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mercoledì 24 maggio 2017

Manchester. “Uniti per reagire e dare vita a una nuova speranza”. Messaggio di cordoglio del Grande Oriente d’Italia alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra


Il Grande Oriente d’Italia esprime cordoglio alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra per il nuovo attacco terroristico che la notte del 22 maggio ha colpito Manchester. Non ci sono parole per esprimere lo sgomento verso un atto brutale che questa volta si è abbattuto su giovanissimi in un momento di gioia quale era il concerto al Manchester Arena dove si è svolto l’attentato.
Il Gran Maestro Stefano Bisi ha espresso al Duca di Kent – massimo esponente della Massoneria britannica – la solidarietà e la vicinanza di tutti i membri del Grande Oriente nei confronti delle vittime e di quanti sono stati coinvolti. “Tanti morti, tanti feriti nell’attacco – ha scritto il Gran Maestro Bisi – studenti universitari, ragazzi e bambini. Un fatto orribile che ci spaventa profondamente”.
“Nel sigillo di Manchester c’è l’ape operaia – si legge nel messaggio inviato – sempre impegnata, mite, cooperativa”. Questa è l’immagine che il Gran Maestro ha richiamato per rappresentare i fondamenti di una comunità che nella storia ha dato grandi esempi di operosità e dedizione agli scambi e al lavoro.
Noi Liberi Muratori – ha aggiunto il Gran Maestro Bisi – possiamo contare sempre sui nostri strumenti, sui principi e i valori massonici che ci conducono lungo il cammino per il bene dell’Umanità. E siamo uniti dalla volontà comune di reagire e di dare vita a una nuova speranza, affinché le ragioni della pace e della convivenza di persone di diversa etnia e di religione prevalgano sempre di fronte a quelle della morte e del terrore”. 
Immediati i ringraziamenti dalla Gran Cancelleria della Gran Loggia Unita d’Inghilterra che ha molto apprezzato la vicinanza del Grande Oriente d’Italia in questo momento di grande difficoltà per tutta la comunità internazionale.

Portoferraio. La Loggia Nuova Luce dell’Elba premia gli studenti delle scuole. Il servizio di TeleElba | video


“Libero pensiero della società elbana”. È il titolo del convegno che si è svolto sabato 20 maggio al centro congressuale De Laugier e promosso dalla Loggia Nuova Luce dell’Elba con il patrocinio del comune di Portoferraio che ha fatto gli onori di casa con un intervento del vicesindaco e assessore alla cultura, Roberto Marini. Tra gli interventi quello del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi che ha parlato del ruolo della Massoneria all’Isola d’Elba. Occasione del convegno era anche la consegna delle borse di studio agli studenti vincitori del concorso organizzato dalla loggia a cui hanno aderito alcune scuole superiori elbane. A premiare i ragazzi è stato Alberto Brandani, presidente della giuria tecnica. Il convegno, che ha preso spunto dai cinquant’anni della nascita della loggia elbana, aveva come principale obiettivo quello della trasparenza e della comunicazione con il territorio.

RACCOLTA DI QUADRI DI LOGGIA



Una bella raccolta di Quadri di Loggia, a partire dal XVIII secolo.

Per vederli clicca qui oppure qui.

Valentino, il Filosofo Gnostico



di Filippo Goti




La Vita

«Lo Spirito indistruttibile saluta gli indistruttibili! A voi svelo segreti senza nome, ineffabili, sopracelesti, che non possono essere compresi né dalle dominazioni, né dalle potenze, né dagli esseri inferiori, o dalla completa mescolanza, ma sono stati rivelati solo all'Ennoia dell'Immutabile» (Epiph., "Haer." 31, 5, 1 s.)
È avvolta nell'incertezza la data nascita di Valentino, collocabile sicuramente prima del 135 anno in cui abbiamo le prime notizie sulla sua opera di divulgazione, così come non è sicura la sua città natale.
Alcuni la indicano in Cartagine, mentre altri studiosi in Phrebonis sul delta del Nilo. Sicuramente sappiamo che si recò ad Alessandria d'Egitto, dove entrò in contatto con il cristianesimo e la filosofia neoplatonica. La tradizione vuole che in Alessandria studiò presso un caposcuola misterico chiamato Teudas, il quale affermava di essere diretto discepolo di Paolo di Tarso, e di avere appreso da questi gli insegnamenti segreti del Cristo. Questi insegnamenti esoterici o iniziatici compongono gli scritti della scuola valentiniana, come il famoso Vangelo di Filippo attribuito allo stesso Valentino.
Prima della venuta del Cristo, non c'era pane nel mondo, così come nel paradiso, il luogo dov'era Adamo. C'erano molti alberi per il nutrimento degli animali, ma non c'era frumento per il nutrimento dell'uomo. L'uomo si nutriva come gli animali, ma quando venne Cristo, L'Uomo perfetto, portò il pane dal cielo affinché l'uomo potesse nutrirsi con un cibo da uomo. (dal Vangelo di Filippo)
Alessandria d'Egitto rappresentava in quel periodo storico la città culturalmente più feconda del vasto impero romano, dove si incontravano la filosofia greca, i culti misterici, e le religioni tradizionali, dando corpo e voce ad arditi scambi culturali, a feconde commistioni, e a confronti fra gli aderenti delle diverse scuole. Quando parliamo di cristianesimo, dobbiamo ricordarci che questo non ebbe la propria origine a Roma o ad Atene, ma bensì nel Nord Africa ed in Medioriente, fiorendo non solo in un crocevia di civiltà ma anche di culture, ed in un periodo storico dove l'uomo dell'impero che già era oggetto dell'inquietudine di un futuro incerto.
Di questo fermento Valentino è sicuramente figlio, e nel crogiuolo di Alessandria unisce un pensiero filosofico tipicamente ellenico, con i miti, le immagini del cristianesimo. Dando a quest'ultimo non solo una nuova prospettiva, ma anche imponendo la riflessione attorno agli elementi costitutivi dello stesso. Inevitabilmente gli avversari di Valentino, per confutarlo, finiranno per aprire il proprio campo ad idee e concetti, fino a quel momento a loro estranei.
Possiamo e dobbiamo interrogarci quindi se il cristianesimo, o cosa intendiamo con tale termine, ha avuto un'origine eterogenea, oppure se non è il nome o etichetta con cui noi andiamo a delimitare un fenomeno di cui non comprendiamo esattamente la genesi e gli sviluppi.
 
L'attività di Valentino non ha termine ad Alessandria. Terminati i suoi studi, Valentino diviene egli stesso teologo e predicatore fondando una propria scuola, per poi trasferirsi attorno al 140 d.c. nel cuore pulsante dell'impero: a Roma. Nella città eterna assume il ruolo di diacono sotto Papa Igino, a dimostrazione dell'estrema flessibilità dottrinale della Chiesa dei primi tempi, e della benevolenza di certi ambienti nei confronti della filosofia greca e dei misteri egizi. Non va dimenticato come nella Roma imperiale convivessero le divinità di ogni popolo assoggettato, ed è quindi lecito affermare che tale predisposizione al confronto poteva in qualche modo essere presente anche nelle sfere religiose cristiane. Quello che è certo è che Valentino inizia ad assumere un ruolo sempre più rilevante all'interno delle comunità romana cristiana. La tradizione vuole che Valentino ebbe a concorrere come Vescovo di Roma, a quel tempo era la stessa comunità dei fedeli che disegnava il Vescovo, e che a causa della mancata elezione abbandonò la Chiesa per intraprendere decisamente il sentiero dello gnosticismo. Con tutta probabilità, non essendo a quel tempo netto e marcato il confine che separava l'eresia dall'ortodossia, in quanto veniva tracciato dagli orientamenti prevalenti della fazione vincente, Valentino fu semplicemente emarginato, e allontanato da Roma dai suoi avversari.
Secondo Tertulliano la prima scomunica che colpì Valentino risale al 143 da parte di Papa Pio I, a cui altre ne seguiranno, pare addirittura una post mortem nel 175. Sappiamo che attorno al 160 d.c. Valentino lascia Roma, per stabilirsi definitivamente a Cipro circondato dai suoi allievi fino al 165 d.c (secondo altri il 180 d.c.) anno della sua ipotetica morte.


Il Pensiero di Valentino
 
Vedremo adesso alcuni degli elementi principali della scuola valentiniana.
«In verità il Tutto era alla ricerca di Colui dal quale essi provenivano. Ma il Tutto era in Lui, quell'Uno Incomprensibile, Inconcepibile, che è superiore ad ogni pensiero» (E. V. 17, 4-9).
Esiste il Pleroma, un mondo spirituale, che si dispone attorno al Progenitore. Questi è la radice spirituale di ogni cosa, ed attorno a lui esistono gli Eoni, degli esseri spirituali. Il Progenitore, eguale ed immutabile a se stesso, genera un unica volta, e il frutto di questa generazione è l'Unigenito Nous, la Mente. A sua volta questa generazione determina la creazione di altri esseri spirituali, ma di gradazione inferiore alla prima, in quanto solamente il Nous è della stessa sostanza della radice prima, e conosce il Progenitore, che rimane avvolto nel mistero per tutti gli altri Eoni.

«Era un grande prodigio che essi fossero nel Padre senza conoscerlo» (E. V. 22, 27 s.)
 
Gli Eoni desiderano conoscere la radice spirituale di tutte le cose, e questo imponeva un movimento di conoscenza, che desumo dalla speculazione valentiniana doveva essere progressiva, e frutto della composizione o ricomposizione delle parti scisse essendo gli eoni organizzati a coppie, e gerarchicamente disposti. Uno degli Eoni periferici, la Sophia arsa da questo desidero di conoscenza decide di percorrere non tanto una via progressiva e reintegrativa, quanto piuttosto di gettarsi direttamente nel cuore del Pleroma. Questo tentativo viene arrestato, la Sophia è respinta, e il suo preciptare oltre il limitare del Pleroma, da vita così al mondo inferiore. Questo mondo non è frutto dell'Amore e della Conoscenza, come il mondo del Pleroma, ma dell'ignoranza e del desiderio. Rivelandosi quindi essere una copia tremula ed imperfetta del primo, dove gli spiriti degli uomini sono imprigionati nei corpi e nelle anime, e il loro anelito di ritorno al Pleroma si infrange attorno allo natura di opposizione delle cose.
Il desidero della Sophia si cristallizza e viene espulso dalla stessa Sophia, prendendo la forma del Demiurgo, il creatore del mondo inferiore. Il Demiurgo è identificato da Valentino, così come da altri gnostrici, nel Dio del Vecchio Testamento, ed egli crea ed organizza la creazione inferiore in funzione del ricordo ereditato dalla madre del mondo superiore.
Quanto ci viene presentato è una creazione frutto di una serie di emanazioni superiori ed inferiori, dove le prime sono frutto del Logos divino, le seconde a causa dell'Errore della Sophia. Un sistema che non assume i tratti di un netto e radicale dualismo fra il mondo dello Spirito e della Materia, in quanto è completamente assente un principio ontologico del male o dell'ignoranza. Siamo invece alla presenza di un tentativo di ricondurre la frattura, la scissione, ad un movimento completamente interno al Pleroma, e dettato da un'istanza di conoscenza da parte di un Eone, la Sophia, arso dal desiderio di ricongiungersi alla radice di tutte le cose.
 
Nella visione di Valentino il mondo degli uomini è tripartito in funzione di qualità spiritale. Questa qualità spirituale è la conoscenza, unico elemento di salvezza. Ecco quindi gli uomini divisi in Ilici (completamente materiali, ed esclusi da ogni salvezza), Psichici (ignorano un mondo spirituale superiore a quello creato dal Demiurgo) e Penumatici (gli Gnostici, consapevoli dell'esistenza del Pleroma). Gli Ilici torneranno alla terra che gli ha generati, gli Psichici alla morte potranno accedere al paradisio del Demiurgo, e i Pneumatici prenderanno posto all'interno del Pleroma stesso. L'antropologia valentiniana ha come discriminante una conoscenza non solo salvifica, ma antica e precedente alla creazione di questo mondo. Una conoscenza che non è tanto un costrutto intellettuale, ma bensì contenuto, ed elemento costitutivo degli uomini.
I valentiniani si definivano cristiani, e come tali partecipavano alle cerimonie e funzioni religiose. Al termine delle stesse si riunivano fra loro, per commentare in chiave allegorica e simbolica gli insegnamenti del Cristo. Il quale assume caratteristica di
Eone che giunge sulla terra per portare agli uomini la conoscenza del mondo superiore a quello demiurgico. Come ogni essere spirituale esso non è formato di carne, e quindi non può subire i tormenti della crocefissione, e neppure è composto di anima e mente, e quindi non può subire le passioni di questo mondo. Il Cristo di Valentino non soffre in croce, non viene ingannato, ma anzi inganna i signori di questo mondo, illudendoli di subire le loro torture e vessazioni. E' questo il docetismo, cioè negazione della realtà carnale del Cristo. Quanto è superiore e spirituale, non può subire gli effetti di quanto è inferiore e carnale.
 
«Ogni giorno ciascuno di loro inventa qualche cosa di nuovo, e nessuno è considerato perfetto se non è produttivo in tal senso» (I, 18, 5)
La scuola valentiniana si caratterizza come una fucina di maestri gnostici, fra cui Tolomeo e Marco, che una volta lasciato l'insegnamento del maestro a loro volta apriranno altre scuole all'interno dei confini dell'impero romano. Ciò ha portato a conoscere il pensiero di Valentino, non tanto attraverso i suoi scritti, di cui peraltro siamo carenti, quanto piuttosto quelli dei suoi allievi di seconda generazione. Tale prolificità dimostra come il rapporto che sussisteva all'interno di questo particolare ambito, era più simile ad una scuola filosofica greca, piuttosto che a quello di una comunità religiosa. Dove una volta che l'allievo raggiungeva la maturità intellettuale, poteva sentirsi libero a sua volta di tenere rapporti ed insegnare al di fuori dei confini tracciati dal suo formatore.
Sono attribuiti a Valentino i seguenti scritti:
Vangelo della Verità, Preghiera dell'apostolo Paolo, Trattato sulla resurrezione, Trattato tripartito, Vangelo secondo Filippo.
Volendo riassumere il pensiero di Valentino in poche righe, possiamo sicuramente affermare che la Conoscenza assume valore centrale. Essa è forma e veicolo di salvezza, in quanto è attraverso la Conoscenza che l'uomo pneumatico si salva dalle cose di questo mondo, in quanto essa opera una trasformazione nello stesso rendendolo assolutamente altro rispetto al mondo inferiore. La conoscenza del mondo Superiore, è per Valentino profonda, e come tale deve essere ricercata all'interno dell'uomo stesso. Questo è per Valentino l'Uomo Interiore, lo gnostico, che guarda alla sostanza delle cose, e non si fa ingannare dai loro aspetti esteriori. L'ardita catena di Eoni, ipostasi e creazioni, deve essere letta non tanto come un sistema mitologico, quanto alla luce del primo generato il Nous-Mente. Il Progenitore compie un atto di autocoscienza e genera la Mente, che a sua volta le varie coppie di Eoni, che possono essere viste come singoli pensieri-qualità della mente stessa. Dando così vita ad un sistema per cui è la conoscenza di se, la sua degenerazione, o reintegrazione, che determina ogni creazione.

martedì 23 maggio 2017

Sabato 27 Maggio a Cagliari "La via dell'Anima"



Sabato 27 Maggio, alle ore 17,30, nella sala conferenze della Casa Massonica del Grande Oriente d'Italia, in Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, si terrà una conferenza in cui intervenno i Fratelli Tiziano Brusca, Mauro Cascio e Davide Bertola. 

La conferenza è organizzata dal Rito di York della Sardegna ed è aperta a tutti i Fratelli del Grande Oriente d'Italia e ai loro amici e accompagnatori.

I lavori verranno presieduti dal Fr. Giancarlo Caddeo, Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sardegna.

Il Fr. Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale d'Italia, presenterà il suo libro dal titolo "Il Rito di York" ed il Fr. Mauro Cascio, filosofo e saggista di fama, presenterà il suo libro dal titolo "Umberto Eco e la Massoneria".


Un classico dell'Antimassoneria: l'abate Barruel


di Marco Rocchi

Augustin Barruel

Il gesuita Augustin Barruel si dedicò in vita a combattere la Massoneria; lo fece in diverse opere, la più celebre delle quali è intitolata «Memorie per servire alla storia del Giacobinismo», che qui proponiamo.

Per leggere il primo volume clicca qui; per leggere il secondo clicca qui.

Aspettando in libreria Almerindo Duranti


Storia del Rito di York / 3

di Giuseppe Di Domenica



Si arriverà alla crisi nel 1735, quando il conte di Crawford fonderà due logge nel territorio di competenza della Gran Loggia di York, consentendone deputazioni in Lancashire, Durham e Northumberland. Da questo momento le due Gran Logge si terranno separate, ma ancora in contatto formale.

La divisione si approfondirà ulteriormente e definitivamente nel 1738 con l’elezione del marchese di Carnaravon che porrà una deputazione della Gran Loggia Moderns proprio nello Yorkshire con conseguente interruzione formale dei rapporti fra nord e sud dell’Inghilterra.

I problemi non sono solo a nord, ma anche all’interno delle Logge meridionali che mal sopportavano il sistema moderns. Si arriverà lentamente ma inesorabilmente alla frattura proprio sugli elementi Tradizionali e Rituali; numerosi Fr. meridionali infatti si riconoscono nelle modalità York ed anche i numerosi irlandesi residenti a Londra per lavoro si aggiungono a questi gruppi. Non si vogliono conflitti aperti ma questi Fr. danno vita a nuove Logge che intendono ispirarsi alla muratoria York, anche se non risultavano aver mai ricevuto alcuna patente dalla Grande Assemblea di York.

Il solco si approfondisce sempre di più anche per i grandi numeri in gioco, tanto che nel 1751 si giungerà alla costituzione della “Antient Grand Lodge of England”, gli Antients che si consideravano i veri custodi della Tradizione Muratoria profanata dai Moderns.

La Gran Loggia Moderns accusa il colpo ma nel contempo ottiene un enorme espansione nel continente che guarda a Londra come il faro della muratoria.

Ma cosa accade intanto alla Gran Loggia di York? Si direbbe sostanzialmente nulla, non vi sono infatti notizie od informazioni specifiche, si agita solamente la Gran Loggia Moderns che nel 1777 maldestramente interviene per problemi disciplinari, nella  Lodge of Antiquity, la Loggia più antica,  che defeziona proprio per associarsi alla Gran Loggia di York.

La Gran Loggia Moderns ovviamente non tarda a riammettere la Antiquity nel 1790, ma non prima che La Antiquity, dia luogo ad una nuova entità che sarà denominata “Grand Lodge of All England South of the River Trent” che avrà vita dal 1777 al 1789.

Mentre questi fatti avvengono nelle isole, nel continente, la Francia viene scossa dai venti furiosi della Rivoluzione, con una corte reale di fatto sterminata dai rivoluzionari, e con un rivolgimento dei valori propri di una società costituita, e con la fondazione di una Repubblica senza più un Re alla sua testa.

Il  Regno Unito per la prima volta avverte il pericolo di una nuova rivoluzione (Cromwell era vivo nel ricordo degli inglesi), non dimentichiamo poi le rivolte Jacobite da poco sanguinosamente sedate, a questo punto il Parlamento del Regno, vuole porre un freno alle numerose società segrete che potenzialmente rappresentano un pericolo per la Corona.

Il Parlamento promulga nel 1797 la “Unlawful Societies Act” che intende sciogliere tutte le società che legano i propri membri ad un qualche giuramento di fedeltà. Mai opportunamente valorizzata in termini storici, questo evento segna una pietra miliare nello sviluppo della Massoneria moderna. La presenza dei nobili e della casa reale salva i Liberi Muratori, ma li obbliga ad una serie di mansioni amministrative che vanno dal  mantenere un registro nominativo dei membri, ad una minuta dei verbali di riunione oltre che l’obbligo di ridurre il numero mensile delle riunioni, ritengo (con cattiveria) con grande soddisfazione dei moderns.

E’ in questo periodo oscuro che Marchio ed Arco vengono in pratica a diradare sempre più le loro riunioni, il Marchio cessa definitivamente di operare alla fine del 1700, e non è più possibile fondare nuove Logge, il mondo massonico britannico si congela.

Ma dove c’è ombra e crisi, vi è anche luce del futuro, in quanto questa situazione critica rafforza la volontà di una unione fra tutti questi frammenti dispersi, York, Moderns, Antients, sono in realtà tutti Fratelli, il Marchio ha cessato l’esistenza e l’Arco è ridotto in termini ristrettissimi.

Di questa situazione e di questa realtà è testimone uno dei Fr. della Loggia Antiquity il leggendario Preston, che incrocerà nello stesso periodo un altro nome leggendario quello di Thomas Dunckerley, e con l’arrivo dei due nuovi Gran Maestri di cui uno duca di York, si darà finalmente compimento a questi desideri di riunione con il sistema di riconciliazione che vedrà la nascita della United Grand Lodge of England.

Ma ritorniamo sul versante della Tradizione e dei metodi muratori.

 Segue …

lunedì 22 maggio 2017

Pregiudizio e chiarezza, gli elenchi dei massoni vent’anni dopo. Convegno a Firenze il 27 maggio


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Sono passati ormai 25 anni da quando l’allora procuratore capo di Palmi Agostino Cordova s’interessò alla Massoneria e fece partire in Italia una inchiesta di incredibili dimensioni che portò al sequestro di una mole straordinaria di documenti e di elenchi lunghissimi di nomi. Un’indagine archiviata nel luglio del 2000 senza capi d’imputazione. Solo oggi quelle carte, per quanto riguarda il Grande Oriente d’Italia, tornano al Vascello dopo essere state dissequestrate ma il ricordo di quegli anni è ancora vivo. La vicenda recentissima del sequestro degli elenchi da parte della Commissione Antimafia ha fatto riemergere quell’epoca triste per la Libera Muratoria italiana vedendo riproposti vecchi teoremi indimostrabili.
Anche in Toscana quegli anni non sono passati indenni. Tre logge fiorentine del Grande Oriente d’Italia, la “Avvenire”, la Giuseppe Dolfi e la Fedeli d’Amore organizzano il 27 maggio un convegno pubblico intitolato “Pregiudizio e chiarezza” che rievocherà la vicenda, di 24 anni fa, della pubblicazione degli elenchi dei massoni toscani .
Era il 13 ottobre 1993 quando il quotidiano l’Unità uscì in edicola con il supplemento “La Toscana delle logge”, un opuscolo che riportava l’elenco degli iscritti toscani alle principali istituzioni massoniche del paese. Inutile raccontare il successo commerciale dell’operazione sebbene la pubblicazione degli elenchi avvenisse già da giorni a puntate. Quell’operazione, definita  “trasparenza”, ebbe strascichi giudiziari ma ciò che non fu mai palese è la discriminazione che centinaia di cittadini onesti subirono in silenzio per mesi e negli anni successivi, pagando per atti mai commessi. E solo per essere iscritti alla Massoneria.
Alla discriminazione di oggi, al pregiudizio strisciante che dilaga, e non solo verso i massoni, è dedicato il convegno delle tre logge fiorentine del 27 maggio. Il Palazzo degli Affari di Firenze, in Piazza Adua, ospiterà l’incontro dalle ore 15,30 e sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi. Porteranno contributi: lo storico Fulvio Conti, l’avvocato Ignazio Fiore, legale nel 1993 del quotidiano l’Unità, l’ex senatore Graziano Cioni, il vice ministro Riccardo Nencini. Modera  il giornalista  Francesco Carrassi.
Nel corso del convegno ci sarà spazio anche per la solidarietà. La Fratellanza Fiorentina onlus, associazione di volontariato, apolitica, non religiosa e senza finalità di lucro sostenuta da esponenti di logge massoniche toscane e dell’Ordine della Stella d’Oriente, comunicherà la donazione al reparto di neonatologia dell’Ospedale fiorentino di Torregalli di un apparecchio per il sostentamento vitale dei neonati. Si tratta di uno strumento elettromedicale che serve a prolungare il legame madre-bambino tramite il  cordone ombelicale. La donazione, che rientra nel Progetto LIFESTART dell’associazione, sarà formalizzata al Direttore di neonatologia Marco Pezzati dal presidente di Fratellanza Fiorentina Michele Polacco insieme a uno dei fondatori Felice Scaringi.
La serata si concluderà a Villa Stibbert con i festeggiamenti dei 50 anni della Loggia Avvenire.
Ingresso libero al convegno.

Il Gran Maestro Stefano Bisi: “Onoriamo le figure di Falcone e Borsellino. La libertà che auspicavano è la libertà che vogliamo”


Carissimi Fratelli
Ho ancora negli occhi e nel cuore la bella immagine di Gerace dove la Massoneria del Grande Oriente d’Italia ha mostrato con una folta e forte presenza il volto di una Istituzione che vuole farsi portatrice etica di valori e costituire esempio concreto del Ben Fare insieme ai cittadini della Locride rappresentati da 18 sindaci che hanno aderito con entusiasmo all’evento celebrativo organizzato per il 170 anniversario della fucilazione dei Cinque Martiri.
Da un territorio della Calabria spesso alla ribalta delle cronache ed anche ingiustamente emarginato del nostro Paese è partito un fortissimo messaggio di Liberta’ e di Legalità che non ha bisogno di slogan ma di azioni concrete e di fatti. La Libera Muratoria è sempre pronta
a battersi per l’affermazione della legalità ed è contro ogni mafia o consorteria del malaffare.
Così come intende stare al fianco delle Istituzioni che hanno rispetto della Costituzione e dei principi che essa promana per tutti i cittadini senza operare discriminazioni e distinzioni antigiuridiche.
Massima fedeltà allo Stato e immenso equilibrio nel valutare i fatti hanno costituito la costante bussola di magistrati a cui tutti noi dobbiamo tanto: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il 23 maggio ricorrerà il venticinquennale della strage di Capaci in cui Falcone, un eroe di tutti gli italiani, perse la vita, seguito poco tempo dopo dalla mano assassina che strappo’ all’Italia un altro bellissimo esempio di professionalità e coraggio.
Falcone un giorno pronunciò una frase che mi ha colpito: “il sospetto non è l’anticamera della verità ma quella della calunnia”. Parole che tutti dovrebbero sempre tenere presente prima di montare teoremi ed operare magari atti che possono incidere gravemente sulla vita delle persone e delle libere associazioni.
Vorrei che il 23 maggio tutti i fratelli ne onorassero la figura con un pensiero in occasione delle tornate di Loggia in tutti gli Orienti dell’Ordine. Credo che sia un doveroso, necessario e costante atto da fare con il cuore per uomini che hanno pagato duramente la loro aspirazione alla Libertà.
Noi liberi muratori vogliamo ottenere quella stessa Libertà che auspicavano Falcone e Borsellino e pensiamo che bisogna trasmettere senza sosta ai cittadini del nostro Paese. A partire dalle scuole, palestre di tolleranza, e luoghi dove fare crescere il grande albero della cultura. Ma anche nei posti di lavoro dove l’uomo svolge la propria attività quotidiana e dove bisogna sensibilizzare le coscienze.
Uniamoci in catena nel ricordo di Falcone e Borsellino e continuiamo imperterriti a lavorare con forza e vigore nei nostri templi, certi che la nostra trasparenza e la nostra opera avranno alla fine un prezioso ed unico beneficio: quello del bene dell’Umanità.
Il Gran Maestro
Stefano Bisi

Il Grande Oriente d’Italia insieme a 18 sindaci della Locride ha ricordato i cinque martiri di Gerace


Una celebrazione ricca di partecipazione, di emozioni e all’insegna della più totale trasparenza in una terra e in una zona, la Locride, in cui la Massoneria ha forti radici che hanno fatto fiorire sani principi e alti ideali in tanti uomini che vogliono migliorare se stessi e la società e che nulla hanno da spartire con il malaffare e l’illegalita’. C’erano almeno 500 fratelli venerdì 19 maggio a Largo Piana di Gerace accanto al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi per ricordare con una toccante cerimonia il 170 anniversario della fucilazione dei 5 Martiri di Gerace. E, a dimostrare quanto la Libera Muratoria costituisca per la popolazione Locroidea una Istituzione non segreta ne’ riservata ma trasparente e eticamente volta, senza pregiudizi e facili strumentalizzazioni, al miglioramento dell’Umanita’ c’erano ben 18 sindaci in rappresentanza di altrettanti comuni simbolo di questo lembo di Calabria spesso denigrato e martoriato.
Schierati con tanto di fascia tricolore ai lati del Gran Maestro Bisi, erano presenti il sindaco di Gerace, Giuseppe Pezzimenti, di Agnana  Caterina Furfaro, di Ardore Giuseppe Grenci, di Bianco Aldo Canturi, di Bruzzano Zeffirio Franco Cuzzola, di Caraffa del Bianco Stefano Marrapodi, di Casignana Antonio Crino, di Gioiosa Jonica Maurizio Zavaglia, di Grotteria Vincenzo Loiero, di Monasterace Cesare De Leo, di Palizzi Walter Scerbo, di Roccella Giuseppe Certoma’, di Siderno Giuseppe Figliomeni, di Sant’Ilario Fernando Monteleone, di Candidoni Vincenzo Cavallaro, di Serrata Salvatore Vinci, di Plati’ Rosario Sergi, di Ferruzzano Francesco Marando. I primi cittadini hanno aperto il corteo insieme al Gran Maestro, al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, ai Gran Maestri onorari Ugo Bellantoni e Pino Lombardo, ai consiglieri dell’Ordine, ai grandi ufficiali e ai grandi rappresentanti. Dopo la deposizione di una corona d’alloro alla base del monumento che ricorda i 5 martiri, mentre risuonavano le note dell’inno d’Italia grazie alla tromba del Maestro Ascioti e alla voce del tenore Crucitti, e’ stato il sindaco di Gerace, onorevole Giuseppe Pezzimenti a sottolineare l’importanza della cerimonia con cui si ricordano le figure di Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzoni, Domenico Salvadori e Rocco Verduci.
“Sono grato, come sindaco della Città di Gerace e come cittadino della Locride, e voglio salutare e ringraziare tutti coloro che hanno voluto questa commemorazione dei cinque valorosi martiri del nostro Risorgimento trucidati per ordine del potere borbonico il 2 ottobre del 1847, rei di possedere e di aver propagandato ideali di libertà e di uguaglianza sociale. I nostri cinque eroi, seppure trascurati nelle pagine della storiografia ufficiale, hanno tracciato un solco profondo tra la tirannide, che considerava queste terre “selvagge e primitive” ed i desideri di autentica ribellione all’oscurantismo ed al potere assolutistico portato avanti da giovani ufficiali, medici, avvocati, ma anche da uomini di Chiesa, appartenenti a quella borghesia in ascesa sconfitta dai Borboni, che erano entrati in contatto con le idee mazziniane e con quanti parlavano di un’Italia unita, e diventarono protagonisti di moti che anticiparono quelli che si sarebbero verificati nel resto d’Italia soltanto più tardi. Ecco perché sono riconoscente al Grande Oriente d’Italia ed al suo Gran Maestro Stefano Bisi, insieme ai suoi massimi rappresentanti sia nazionali che locali, per essere qui a commemorare il sacrificio di queste cinque giovani vite, in occasione del 170 anniversario della loro fucilazione. Voglio salutare e ringraziarli per la loro presenza anche i colleghi sindaci qui convenuti, testimoni di una sensibilità mai sopita nella Locride riguardo la memoria della nostra storia più fulgida ed esaltante, consapevoli che da queste pagine di storia così esaltanti, bisogna trarre la forza e l’entusiasmo per cambiare il volto e il destino di questa nostra martoriata terra. Tutto questo sta a dimostrare la grande umanità, tolleranza e rispetto per la vita di coloro che promossero e guidarono il moto rivoluzionario. Considerato che Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzoni, Domenico Salvadori e Rocco Verduci erano propugnatori dei principi universali di libertà ed uguaglianza, ma anche di tolleranza e solidarietà e proprio dalla tolleranza da loro dimostrata, significante la prima virtù delll’uomo libero, così come l’eticità della convivenza sociale, attesta una consonanza con altre forze ed istituzioni che poggiano sulla moralità dell’uomo la loro dottrina. Tutto ciò – ha concluso il primo cittadino di Gerace – per continuare a credere in un mondo nuovo, dove l’Umanita’ liberale ed il rispetto verso il proprio fratello siano i pilastri contro il malaffare e la criminalità, a favore dello sviluppo e del progresso dei popoli, della nostra gente”.
È toccato poi al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi  sottolineare come l’Ordine abbia voluto celebrare con orgoglio la ricorrenza per ricordare i cinque martiri, tre dei quali erano liberi muratori, e stare a fianco dei cittadini calabresi nella battaglia vera della Legalita’, e non solo a parole, che va fatta contro le forze mafiose che arrecano danno all’immagine dei calabresi.
“Ringrazio il sindaco di Gerace – ha detto il Gm – e gli altri sindaci qui presenti per aver aderito all’invito dei liberi muratori di questa terra a partecipare insieme a noi a questa testimonianza di affetto, di fratellanza verso questi precursori di libertà come e’ scritto nella lapide. Loro ci hanno insegnato che per la Libertà si può morire. Il bisogno di Libertà c’è sempre, c’è in ogni epoca, c’è anche oggi. Il rischio di perdere la Libertà si presenta sotto altre forme, ma il rischio c’è. Leggevo in questi giorni di autorevoli esponenti politici di questo Paese parlare di allarme per la Democrazia. Lo dico ormai da diversi mesi che c’è un allarme per la Democrazia. La storia si ripete, purtroppo. Si ripete perché quando arrivo’ il Fascismo le condizioni vennero preparate. Che cosa successe? Il Partito nazionale fascista approvò all’Assemblea Costituente per acclamazione l’incompatibilità al PNF degli iscritti alle logge massoniche. Oggi ci sono dei partiti che prevedono l’incompatibilita nei loro statuti. Anche allora arrivo’ una Commissione presieduta dal senatore Giovanni Gentile. Alla fine dei lavori questa Commissione stabili’ che la Massoneria era il cancro della Società italiana. Oggi c’è una Commissione parlamentare d’inchiesta che manda tredici finanzieri a fare un sequestro ed una perquisizione. All’inizio volevano tutti e 23mila nomi dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia, poi si sono accontentati dei fratelli calabresi e siciliani. Un’angheria, un sopruso in più verso questo terra dove si vengono a prendere i voti per essere eletti. Allora nel segreto dell’urna tutti i voti sono buoni e chi s’incontra quando si gira in queste terre. Io incontro i miei fratelli liberi muratori. Nel 1924 si alzò una voce contro la proposta di legge che era contro la Massoneria e l’associazionismo. Quella di Antonio Gramsci, lui aveva ragione. Dopo un po’ vennero colpite non solo la Massoneria ma tutte le Libertà associative. Oggi il prodotto al momento di questa Commissione d’inchiesta, di un suo autorevole esponente è quella di una proposta di legge che sancisce l’incompatibilità fra l’appartenenza  ad una loggia delle forze dell’ordine, dei dipendenti pubblici di livello elevato, ed addirittura professori e ricercatori universitari. A me non piace né essere garantista né giustizialista. Mi piace rispettare quella Costituzione della Repubblica Italiana che i liberi muratori promettono di osservare e ci sono due articoli, il 18 quello che sancisce la Libertà d’associazione che la Commissione parlamentare d’inchiesta vuole mettere in pericolo, e soprattutto c’è l’articolo 2 spesso dimenticato. Questo articolo della Costituzione afferma che la stessa tutela i diritti individuali, inviolabili dell’uomo sia come singoli sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità ed impone dei doveri che sono doveri di solidarietà economica, politica e sociale. Noi siamo una formazione sociale, quindi ci ribelliamo e ci ribelleremo in tutte le sedi al sopruso che ci è stato fatto. Nel ricordo anche dei martiri, come erano questi precursori della libertà di Gerace. Eppoi bisogna stare attenti, lo dico da tempo ormai. Stamani un Twitter di una persona che non conosco la quale ha pubblicato un vecchio elenco di liberi muratori. Ci sono tanti fratelli passati all’Oriente Eterno, si vuole offendere anche la loro memoria. Hanno ripubblicato quelle liste che nel 1992 ci vennero sequestrate e sapete che cosa ha scritto quest’uomo? Ha scritto: “Non bisogna lasciarne neppure uno vivo. Cercateli”. Bisogna stare attenti, perché le parole sono come le frecce e possono alimentare le menti bislacche di qualche personaggio squilibrato. Non si può alimentare il sospetto è denigrare categorie intere di persone ed associazioni, intere associazioni che sono previste dalla Costituzione repubblicana. Noi combatteremo pure nel ricordo dei cinque martiri, di cui tre erano liberi muratori,  per difendere il diritto di esistere in Democrazia. Lo dico anche ai sindaci che sono pilastri di senso civico, perché sono loro che stanno insieme ai cittadini per governare anche questi territori più complessi di altri. Noi massoni siamo dei guardiani della Libertà’ , delle sentinelle. E, quando colpiscono noi, colpiscono il diritto di esistere, di associarsi, di vivere tranquillamente in questa nostra amata Patria che anche i liberi muratori hanno contribuito a costruire”.
L’intensa giornata in Calabria (in mattinata il Gran Maestro Bisi era stato ricevuto in comune dal sindaco di Siderno, senatore Pietro Fuda insieme al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario e al Gran Maestro onorario Ugo Bellantoni) si è conclusa con una tornata nella casa massonica di Siderno nel corso della quale Giuseppe Afflitto, Maestro Venerabile della loggia “Michele Bello” ha proceduto al conferimento della fratellanza onoraria al Primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente  d’Italia Tonino Seminario. (Angelo Di Rosa)

ALLEGATI

La via dell'anima. Il Rito di York si presenta a Cagliari con Tiziano Busca, Mauro Cascio e Davide Bertola


Riflessioni sull'ego


di Nuccio Puglisi



Quando diciamo “io sono” non è il corpo che lo dice ma colui che è dentro.
L’ego materiale è molto astuto e non si fa ridurre tanto facilmente e per difendersi crea abilmente dei respingenti.
Qualcuno affermò che la più grande abilità del Diavolo è far credere che non esiste; noi possiamo parallelamente affermare che la più grande furbizia dell’ego è far credere a chi ce l’ha di non averlo o che non esiste.
L’ego non è uno ma una "legione di ego” come qualcuno la definisce.
Il Mito Della Medusa illustra questa situazione: essa rappresenta la personificazione della parte oscura della Luna, la sua parte malevola; i serpenti in testa alla medusa sono i raggi della Luna, emanazioni negative del pensiero conscio e per affrontarli bisogna fare proprio come ha fatto Perseo che vince la medusa distogliendo da essa lo sguardo ed osservandola attraverso i riflessi speculari dello scudo e così può tagliargli la testa. L’ego, o gli ego, attaccano l'individuo nelle cose materiali facendolo divenire pietra pesante, creano ostacoli.
Nel Primo Grado il candidato lavora sulla volontà perché senza quella non può proseguire oltre questo primo grado, e tale “primo anno” può allora arrivare a durare tre anni o più del nostro tempo.
Ma volontà non è semplicemente smettere di fumare o smettere di mangiare carne, queste sono piccole cose. Nel percorrere la Via si perdono cose di una dimensione e se ne acquistano altre appartenenti all’altra dimensione.
Chi domina la propria volontà, il cui simbolo lo ritroviamo nel tarocco dell’eremita con il bastone in mano che domina il serpente dei desideri, può iniziare col Secondo Grado dove l’amatore lavora sulla parte emozionale, sugli attaccamenti e realizza il vero distacco.
Al Terzo Grado l’ Artista realizza la Grande Opera, è il Templare che realizza il proprio tempio e la coscienza gli si illumina. Questa è la TERRA PREPARATA libera dalle gramigne = TERRA SANTA = TERRA GIUSTA per seminare il seme prezioso della virtù; allora ci si può definire alchimisti. Questi sono i gradini della scala. Ma se si saltano dei gradini allora non accade nulla, dentro non si forma nulla e non si sente nulla. Sul libro della natura è scritto “natura non facit saltus”.
Nella Via Inizatica non si ammette che si dica “non ci riesco” tuttalpiù è ammissibile che si dica “non voglio”. Non è un percorso obbligatorio: il mondo è pieno di mediocri ed uno più o uno meno poco conta; nella Vigna del Signore c’è di tutto. Se non si è disposti a percorrere i gradini uno alla volta è molto meglio non intraprendere nulla perché si perderebbe solo tempo. Ma se c’è la spinta interiore allora non ci si può negare il percorso, per quanto faticoso e duro possa essere. Se uno ha nostalgia del cielo o, come si dice, “sete di cielo” allora non può tornare indietro e dunque se dobbiamo fare il percorso facciamolo come deve essere fatto.
Molti se la prendono con il Maestro o con la Via, ma a torto perchè se l’iniziato non funziona la Via non è per lui e non funzionerà.
Non si tratta di avere il pennacchio in testa o di esibire medaglie, gradi o bandierine come quelle apposte nelle uniformi degli alti ufficiali militari. Simili gradi sono virtuali. La corsa ai gradi che ha imperato talvolta in alcuni ambienti è sterile. Il grado reale è quello che si forma dentro, lo si sente e lo si vive. Conta l’amore per la ricerca e l’esperienza vissuta sulla propria pelle: questo cambia l’essere non virtualmente ma realmente. Quando avremo attraversato il ponte che ci conduce da questo mondo a quell’altro non porteremo dietro nessun grado ma solo “ciò che si è”.
I gradi e l’umiltà non vanno molto d’accordo. “Chi si umilia sarà innalzato, chi s’innalza sarà umiliato”. Ciò significa che il vero potere nasce con l’umiltà. E ciò che realmente si è conta.
L’ego non serve nella Via, o ne serve poco. Il Maestro non dice al discepolo “bravo” perché lui non è bravo. Se gli dice “bravo” non gli fa del bene, lo illude è come sputargli addosso del veleno. Non funziona nella Via questo tipo di incoraggiamento. Ed un giorno che diventerà veramente bravo se ne accorgerà da solo, non avrà bisogno che qualcuno glie lo vada a dire.
Nelle comunità Essene si doveva obbedienza al Maestro di Giustizia e gli ego si riducevano; tra i Gesuiti si andava incontro ad una forte spersonalizzazione quindi si guardava per terra e non negli occhi perché l’ego è la prima cosa con cui si deve lavorare. In fondo siamo tutti una sola cosa: Luce. E ci siamo manifestati. Non c’è differenza se sono vivo o morto perché la Luce è sempre la stessa.

A Tiziano Busca l'Ordine della Croce d'Oro





Una nuova onorificenza per Tiziano Busca, Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell'Arco Reale - Rito di York, per il suo impegno a livello internazionale. La Fondazione Papa Clemente XI Albani lo ha insignito infatti dell'Ordine della Croce d'Oro "per il contributo dato alla Pace, ai valori umani ed alla realizzazione dell'amicizia tra i popoli".