rigorosamente aperti al pubblico. “Luoghi di lavoro – si legge nella presentazione del convegno di Trieste a firma del Gran Maestro – e di diritto al lavoro come Terni e Piombino. Luoghi di integrazione come la moschea di Colle Val d’Elsa. Luoghi di spiritualità come il tempio valdese di Torre Pellice. Luoghi in cui ri-unire l’Italia e non ri-dividerla, come Reggio Calabria, Lipari e il Sud. Luoghi in cui parlare di valori e di principi da perseguire. Per parlare di cultura, scuola, merito, diritti. Parlare di un nuovo sogno possibile: quello di contribuire tutti insieme alla rinascita del nostro Paese”.

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Laboratorio Bruzio parla della violenza sulle donne. Terzo appuntamento il 3 ottobre


Terzo appuntamento il 3 ottobre del Laboratorio Bruzio, la rassegna culturale che caratterizza le tornate della Loggia cosentina “Bruzia-Pietro De Roberto 1874” (269) con riflessioni su etica ed educazione e lo sguardo sempre all’attualità e ai fenomeni sociali. L’edizione del 2016, inaugurata il 16 maggio, affronta il caso della violenza sulla donna. Ne hanno già parlato, in due tornate distinte, Giovanni Pepe e Rocco Mazzeo rispettivamente delle logge “XX Settembre 1870” (1099) di Amantea e  “Le Colonne d’Ercole (1385) di Cetraro, e Gianluca Serravalle della Loggia Fratelli Bandiera (111) di Cosenza.
“Dalle prevaricazioni socio-culturali al femminicidio. Una lunga storia di violenze sulla donna” è il tema che accompagna la “Bruzia-Pietro De Roberto 1874” lungo un percorso di analisi, scandito da quattro tornate, di un fenomeno drasticamente in crescita e che ci interroga sull’identità della società moderna con i ruoli sessuali in mutamento, l’affermazione di nuovi modelli di riferimento e della violenza intesa come forza sociale, quest’ultima diffusa sempre di più nei giovani. Relatore della serata del 3 ottobre sarà Domenico Milito della Loggia Risorgimento (1240) sempre di Cosenza..
La rassegna termina il 31 ottobre con l’intervento di Antonio Seminario della Loggia Francesco Galasso (1269) di Rossano e Primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia.
“Il Laboratorio Bruzio – spiegano gli organizzatori – vuole essere il punto d’incontro tra la Tradizione e il Nuovo che avanza, nella rappresentazione delle idee e dei sogni di uomini liberi che sono alla perenne ricerca delle possibilità d’ascesa dell’individuo, per contribuire alla costituzione del Tempio dell’Umanità, scopo unico per cui la Massoneria è stata creata, è esistita ed esiste, e dove si confrontano uomini di esperienze e culture diverse”.

Conto alla rovescia per il convegno dello York



La Massoneria nel mondo arabo e musulmano




Il giornalista René Naba in un interessante articolo sulla Massoneria nel mondo arabo e musulmano. Uno spaccato poco conosciuto di una esigenza spirituale, figlia del Logos, che non conosce frontiere e non è limitata dalle culture.

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mercoledì 28 settembre 2016

Repubblica70 a Milano. Stato e diritti civili, convegno all’Umanitaria il 15 ottobre


La Società Umanitaria di Milano ospita il 15 ottobre (ore 10:30) un nuovo evento del Grande Oriente d’Italia che celebra il settantesimo anniversario della Repubblica Italiana. “La primavera della Repubblica. Il senso dello Stato e i diritti civili nel 70esimo anno della Costituzione” è il titolo del convegno che si terrà alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi nella Sala degli Affreschi dell’Umanitaria, la stessa sala dove il 26 gennaio del 1955 Piero Calamandrei, uno dei maggiori giuristi italiani del Novecento e padre costituente, tenne il celebre discorso agli studenti milanesi sulla Costituzione italiana. Sono trascorsi sessant’anni dalla morte di Calamandrei, un anno in meno di quel discorso che oggi viene riproposto di continuo non solo per far conoscere ai giovani la Carta Costituzionale ma per spiegare il senso del lavoro iniziato settant’anni fa dai padri costituenti, tra loro tanti liberi muratori, come Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere la Costituzione. Diceva Calamandrei quel giorno nella Sala degli Affreschi: “La costituzione è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo”. “Voi giovani alla Costituzione – diceva ancora – dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo”. E ricordava il sacrificio di quanti lottarono e diedero la loro vita “perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta”. Calamandrei definì la Costituzione italiana il “testamento di centomila morti” e chiuse il suo discorso dicendo: “dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.milano-15-ottobre-2016
Il convegno del 15 ottobre all’Umanitaria partirà da qui per approfondire il percorso della nostra Repubblica e dei primi lavori costituzionali lungo 70 anni di storia democratica, parlando soprattutto di diritti civili e solidarietà sociale. Enzo Liaci, presidente circoscrizionale della Lombardia, presenta l’incontro che sarà introdotto da Giovanni Cecconi, presidente del Rito Simbolico Italiano. I saluti di apertura saranno di Salvatore Musto, presidente della Loggia Regionale Insubria del Rito Simbolico. Intervengono: il Gran Maestro Stefano Bisi, il Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, lo storico Marco Cuzzi dell’Università di Milano e il giurista Attila Tanzi dell’Università di Bologna. Modera l’incontro Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore televisivo.
Segreteria organizzativa: 02 6572442 – segreteria@goilombardia.it

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I transiti dell'amore




Quando pensiamo alle “relazioni” l’attenzione si focalizza sul concetto di relazione per poi dirigersi e rimanere centrata sulla sua connotazione, sia essa sentimentale, amicale, professionale, ecc. Rischiamo di farci sfuggire il verbo che regge quel concetto e che in realtà pone le basi per fare la differenza. Essere nella relazione, starci pienamente dentro osservandola nel suo dispiegarsi, impegnandoci per la sua crescita e guardando l’altro con gli occhi dell’Anima. Ma al tempo stesso essere nella relazione: essere, esprimere ed evolvere pienamente se stessi. Ogni relazione che ci coinvolge è anche una relazione con noi stessi: se manca questa, è impossibile l’altra.
In un week-end interamente dedicato alle relazioni, potremo imparare a cogliere il dono inestimabile che ogni relazione porta con sé grazie all’insegnamento di Marina Borruso, nel corso del seminario Il dono delle relazioni, sabato 1° ottobre, e a riconoscere il momento migliore per instaurare, reindirizzare, trasformare o chiudere costruttivamente una relazione durante il seminario di Paolo Crimaldi, I transiti dell’amore, domenica 2 ottobre.

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Tornata congiunta delle logge varesine. Terza edizione il 14 ottobre


varese-14-ottobre-2016Undici logge del Grande Oriente d’Italia del territorio di Varese si riuniranno in tornata congiunta il 14 ottobre. L’iniziativa ha raggiunto la terza edizione e vedrà la partecipazione del Gran Maestro Stefano Bisi. I lavori si svolgeranno in grado di apprendista a Induno Olona presso Villa Porro Pirelli (Via Edoardo Tabacchi 20) con appuntamento alle ore 19. “La libertà per i massoni: fra ispirazione esoterica e contributo storico” è il titolo della tavola che caratterizzerà la tornata. Le logge varesine riunite sono le seguenti: “Carlo Cattaneo” (700) di Tradate, “Ai Sette Laghi” (753) di Luino, “Verbanum” (841) di Laveno, “Labirinto Azzurro” (1138) di Varese, “Rolly Cannara” (1180) di Tradate, “Logos” (1185) di Busto Arsizio, “Sette Laghi del Verbano” (1266) di Cittiglio, “La Fenice” (1280) di Somma Lombardo, “Heliopolis” (1347) di Gallarate, “Porta d’Europa” (1390) di Ispra, “Epopteia” (1438) di Gallarate. Il maestro venerabile della Loggia Rolly Cannara condurrà i lavori coadiuvato dai venerabili delle altre logge varesine.
Info e conferme entro il 7 ottobre:
02 6572442 – segreteria@goilombardia.it

A Terni convegno su l’etica e i nuovi media. Appuntamento a Palazzo Gazzoli il 14 ottobre


manifestoperambasciataPotremmo cominciare con un “c’era una volta”: c’era una volta un mondo diverso… Più bello? Più brutto? È difficile dirlo. Sicuramente, però, era diverso. Esisteva un’altra etica, anche nei mass media, in cui lettori e spettatori giocavano forse altri ruoli, forse ne erano i veri protagonisti.
E oggi? Internet ha certo spalancato nuovi orizzonti e modi alternativi di comunicare ma senza un’etica che che ne finalizzi l’uso corretto e senza un maggiore rispetto nei confronti del pubblico si va poco lontano, altrettanto certamente.
Per questo il convegno su “L’Etica dei nuovi media” in programma il 14 ottobre a Terni, alle ore 15,30 nella Sala Blu di Palazzo Gazzoli, sarà l’occasione per puntare i riflettori su un tema di scottante attualità.
Organizzato dall’Accademia dei Filateti, dall’Associazione culturale ‘Gigi Girolami’ e dalla loggia ternana ‘Gaio Cornelio Tacito’ (740) del Grande Oriente d’Italia, con il patrocinio del Comune di Terni, il convegno permetterà di analizzare il problematico e attualissimo tema da svariate angolature anche in virtù dei qualificati relatori che si succederanno sul palco, a partire da Michel Maffesoli, professore emerito di Sociologia alla Sorbona, direttore del Centre d’Etudes sur l’Actuels e le Quotidien, amministratore del CNRS, che parlerà di “La cyber culture: de la verticalité à l’horizontalité”.
Sarà poi la volta di Raffaele Federici, docente di Sociologia dei Processi Culturali presso il Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale delll’Università di Perugia che parlerà di “Ossessione connettiva, mistica e tecnologia nei rimandi delle reti”.
Poi Paolo Bellini, docente di Filosofia politica presso l’Università dell’Insubria farà il punto su “La civiltà tecnologica: identità, valori e immaginario collettivo” e Arturo Diaconale, noto giornalista ora membro del Consiglio di Amministrazione della Rai, parlerà invece di “Libertà di opinione nell’era digitale”.
Infine il professore del Liceo classico di Terni Fausto Dominici, presidente della Federazione Nazionale Insegnanti (sede ternana), aprirà una finestra su “Stiamo tutti bene. Cronache della scuola digitale”.
Le conclusioni sono state affidate al Professor Giancarlo Seri e al Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, Sergio Rosso. Coordinerà il dibattito Giovanni Amolini, presidente dell’Accademia dei Filateti.
Previsti in apertura il saluto del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e quello del maestro venerabile della Loggia ‘Gaio Cornelio Tacito, Renato Carnevali.
Sensibilizzata dall’importanza del tema trattato, l’Associazione “Luce per Terni” ha partecipato alla sponsorizzazione del progetto.
Cyber cultura, libertà di opinione, civiltà tecnologica, ossessione connettiva: questi ed altri saranno i temi ‘caldi’ discussi nel convegno. Gli ultimi fatti di cronaca hanno messo a nudo, se mai ve ne fosse ancora bisogno, anche i pericoli a cui ci espone l’era digitale. Le ragazze che hanno filmato l’amica mentre veniva stuprata, invece di aiutarla o chiamare le forze dell’ordine, dimostrano la fragilità della reazione etica contemporanea alle soglie del terzo millennio. Per questo mass media eticamente corretti e deontologicamente ‘super partes’ sono sempre più necessari, per fornire informazioni serie e trasmettere valori che da tempo vanno deteriorandosi.
In occasione del convegno non mancherà neppure un contributo artistico di forte spessore: Igor Boza Borozan, il poliedrico artista europeo delle ‘camicie’, metterà in scena una ‘sorpresa’ che verosimilmente non mancherà di stupire. Un tocco di genialità per una manifestazione che punta diritto al cuore dei mass media, nel segno di un’etica che necessita di riprendere forza e vigore.
Saranno presenti, nell’ambito del Grande Oriente d’Italia, Mino Vernazza, Vicepresidente della Commissione Nazionale Solidarietà del Grande Oriente, e Marco Riolfo, Vicepresidente della Commissione Nazionale Diffusione Pensiero
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martedì 27 settembre 2016

XX Settembre e Repubblica70. Vascello Letterario il 19 settembre | Fotogallery


Vascello Letterario” è la rassegna culturale del Grande Oriente d’Italia dedicata ai libri che ha debuttato al Vascello il 19 settembre nell’ambito delle fitto programma di attività per le celebrazioni del XX Settembre e dei 70 anni della Repubblica.
In “Vascello Letterario” sono protagonisti i libri con i loro autori in una carrellata di titoli che presenta temi e generi diversi. Il 19 settembre ha aperto la rassegna il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia che ha presentato i suoi “Libri in cantiere” con tre opere di prossima uscita alle quali il Servizio sta collaborando. Di seguito sette libri con autori del calibro di Cinzia Tani ed Enzo Verrengia. Tra il pubblico il grande storico Rosario Villari.

Massoneria, lettera aperta al cardinale Gianfranco Ravasi - di Guglielmo Adilardi



Il Cardinale Gianfranco Ravasi ed il Gran Maestro Stefano Bisi
Il Cardinale Gianfranco Ravasi ed il Gran Maestro Stefano Bisi
PRATO – Ill.ma Rev.ma Eminenza Gianfranco Card. Ravasi, dopo la Sua cordiale lettera di risposta alla mia del 20 marzo u.s. nella quale chiariva che i Cari fratelli massoni era il titolo dato al Suo articolo dalla direzione del Sole 24Ore mi sono affrettato a leggere, come da Lei consigliato, il libretto della Congregazione per la Dottrina della Fede Dichiarazione circa le associazioni massoniche, il quale sottolinea, ancora una volta, attraverso recenti documenti ufficiali, l’inconciliabilità tra l’adesione alla Chiesa cattolica e alla massoneria.
Documenti invero noti alla gran parte dei massoni. Quello che manca in tale libretto sono i tentativi di dialogo succedutisi nel tempo non solo in Italia, a carattere del tutto spontaneo come la Chiesa ha sottolineato più volte, ma non privi di un tacito assenso della Stessa per decenni e non privi di argomentazioni veritiere. Del resto come ha trovato spazio l’articolo del p. Giandomenico Mucci S.J. del 1991 (l’ho riconosciuto dallo stile) se ne poteva, almeno a titolo di cronaca, citare qualcuno anche del fu p. G. Caprile S.J., se non altro più competente in materia e meno datato culturalmente.
Anche se non ufficiali quei numerosi documenti di don R. Esposito, p. G. Caprile, don V. Miano, J. Ferrer Benimeli fecero Storia e sono agli atti (per citarne uno: Massoneria e Chiesa Cattolica. Ieri, oggi e domani. Di J.F. Bemimeli e G. Caprile. Ed. Paoline. Roma, 1979 e 1982). Costoro furono lasciati andare in avanscoperta senza che la Chiesa ufficiale li avesse trattenuti. Fu anche grazie a costoro, alle loro competenze, ai loro studi approfonditissimi che si aprì un vero dialogo fra Chiesa cattolica e massoneria italiana, foriero di quel cambiamento del Codice canonico del 1983. Cambiamento arrestatosi anche per la nota vicenda P2.
E’ innegabile che molte cose sono cambiate nelle due Istituzioni come del resto anche Lei ammette nell’articolo, per cui vi è la possibilità di collaborazione in ambiti benefici. Per esempio la condanna In eminenti la madre di tutte le scomuniche, ci accusava di mischiarci fra classi diverse e fra religioni diverse. Oggi come si vede è la Chiesa cattolica accusata anche dai suoi aderenti interni di sincretismo religioso.
Noi non siamo mai stati né deisti, né sincretisti. Soltanto distorte interpretazioni degli Antichi doveri, più volte ripetute pappagallescamente, ove si affermava nel primo articolo «… oggi per altro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando ad essi le loro particolari opinioni…» non significava, per i nostri maggiori, aderire ad un sincretismo religioso, bensì all’ interno della Loggia essere buoni Cristiani senza manifestare le proprie diversità religiose di cui l’Inghilterra in tale tempo era colma e le lotte religiose avevano stremato l’Europa.
Se dovessi usare una parola per definire tale atteggiamento non userei il sincretismo, ma l’agnosticismo che vige in loggia in merito al sentimento religioso, augurandomi che tale nome preso in prestito da altra fattispecie non crei maggiori confusioni se interpretato in modo letterale. Ma al di là di ogni interpretazione e approfondimento la Chiesa ha comunque il diritto di rimarcare i propri confini e dichiarare chi ne stia dentro e chi ne è fuori; pur tuttavia non possiamo non ricordare che Leone XIII (1810-1903) fu l’ultimo papa che condannò, scomunicò, la massoneria con una certa veemenza e non senza una certa fantasia taxiliana (Humanum genus) pur in parte discernendo:
« …Questo per altro, che abbiamo detto o diremo, va inteso della setta Massonica considerata in se stessa, e in quanto abbraccia la gran famiglia delle affini e collegate società; non già dei singoli suoi seguaci. Nel numero dei quali può ben essere ve ne abbia non pochi, che, sebbene colpevoli per essersi impigliati in congreghe di questa sorta, tuttavia non piglino parte direttamente alle male opere di esse, e ne ignorino altresì lo scopo finale. Così ancora tra le società medesime non tutte forse traggono quelle conseguenze estreme, a cui pure, come a necessarie illazioni dei comuni principi, dovrebbero logicamente venire, se la enormità di certe dottrine non le trattenesse. La condizione altresì dei luoghi e dei tempi fa che taluna di esse non osi quanto vorrebbe od osano le altre. Il che però non le salva dalla complicità con la setta Massonica, la quale più che dalle azioni e dai fatti, vuol esser giudicata dal complesso de’ suoi principi …».
Successivamente Benedetto XV, autore del Codice di dir. can. del 1917, e lo stesso Pio XII furono gli ultimi ripetitori non originali; in seguito fu il materialismo storico il nemico d’abbattere. Del resto, nonostante le insistenze del prefetto Ratzinger, papa Giovanni Paolo II non permise alcun riferimento storico ecclesiale, come le altre Declaratio hanno sempre annotato a margine. Anche questo è motivo di riflessione.
Non voglio qui, Eminenza, prolungarmi. Nei miei trentennali studi sul problema già scrissi numerosi saggi sotto l’occhio vigile di don R. Esposito e Aldo A. Mola; voglio comunque ribadire lo spirito cristiano delle origini inglesi della massoneria (il Congresso internazionale di Losanna nel 1875 lo riaffermò con forza). L’antico e nuovo Testamento sull’Ara del Tempio doveva essere e lo fu anche per l’Italia nel periodo storico del G. M. G. Gamberini, la Verità rivelata e soltanto fattori storici intervenuti nelle varie nazioni portarono ad altre derive non compatibili.
Le stesse derive che parte minoritaria della Vostra Chiesa Vi addebita quando denuncia che anch’Essa è contaminata dalla gnosi spuria (vedasi don E. Innocenti: La Gnosi spuria, Città ideale, Prato, 2009, 2011, 2013), che poi diventa non si sa perché lo spirito massonico penetrato in ambiti vaticaneschi. «… Da qui le accuse ventilate da parte di certi ambienti integralisti cattolici che – per colpire alcuni esponenti anche gerarchici della Chiesa a loro sgraditi – ricorrevano all’arma dell’accusa apodittica di una loro appartenenza massonica…». Parole Sue, Eminenza; ma la connotazione negativa di massone è in gran parte opera Vostra nei trecento anni di conflitto e che si è riverberata anche sulle Vostre persone. Ma non si preoccupi, da principio l’atteggiamento infamante irrita, poi inorgoglisce, poiché se ne misurano le distanze abissali fra gli ingiuriosi e noi.
In fede e ricambio la viva cordialità rimanendo aperto ad ogni dialogo costruttivo anche con la parte più fondamentalista esistente al Vostro interno. Guglielmo Adilardi