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mercoledì 30 settembre 2009

NASCEVA NEL 1859 L'AUSONIA, LA PRIMA LOGGIA ITALIANA


Nasceva 150 anni fa, a Torino, "Ausonia" loggia madre della Massoneria italiana. A due anni dall'Unita' nazionale e dopo le persecuzioni degli anni della Restaurazione, l'8 ottobre 1859 "sette fratelli dispersi" costituirono l'officina nella capitale subalpina, vero nucleo storico della Massoneria italiana postnapoleonica e embrione del Grande Oriente d'Italia (GOI), che nascera' di li' a poco, sempre a Torino, il 20 dicembre 1859.

Nel panorama delle logge sorte nei diversi Stati italiani nel crogiolo del Risorgimento, Ausonia, dall'antico nome poetico della Penisola molto utilizzato nei documenti della Carboneria, fu la prima a perseguire il proposito di costituire al piu' presto un organismo massonico nazionale nell'Italia unita sotto i Savoia, cosi' come le vicende belliche della seconda guerra di Indipendenza avevano chiaramente indicato.

Preciso l'appoggio fornito all'iniziativa torinese da Camillo Benso conte di Cavour, che consenti' ai suoi collaboratori, a partire da Costantino Nigra, di "aderire alla nuova loggia e di fare della capitale sabauda - scrive lo storico Marco Novarino - il centro di aggregazione della futura Massoneria nazionale italiana", i cui uomini da Garibaldi a Crispi, da Bertani a Cairoli, da Rattazzi a Fabrizi furono protagonisti dell'epopea risorgimentale.

Per ricordare l'avvenimento il GOI ha promosso per il 23 e 24 ottobre a Torino un convegno storico internazionale dal titolo: "Massoneria e Unita' d'Italia. La rinascita della libera muratoria nella Torino del 1859", presente il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, l'Avvocato Gustavo Raffi. (AGI)

martedì 29 settembre 2009

IL FONDAMENTO ESOTERICO DELLA MASSONERIA


del Prof. Giuliano DI BERNARDO, ex Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia.


La Massoneria è una concezione dell'uomo che richiede il perseguimento di finalità etiche orientate dalla trascendenza secondo modalità iniziatiche.Da questa definizione, si evince che la Massoneria è una concezione etica dell'uomo. Essa, pertanto, non è né religione né materialismo ateistico.Poiché non è una religione, la Massoneria non è in concorrenza con le religioni costituite, anche se nel Tempio s'incontrano uomini professanti tutte le fedi religiose. Per diventare massone non si può condividere una visione ateistica della vita.La morale è al vertice della vita spirituale del massone ed è giustificata dal principio trascendente del Grande Architetto dell'Universo, che conferisce senso alla realtà concepita massonicamente e rappresenta il fine verso cui tende il lavoro iniziatico dei massoni.La Massoneria non può essere aperta agli atei proprio in virtù delle modalità iniziatiche mediante cui avviene il perfezionamento del massone. L'iniziazione esige la sacralità e la sacralità si manifesta attraverso la presenza del divino.La vera natura della Massoneria appare manifesta se consideriamo i tre Gradi che la costituiscono.Il Primo Grado (Apprendista) è caratterizzato dall'etica. Con esso comincia l'educazione del massone. Tale Grado è incentrato sul rapporto massone-massone e massone-non massone. E' il Grado in cui il massone migliora se stesso ed instaura relazioni con altri uomini, sia massoni sia non massoni, limitatamente alla sua capacità di discernere il bene dal male. In tale ambito il massone, seguendo la via illuminata dai Rituali, tende a sviluppare, al massimo grado le virtù umane della solidarietà, dell'amore fraterno, della carità ecc. L'etica è l'espressione della ragione discorsiva.Il Secondo Grado (Compagno) è caratterizzato dalla metafisica, ossia dal rapporto uomo-Dio. E' proprio qui che si sviluppa il senso religioso del massone, si assume il Grande Architetto dell'Universo, si rifiuta ogni forma di materialismo ateistico. Senza essere una religione, la Massoneria è religiosamente ispirata. Il massone stabilisce un rapporto con Dio, che lo porterà, alla fine, davanti al suo trono. La metafisica di cui si parla nel Secondo Grado è una metafisica intellettuale, basata sulla conoscenza del rapporto uomo-Dio.Il Terzo Grado (Maestro) è sempre caratterizzato dalla metafisica, la quale, tuttavia, non è più fondata sull'intelletto ma sull'intuizione. La metafisica intuitiva non è più qualificabile ma ineffabile.Da ciò segue che il Grande Architetto dell'Universo, nei Gradi di Apprendista e di Compagno, è il Dio vivente, il Dio delle religioni del quale libri e documenti sacri rendono testimonianza. Nel Grado di Maestro, egli è il Dio nascosto dell'Ebraismo, il Dio di cui non si può parlare poiché ogni sua qualificazione lo rivelerebbe e lo limiterebbe. Ecco perché, in Massoneria, questo grado è ineffabile.L'iniziazione e i1 perfezionamento del massone avviene all'interno del Tempio, ossia in un luogo sacro. La sacralità del Tempio è garantita dalla ritualità. Infatti il Tempio, separato dallo spazio profano, è aperto verso l'alto, il Divino. Esso è, perciò, una porta del cielo che mette in comunicazione l'uomo con Dio.A tale idea di Tempio è legato il simbolismo della centralità del mondo, che trova diverse interpretazioni. La più importante è quella dell'asse del mondo (axis mundi), rappresentata dalla colonna che sorregge il mondo, dal palo della tenda, dalla montagna o città santa. Così il tempio di Salomone, la basilica cristiana, il duomo romanico, la cattedrale gotica, che dovevano riprodurre in terra la città celeste.La Massoneria è forse la più importante espressione dell'esoterismo. E' proprio il suo fondamento esoterico che ammanta la Massoneria di un fascino secolare che lo rende sempre attuale.

lunedì 28 settembre 2009

E' on line la nuova edizione del telegiornale del Grande Oriente d'Italia


E' on line la nuova edizione del telegiornale del Grande Oriente d'Italia dedicata alle celebrazioni del XX Settembre e dell'Equinozio d'Autunno, e all'avvio simbolico dei lavori della nuova Casa massonica di Roma.


Le due iniziative culturali - i Convegni di Studi "1859. La rinascita della Massoneria e l'inizio dell'unificazione dell'Italia: due percorsi a confronto" e "Il Sacro e la Ragione. Percorsi e confronti anche alla luce dell'Enciclica 'Caritas in Veritate'" - sono approfondite attraverso una serie di interviste ai relatori.


Il tg ripercorre poi i momenti più significativi delle celebrazioni, e tra questi, l'allocuzione del Gran Maestro Raffi e la deposizione della tradizionale corona di alloro a Porta Pia e al monumento a Garibaldi al Gianicolo.


Nell'ultima parte del telegiornale, le immagini girate nell'ex cinema Belsito in occasione del simbolico avvio dei lavori per la realizzazione della nuova Casa massonica di Roma.


Il recupero del laicato nel pensiero templare


di Paolo Galiano (http://www.simmetria.org/)

I manoscritti della Regola dei Poveri Cavalieri dell’Ordine del Tempio di Salomone che sono pervenuti fino a noi sono in totale nove, di cui sei in lingua latina, cioè la lingua originale nella quale essa venne redatta, e tre in francese (ne esisteva un quarto, il quale è però scomparso – Cerrini pag. 13), eseguite probabilmente sotto il Gran Maestro Roberto di Craon fra il 1135 e il 1139 (Demurger pag. 58, Molle pag. 17). Altre due copie sono in possesso di privati in Italia e non sono mai state pubblicate (Galiano pag. 10 nota 2).
Alcuni manoscritti latini furono collazionati nel 1903 dallo Schnürer (Galiano pag. 1) ma l’opera completa è stata effettuata in tempi più recenti dalla Cerrini, la quale ha anche pubblicato in seguito un’interessante esame critico dei singoli manoscritti considerati da un punto di vista storico, per il quale rimandiamo all’opera citata.
Quello che a noi maggiormente interessa per i motivi che più avanti spiegheremo è il manoscritto ora conservato presso la Biblioteque Nationale di Parigi, con l’indicazione lat. 15045, uno di quelli adoperati dallo Schnürer per il suo lavoro. E’ l’unico manoscritto di cui si conosca il nome del possessore: il monaco Goffredo dell’Abbazia di san Vittore di Parigi, personaggio noto nell’ambiente degli specialisti perché alcuni testi scritti di suo pugno sono giunti fino a noi, ma della cui vita abbiamo scarsa conoscenza, derivante per altro in gran parte dalle sue stesse opere.
Sappiamo che era contemporaneo di San Bernardo e di Abelardo (Gasparri 2 pag 57, da cui sono tratte le successive informazioni sulla vita di Goffredo), aveva studiato a Parigi alla scuola di Petit-Point e solo dopo aver insegnato per molti anni, non sappiamo dove, entrò nella celebre Abbazia di San Vittore, uno dei centri intellettuali della Francia del XII secolo. Fu perseguitato per motivi che non sappiamo, ma certamente legati alla sua personalità innovativa e audace, tanto da essere cacciato dall’Abbazia dal priore Gautier per esservi riammesso solo dopo molti anni con l’ufficio di armarius, cioè bibliotecario addetto anche alla correzione dei testi e alla direzione del canto dell’Ufficio (idem pag. 62); altri (si veda Gasparri 1 pag. 280) ritengono che egli fosse vice priore di San Vittore nel 1173. La data della sua morte dovrebbe collocarsi verso la fine del secolo (secondo Ouy nel 1194 – pag. 38), visto che egli non portò a termine l’elaborazione definitiva del suo lavoro più importante, il Microcosmus, la cui prima stesura dovrebbe risalire al 1185 (Ouy pag. 32).
Secondo una supposizione della Cerrini (pag. 47) il periodo di tempo nel quale Goffredo fu allontanato dall’Abbazia potrebbe averlo trascorso in una commenda del Tempio, ove avrebbe avuto la possibilità di farsi trascrivere il testo della Regola, si suppone tra il 1160 e il 1180 (Cerrini pag. 182).
Negli Statuti o Retrais al paragrafo 326 si fa espresso divieto di “portare con sé gli Statuti o la Regola senza aver ricevuto il permesso del convento, infatti il convento prescrive che non li abbiano con sé, poiché è accaduto che (siano stati) letti e rivelati ai laici, esponendo l’Ordine a gravi rischi” (Molle pag. 124): ciò fa quindi pensare che sia stato fatto un particolare onore a Goffredo dandogli il permesso di avere una copia personale della Regola, la quale fu scritta da un amanuense e non copiata da lui personalmente, la sua calligrafia infatti è nota agli studiosi di manoscritti medievali.
Questa copia della Regola, come era in uso all’epoca, fa parte di un codice più ampio comprendente (Cerrini pag. 182) anche il De laude di San Bernardo, due opere di Anselmo di Canterbury, una raccolta di salmi ed inni e la Sequentia Sancti Vittori dello stesso Goffredo, questa scritta di suo pugno e comprendente anche le notazioni musicali (Gasparri 2 pag. 58), come di suo pugno sono altri tre inni conservati nel codice Mazzarino 1002 (idem pag. 61). Tra gli inni riportati nel codice contenente la Regola ve ne è uno particolarmente interessante, sul quale ritorneremo dopo aver approfondito alcuni aspetti delle attività di Goffredo.
La musica sacra nella sua forma di “sequenza” subisce nell’XI-XII secolo una radicale trasformazione, passando da un testo costituito da prosa assonante e ritmo libero ad un testo ritmizzato dagli accenti e dalla presenza di rime: “a partire dalla fine dell’XI secolo la rima rimpiazza l’assonanza, la poesia rimpiazza la prosa e compare l’accento tonico… questa nuova sequenza prenderà la sua forma definitiva, detta ‘sequenza della seconda epoca’, nel XII secolo ed avrà il suo culmine con i musicisti di San Vittore”, il primo poeta e musico essendo stato Abelardo, il grande avversario di Bernardo (Gasparri 2 pag. 59). Goffredo si inserisce a pieno titolo in questa linea di importante innovazione con le sue opere, di cui la Sequentia Sancti Vittori insieme al Planctus ante nescia, antenato del più noto Stabat Mater (Gasparri 2 pag. 61), sono considerate le principali.
Il fatto che Abelardo fosse stato l’iniziatore di questa nuova forma di musica sacra e che il priore Gautier sia stato un suo avversario, attaccandolo nel suo testo Contra quatuor labirynthos Francie (Gasparri 1 pag. 279), potrebbe spiegarci l’inimicizia tra Gautier e Goffredo e la conseguente cacciata di questi dall’Abbazia.
Pertanto Goffredo può legittimamente essere considerato tra i fondatori della musica sacra e, si noti bene, della sua forma ritmica: se si ha presente cosa voglia dire un “ritmo” in qualunque forma di via iniziatica, orientale o occidentale, si potrebbe forse trovare un indizio per una particolare valutazione della figura di Goffredo alla luce di quanto appresso scriveremo.
Come scrive Gasparri (Gasparri 2 pag. 62): “siamo autorizzati a pensare che questo canonico, così poco conformista da dover lasciare per parecchi anni il convento, non sia solamente una figura originale di professore o di predicatore ma giocò un ruolo importante nello sviluppo e nella trasformazione della poesia e soprattutto della musica”.
Ma le innovazioni di questo monaco non si esauriscono qui: dobbiamo a lui il primo autoritratto riportato su di un codice, i cui particolari richiedono un attento esame.
Si tratta di due disegni riportati nel cod. Mazzarino 1002 (fogli 1v e 144r): nel primo egli si è ritratto seduto in cattedra con i piedi poggiati su di una predella a triangoli alterni bianchi e neri, vestito con l’abito bianco del professore, con un libro aperto in mano su cui è scritto “prosaïce, rytmice, metrice, melice”, allusione alla sua attività di filosofo e di poeta-musico, ed intorno alla testa “age que docet hic Godefridus qui legi hec avidus in eis cum turture ut tibi sit fidus” .
Ancora più interessante il secondo ritratto per la particolare ambientazione che Goffredo ha voluto dare alla propria immagine: si è dipinto con la veste nera del vittorino inquadrato al centro di tre archi ed in piedi tra due colonne, decorate alla sua destra forse da foglie stilizzate e alla sinistra da una spirale a due colori, sul fondo le due cupole del Tempio di Salomone e del Santo Sepolcro e la scritta, se ci fossero stati dubbi sulla località, Syon. I piedi di Goffredo poggiano su di un pavimento a scacchi bianchi e rossi e nella mano destra porta una fascia su cui è scritto “aspicio cantans aspiciensque cano”. Sopra la sua testa due altre scritte: “speculator castrorum Dei” e sopra questa “super specula Domini sum stans iugiter per diem et super custodiam meam sum stans totis noctibus”.
Sopra la sua testa due altre scritte: “speculator castrorum Dei” e sopra questa “super specula Domini sum stans iugiter per diem et super custodiam meam sum stans totis noctibus” (citazione di Isaia 21, 8 nella versione della Nuova Vulgata; nella Vulgata Clementina è adoperato il singolare: “super speculam” -www.documentacatholicaomnia.eu).
La traduzione, tenendo conto del contesto in cui la frase si trova e seguendo la Vulgata Clementina ed i testi da essa dipendenti è: “O Signore, di giorno io sto sempre sulla torre di vedetta e tutte le notti sto in piedi al mio posto di guardia” (http://www.laparola.net/).
Se però teniamo conto della versione della Nuova Vulgata, corrispondente a quella usata da Goffredo, ove specula è un plurale neutro derivante da speculum (= specchio, immagine) e non un singolare femminile derivante da specula (= osservatorio), il testo potrebbe diventare: “Sulle immagini del Signore vigilo con attenzione per tutto il giorno e veglio sulla custodia di me stesso durante tutta la notte”, forse un riferimento alla Regola templare e a quella benedettina (ma ricordiamo che essendo vittorino Goffredo seguiva la regola agostiniana), in cui è prescritto di tenere una luce accesa di notte nel dormitorio per evitare gli assalti del Maligno.
Ma, poiché in latino medievale specularius, derivato da speculum o specular aventi anche il significato di “vetro delle finestre” o “finestra”, è sia il fabbricante di vetri che il mago che utilizza una superficie lucida per divinare (Du Cange sub voce), la prima parte della frase potrebbe essere interpretata come un gioco di parole per sottintendere una forma di contemplazione particolare per specula.
Se si cercavano indizi di suoi rapporti con i Templari, ci sembra che l’ambientazione scelta per il suo secondo autoritratto a Gerusalemme, e proprio tra le due cupole tra le quali vissero ed operarono i Cavalieri, i quali avevano sede nel Tempio di Salomone ma in quanto canonici dipendevano dal Santo Sepolcro, chiarisca ogni dubbio, anche se nel contempo ne fa sorgere altri. Ad esempio il pavimento a scacchi può essere un’allusione al Beauceant, lo stendardo dei Templari, che alcuni ritengono fosse non a bande ma a scacchi (però bianco e nero)? E le due colonne tra cui ha posto la sua immagine sono le due colonne del Tempio di Salomone, con il significato cabalistico che ne consegue?
Quest’ultima domanda non è retorica, non solo in quanto “il legame fra la scuola vittorina e la scuola cabalistica è molto forte” (Cerrini pag. 48), ma anche perché fra gli inni presenti nel codice della Regola appartenuto a Goffredo ne troviamo uno estremamente interessante, il Deus Pater piissime, inno successivamente caduto in desuetudine ma del quale alcune parti furono introdotte nel Veni Creator spiritus.
Il Deus Pater piissime costituisce un’invocazione dei diversi nomi di Dio, come già li aveva raccolti Isidoro di Siviglia nelle Etimologie, testo considerato basilare nel Medio Evo, nomi sia in latino che in greco e in ebraico: tra questi ultimi si trova il Tetragrammaton, cioè le quattro lettere di cui è composto il nome di Yahweh, impronunciabile per gli ebrei i quali lo sostituiscono con Adonai.
Diverse sono le forme del Nome nei vari autori: ad esempio per Isidoro, il quale lo pone al nono posto tra i dieci nomi ebraici di Dio, il Tetragrammaton è iod he iod he, ed egli lo spiega dicendo: "Il nono nome è Tetragrammaton il che significa ‘di Quattro Lettere’, dovuto al fatto che presso gli ebrei il nome di Dio è composto prevalentemente dalle lettere iod, he, iod, he che formano l'appellativo Yah, ripetuto due volte; tale ripetizione dà forma all'ineffabile e glorioso nome di Dio, ineffabile non perché non possa essere pronunciato, ma perchè in modo alcuno può essere delimitato dalla capacità di comprensione dell'intelletto umano. Dio è dunque ineffabile perché nulla può dirsi di lui in modo conveniente" (VII, 1, 16).
Nella editio princeps del testo dell’inno fatta dalla Gierløw (pag. 91, rigo 168) il Tetragrammaton diventa iod he waw heth, mentre nel testo di Goffredo è heth waw iod taw (precisamente nel testo Goffredo ha scritto per esteso di suo pugno eth vav ioht thau alla fine della colonna precedente quella in cui l’amanuense ha riportato il Tetragrammaton con le sole lettere ebraiche, rispettivamente foglio 76 v e 77 r del codice).
Il nome di Yahweh in genere è scritto con le lettere iod he waw he, ma queste variazioni di lettere non sono casuali o dovute ad ignoranza poichè ogni lettera ebraica ha nella esegesi cristiana un suo significato secondo quanto scrive il Padre Testi (cap. 4), anzi le permutazioni delle lettere costituiscono una delle basi della Qabbalah; queste varianti possono essere all’incirca tradotte:
Isidoro: iod he iod he = il Principio riceve il Principio (come) se stesso
Gierløw: iod he waw heth = il Principio ha in se stesso la vita
Goffredo: heth waw iod taw = la vita in Lui ha principio dalla morte
ed infine: iod he waw he = il Principio ha in sé se stesso
per cui la variante di Goffredo ha un significato più eminentemente cristiano, in quanto fa riferimento alla morte in croce del Cristo come fonte della vita, cioè della redenzione degli uomini (il taw per la sua forma + oppure x venne dai primi cristiani considerato in modo precipuo simbolo della croce del Cristo).
Nel testo dell’inno si spiegano le lettere del Tetragrammaton in questo modo: “ioth dicitur principium, he ista, uau vita, heth passionis obitum, latine sic expositum est Xristus uita omnium” (edizione Gierløw), ove però si dà alla lettera heth un significato che è invece quello di waw (heth vale per vita e waw corrisponde alla congiunzione “e” oppure a “in Esso”, cioè il Cristo), errore che ben corregge Goffredo sostituendo a heth la lettera taw.
La vera importanza dell’inno Deus Pater piissime risiede però secondo noi in un'altro aspetto di esso in connessione con la Cavalleria e quindi anche con i Templari: nel Roman de Perceval ou le Comte du Graal Chretien de Troyes (guarda caso, nato come Hugues de Payns, fondatore dell’Ordine del Tempio, nella regione di Champagne), l’autore che per primo introduce nei romanzi cavallereschi il mito del Graal, accenna ad una forma particolare di preghiera che Parsifal deve imparare dall’eremita suo zio.
Dice Chretien: “L’eremita in gran segreto gli insegna una certa preghiera e gliela ripete finché lui la sappia, e quella preghiera conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, e che alcuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte. Quando la preghiera fu appresa, gli proibisce di dire quei nomi se non in gran periglio” (pag. 119).
Potrebbero essere questi del Deus Pater piissime i “nomi potenti” del santo eremita, difesa del Cavaliere nell’ora del pericolo? Non a caso alcuni di questi nomi sono stati ritrovati, come riferisce la Gierløw nel saggio citato, incisi in lettere runiche, lettere magiche per eccellenza, su di alcune croci scandinave.
Non si deve certo intendere con questo che il Deus Pater piissime sia di per sé da identificare con i “nomi potenti” insegnati dall’eremita a Parsifal: la più antica copia manoscritta dell’inno risale all’XI secolo (Biblioteca Vallicelliana B 63) e la sua grande diffusione nel mondo cristiano ci dice come esso non fosse certamente un testo esoterico riservato a pochi eletti, essendo più probabile che solo alcuni dei Nomi presenti nel testo (o altri ancora?) facessero parte della preghiera insegnata al Cavaliere, anche se non ci è possibile dire quali di preciso essi fossero.
Nel cristianesimo la pratica della preghiera basata sul Nome è molto antica, basti pensare all’uso di accompagnare il segno di Croce con le parole “Nel Nome…”, segno non solo di una affermazione di fede ma anche di una richiesta di protezione. Il “potere del Nome” è spiegato in modo chiaro da Paolo (Fil 2, 9 - 11): “Dio lo ha insignito del Nome che è sopra ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio, degli esseri celesti, dei terrestri e dei sotterranei, ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore” (più estesamente sull’argomento del Nome si veda: Galiano Dottrina e simboli del Cristianesimo delle origini in “Simmetria” 2005, 7).
Uno sviluppo della preghiera basata sul Nome nell’ambito cristiano è la tecnica dell’Esicasmo. tutt’ora in uso presso alcuni monasteri di rito greco; quella invece su cui vogliamo soffermarci è l’analoga pratica in uso nell’Islam e in particolare proprio nell’ambito cavalleresco che qui ci interessa.
Parliamo del dhikr, la forma di preghiera islamica consistente nella ripetizione dei Novantanove Nomi di Allah, preghiera ovviamente comune a tutti i fedeli musulmani ma che in particolare viene considerata basilare per gli appartenenti alla futuwwa, la “Cavalleria spirituale” islamica. E’ scritto nel Kitāb-ul-Futuwwa (Il Libro della Cavalleria spirituale) che “è tipico della cavalleria che il servitore (cioè il cavaliere o fatā, il “giovane”) porti l’impronta esteriore ed interiore del dhikr” (2, 3) e che “è un procedimento della cavalleria vivificare la propria interiorità con il dhikr di Allah” (2,9); colui che segue tale pratica riceve un particolare rispetto dagli altri cavalieri: “è tipica della cavalleria l’umiltà verso chi pratica il dhikr” (2,40).
Anche se tralasciamo volutamente la questione dei possibili rapporti tra Cavalleria cristiana, e Ordine del Tempio in particolare, e Cavalleria islamica, ci sembra necessario sottolineare l’esistenza di un’analoga forma di pratica tra questi due mondi contrapposti ma in realtà vicini nell’ambito della Tradizione. Certo, non possiamo dire se nel Cavaliere cristiano tale pratica si limitasse ad una forma di preghiera da recitarsi “in gran periglio” o se, come nell’Islam, si sottintendesse una vera e propria tecnica contemplativa, ma l’antichità dell’uso della “ripetizione del Nome” in particolari ambiti è tale da far pensare che in realtà fosse proprio così.
Dobbiamo infatti ricordare che già nell’Egitto del Medio Regno nel XIII secolo a.C. la “ripetizione del Nome” costituiva una tecnica ben precisa, come si evince da una frase dell’Ora Dodicesima del Libro di ciò che è nell’Amduat: “I privilegiati di Râ sono davanti a lui e dietro di lui e nascono ogni giorno sulla terra... essi entrano in questa misteriosa immagine del serpente ‘Che fa vivere gli Dèi’ come privilegiati. Essi escono come ‘giovani di Râ’ ogni giorno. È il loro abominio essere svogliati sulla terra nel pronunciare il nome del grande Dio” (Galiano La via iniziatica dei Faraoni pag. 115 – 116). Tra l’altro è da sottolineare l’utilizzo del termine ‘giovani di Râ’, visto che in arabo il termine che indica il cavaliere, fatā, vuol dire anche giovane, e che nei romanzi del ciclo bretone il Graal ha tra i suoi effetti quello di donare il vigore della giovinezza.
Torniamo a Goffredo di San Vittore: il fatto che egli fosse vittorino lo collega sia pure indirettamente ai Templari, in quanto l’Ordine del Tempio era costituito non da monaci ma da canonici, i quali, dipendendo ecclesiasticamente dai canonici del Santo Sepolcro di Gerusalemme, erano agostiniani (e non una sorta di terziari cistercensi) come i monaci di San Vittore, e almeno due tra i Padri che parteciparono al Concilio di Troyes, nel quale venne fondato ufficialmente l’Ordine, erano vescovi dell’Abbazia di San Vittore.
Ricordiamo che fino a poco tempo fa la lettera Christi militibus indirizzata ai Cavalieri del Tempio era ritenuta avesse per autore Ugo di San Vittore, uno dei maggiori teologi vittorini, contemporaneo di Hugues de Payns: la critica più recente tende ad attribuire invece a quest’ultimo la paternità della lettera (Cerrini pag. 27 ss.). Se l’autore fosse Ugo di San Vittore avremmo un ulteriore segnale dell’importanza che l’Ordine di San Vittore dava ai Cavalieri del Tempio. Se invece l’autore fosse Hugues de Payns, si avrebbe un altro segno della “novità” del pensiero templare, poiché la parte più importante della lettera si incentra sul problema della intenzionalità dell’atto: ciò che conta non è l’atto in sé, uccidere il nemico, ma l’intenzione che si ha, non agire sotto la spinta dell’odio. Questa “teoria dell’intenzione” coincide con le tesi di Abelardo: “abbiamo qui la prova che tra la rivoluzione intellettuale sostenuta dal maestro Abelardo e quella di maestro Hugo c’è un legame sostanziale” (Cerrini ibidem).
La figura di Goffredo per molti aspetti può essere direttamente accostata all’ambito dell’Ordine del Tempio: il privilegio di possedere una copia della Regola, la raffigurazione che egli fa di sé medesimo tra i due Templi di Gerusalemme, l’innovazione di cui fu partecipe, e non tra gli ultimi, nella rivoluzione della musica sacra introducendo il ritmo e la rima al posto dell’assonanza, con quanto è sotteso al concetto di “ritmo”, infine il suo particolare interesse per un inno quale il Deus pater piissime, tanto da chiosarlo di suo pugno, inno connesso all’uso dei “nomi di potenza” di cui parla Chretien de Troyes.
Dobbiamo a questo punto fare una precisazione: la musica ritmata e rimata esisteva già nel XII secolo, ma era appannaggio dei laici, era la musica dei trobadoures e dei minnesanger i quali cantavano le loro opere ad altri laici, signori e popolani. L’opera dei musici vittorini quindi tendeva al recupero di una forma musicale prettamente laica introducendola in un ambito diverso, o meglio a livello di una classe sociale diversa, poiché nel mondo medievale era fortemente sentita la distinzione della società in tre classi, i clerices, sacerdoti e monaci, i bellatores, cioè i Cavalieri, e i laboratores, il popolo dei contadini e dei piccoli mercanti, non esistendo ancora una vera borghesia.
D’altro canto l’Ordine del Tempio era per sua natura sulla stessa linea: i Templari non erano monaci ma canonici e si ponevano come una classe a sé stante al di là di clerices e bellatores, di cui avevano assunto le caratteristiche principali. Ma essi svolgevano anche attività prettamente laiche, come quelle di costruttori, di amministratori, di banchieri ante litteram: si pensi ai vasti possedimenti fondiari che furono donati ai Templari fin dall’inizio dell’Ordine, poichè le prime donazioni furono ricevute già da Hugues de Payns, e l’organizzazione che ne derivava, con edifici da erigere, strade e ponti da costruire, porti in cui accogliere le navi dell’Ordine, e così via.
Da questo punto di vista essi quindi entravano anche, ovviamente con mansioni diremmo oggi dirigenziali, anche nella classe dei laboratores, i quali svolgevano tutte le attività che non erano comprese nel pregare e nel combattere.
In altre parole essi riunivano in sé le principali caratteristiche delle tre classi in cui era suddivisa la società del Medio Evo, e per tale motivo recuperavano pienamente la condizione del laico nel senso originario del termine, uomo fatto ad immagine perfetta del Cristo, conservatore e prosecutore della creazione divina, il quale ha il fine di perfezionarla e vivificarla in vista della Parousia finale.
Precisiamo che il termine “laico” nulla ha a che vedere con il concetto di “laicismo” corrente ma bene lo spiegò Mordini in suo articolo: “Il termine ‘demos’ è con ogni probabilità da accostarsi al verbo greco δάιο che significa divido; demos è quindi il popolo in quanto diviso e distribuito in demi, è il popolo da ordinare e da controllare, suscettibile di sovversivismo… Invece ‘laos’ è termine usato nella traduzione della Bibbia in greco per indicare il popolo eletto e va messo in relazione con λάας, pietra: ciò farebbe pensare al popolo proprio nel senso edile e simbolico di pietra per la costruzione del Tempio” (Maria janua coeli pagg. 28 e 33).
Possiamo quindi concludere che Goffredo di San Vittore ebbe un ruolo forse non secondario nella creazione di quello che potremmo definire il “pensiero Templare”, un aspetto dell’Ordine che a nostro avviso è ancora tutto da scoprire e da portare alla luce.
BIBLIOGRAFIA
1. Cerrini S. La rivoluzione dei Templari, Mondadori, Milano 2008 2. Chretien de Troyes Perceval o il racconto del Graal (trad. Agrati-Mangini), Guanda, Milano 19793. Demurger A. Vita e morte dell’Ordine dei Templari, Garzanti, Milano 1987 (Paris 1985)4. Galiano P. La Regola primitiva dell’Ordine del Tempio, Simmetria, Roma 20045. Galiano P. La via iniziatica dei Faraoni, Simmetria, Roma 20086. Gasparri F. 1 Textes autographes d’autres victorins du XII° siècle, in “Scriptorium” XXXV 1981, 2 pagg. 277 - 2847. Gasparri F. 2 Godefroid de Saint-Victor: une personnalité peu connue du monde intellectuel et artistique parisien au XII° siècle, in “Scriptorium” XXXIX 1985, 1, pagg. 57 – 90 8. Gierløw L. Deus pater piissime og blykorsene fra Stavanger bisbedømme in “Arbok-Stavanger Museum”, 1954, pagg. 85 – 109 9. Isidoro di Siviglia Etimologie o Origini (trad. Valastro Canale), Utet, Torino 200410. Molle J. V. I Templari: la regola e gli Statuti dell’Ordine, ECIG, Genova 200011. Mordini A. Maria janua coeli, in ”Adveniat Regnum” 1964, 2 12. Ouy G. Manuscrits entierèment ou partiellement autographes de Godefroid de Saint-Victor, in “Scriptorium” XXXVI 1982, 1 – pagg. 29 – 4213. Sulamī M. Kitāb-ul-Futuwwa (trad. G. Sassi La cavalleria spirituale), Luni, Milano 199814. Testi E. Il simbolismo dei giudeo-cristiani, Franciscan printing press, Gerusalemme 1981 (I ed. 1961)

venerdì 25 settembre 2009

VIAREGGIO SI SCOPRE “FUCINA” DELLA MASSONERIA: VIAGGIO NELLA “FELICE ORSINI”, LA LOGGIA PIU’ ANTICA DELLA CITTA’ PRESENTE FIN DAL 1864


di Andrea Mazzi


Venti settembre 1870. Per la storia è la data della “breccia di porta Pia”, la fine dello Stato della Chiesa e del potere temporale papale. Per la Massoneria è la festa della “libertà di pensiero e religiosa”. E in passato capitava di vedere qualche manifesto appeso in città a ricordare questa data. Ma quanto è presente, nella nostra città, la Massoneria? Che ruolo ha avuto ed ha oggi? Lo abbiamo chiesto ad alcuni noti massoni appartenenti alla Loggia Felice Orsini, la più antica della città. I nostri interlocutori fanno parte del Grande Oriente d’Italia, la più numerosa ed importante “famiglia” italiana; l’altra obbedienza presente sul territorio è quella della Gran Loggia d’Italia – Piazza del Gesù. Il Grande Oriente a Viareggio conta su due logge: la Felice Orsini e la Dante Alighieri. Una quarantina gli iscritti a ciascuna di esse per un totale di circa ottanta persone che si riferiscono al GOI (Grande Oriente d’Italia). Più numerosi gli iscritti alla Gran Loggia d’Italia, suddivisa in più Logge. Poi ci sono, anche Logge che appartengono ad altre obbedienze (le così dette “spurie” od “irregolari”).La Versilia dunque fucina massonica: perché? “Per due motivi – è la risposta – : il primo è il frutto dell’ansia di modernismo che ha sempre caratterizzato questa terra. La Massoneria, pur vivendo di antiche tradizioni, ha sempre sentito in sé la voglia di modernità. Ecco perché, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento fu la Massoneria, attraverso amministratori, imprenditori, artisti, lavoratori, a far ospitare e a creare a Viareggio le prime manifestazione mondane e sportive, e a farvi nascere l’ippodromo, gli alberghi, le prime società sportive. Lo stesso Carnevale, che ha avuto tra gli organizzatori esponenti di spicco della nostra loggia, può essere considerato figlio della Massoneria. Pure la Croce Verde è stata creata dalla Massoneria. Era una risposta ai cattolici che avevano la Misericordia (come è scritto nel libro di Alessandro Volpi “Viareggio laica” ndr). La Massoneria è sempre stata per l’apertura, anche nel settore dell’economia turistica cittadina e a Viareggio ha dato l’impulso allo sviluppo in tal senso. I nomi di coloro che hanno costruito i primi bagni, alberghi e ritrovi eleganti, li troviamo tutti, o quasi, negli elenchi della Felice Orsini. L’altro motivo, più storico e politico, è legato al fatto che la Versilia si trova tra le tradizioni libertarie di Carrara e di Livorno, dove la Massoneria è molto presente, portata nell’Ottocento dai flussi culturali e commerciali inglesi. Il monumento a Shelley, omaggio allo spirito libero del poeta cremato sulla spiaggia di Viareggio e al culto prometeico dell’uomo è monumento massonico. A tutto ciò va aggiunto il contesto storico della Toscana leopoldina. Risultato: Viareggio possiamo dire che è il crogiuolo della Massoneria” Da quanto tempo è attiva la Felice Orsini? “La presenza della loggia è documentata dal 1864: prima si chiamava “Fratellanza Universale”, poi “Ciro Menotti” e, infine, dal 1874, “Felice Orsini”. Tanto che è la numero 134 in ordine di fondazione in tutta Italia”. La Dante Alighieri, come è scritto nel sito del Goi è la numero 932 ed è quindi più recente. Nel Goi non sono ammesse le donne, mentre lo sono nelle Logge di Piazza Del Gesù. “L’esclusione delle donne dalle nostre logge per antiche tradizioni iniziatiche, non ha significato né significa, antifemminismo o indifferenza per i problemi delle donne, ché – ci viene spiegato – l’emancipazione femminile, dall’ultimo scorcio dell’Ottocento fino al fascismo, fu portata avanti quasi esclusivamente da uomini della Massoneria. Ricordiamo le lotte di Bovio e di Ghisleri condotte insieme ad Anna Maria Mozzoni, la prima moderna femminista italiana”.Sindaci e amministratori del passato sono stati iscritti alla Felice Orsini, attualmente ci sono amministratori iscritti? “Non risulta”.Ma è vero che in Massoneria è vietato parlare di politica? “Sì, durante i “lavori” massonici è vietato parlare di politica e di religione. Istituzionalmente non ci occupiamo né di politica né di religione. Ciò anche per elementari motivi di convenienze e di tolleranza. Nel tempio (o officina) questo argomento è tabù. Ma è naturale che chiuse le nostre riunioni se ne possa parlare, siamo tutti cittadini, in fin dei conti, e vogliamo bene al nostro Paese e alla nostra città. Comunque da noi ci sono elettori sia del centro sinistra che del centro destra, anche se la sensazione è che attualmente ci siano più elettori di centro destra”.Chi sono gli iscritti alla vostra Loggia? “Sono professionisti, medici, avvocati per lo più. Ma ci sono anche operai e dipendenti pubblici e privati; ci sono inoltre un musulmano e un ebreo. Il più giovane ha 27 anni e lavora in un ufficio tecnico, il più anziano è un ex operaio ultranovantenne. Come le altre associazioni abbiamo una quota annua di iscrizione. Il Maestro Venerabile ed i suoi più stretti collaboratori vengono eletti ogni anno e possono essere riconfermati per tre volte consecutive”.Dov’è il tempio oggi? “Si trova a Torre del Lago, in passato era in via Sant’Andrea, sopra una banca, poi è stato in via Indipendenza”.Quante domande di ammissione ci sono ogni anno alla Felice Orsini? “Dalle tre alle quattro domande. Ma tra la presentazione all’iniziazione possono passare anche due anni. E poi c’è il rischio di essere esclusi. Abbiamo avuto casi di non accolti eccellenti, esponenti di spicco dell’imprenditoria cittadina che non sono stati ammessi perché poco trasparenti. Su una cosa siamo ferrei: da noi non si possono fare affari. Tanto che è vietato che due fratelli si mettano in affari insieme. Proprio per evitare rischi di speculazione. E comunque esistono tribunali massonici interni che controllano tutto questo. E’ capitato anche il caso di neo-iscritti, entrati per essere aiutati in un concorso, che sono stati subito allontanati”.

Assemblea Onu, è venuto il giorno dell'Inno alla Gioia


di Donatella Papi da Comincialitalia.net


Il 22 settembre 2009, giorno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sullo stato del Mondo, è stato uno dei giorni più importanti della storia. Il giorno per cui è stato scritto l’Inno alla Gioia.
Tutti sapete cos’è? L’Inno alla Gioia è la composizione scritta dal poeta tedesco Friedrich von Schiller, nel 1785, per celebrare i sentimenti di “fratellanza universale” che egli sentì di esaltare dopo il suo avvicinamento alla Massoneria .
L’Inno alla Gioia è però conosciuto come uno dei brani più famosi della musica classica perchè, nel 1824, Ludwig van Beethoven decise di inserirlo nel quarto tempo della sua opera più celebre, la Nona sinfonia (op. 125), divenuta un brano così significativo che che è stato scelto come Inno dell’Unione europea, nel 1972.
Cosa dice il brano? Vi propongo l’ultima strofa, suonata e cantata da tutte le voci, dal coro e dall’orchestra. Leggetela attentamente.
Correte, fratelli, sulla vostra via, Felici, come un eroe verso la vittoria. Che si avvingano tutti gli esseri! Un bacio al mondo intero! Fratelli, nel più alto dei cieli un Padre amoroso deve abitare. Tutti gli esseri si prostrano? Senti il creatore, Mondo? Cercalo al di là dei cieli stellati! Al di sopra delle stelle deve abitare. Gioia! Bella scintilla degli dèi Figlia dell'Eliso, Siate uniti, esseri, a milioni! Che un solo abbraccio allaccia l'universo
L’Inno alla Gioia contiene un messaggio. Quale? “Siate uniti, esseri, a milioni! Che un solo abbraccio allaccia l’universo”.
Cosa vuol dire “un solo abbraccio allaccia l’universo”?
Torniamo a Schiller. Il poeta tedesco scopre nei valori della massoneria, che ha una concezione del divino metafisca e concepisce Dio come “l’architetto del mondo”, una informazione. Che Dio ha bisogno degli uomini per unire l’universo. E li esorta per questo a cercarlo. Esattamente ciò che stiamo facendo noi con il G20 della Pace e dell’Unione e la ricerca al Cerm di Ginevra della particella di Dio attraverso la riproduzione in scala del Big Bang.
E’ possibile unire tutti gli uomini in un mondo da sempre diviso da guerre, differenze e contrapposizioni? Perchè, a quale scopo? E Dio, allora esiste veramente?
Schiller nel suo poema ha individuato le ragioni per sollecitare l’unità e ha indicato il luogo del divino, “al di là dei cieli stellati”, ma bisognava far arrivare quel messaggio a tutti. Qui entra in scena Ludwig van Beethoven.
Beethoven, come sapete, è considerato il “genio” della musica classica per il talento, lo studio e lo sviluppo musicale, il quale ci ha lasciato tra le altre opere Otto Sinfonie e una Nona. Beethoven fu colpito da una strana malattia quando già la sua fama era al culmine. Nel 1814 si accorse di soffrire di una sordità progressiva. Pensate per un musicista, quale peggiore solitudine! Sono state fatte molte ipotesi sulle cause, ma nessuna diagnosi è stata mai confermata. Beethoven si diede all'isolamento per non farsi accorgere e dover rivelare in pubblico la terribile condizione. Meditò perfino il suicidio. Ma invece, in quel “silenzio”, egli sentì la missione da compiere: la Nona sinfonia, nella quale inserì l’Inno alla Gioia di Schiller. E cosa realizzò con quella creazione? Trovò le note al trionfo della gioia e della fraternità universale sulla disperazione e sulla guerra, individuando il suono di quel messaggio. E voi sapete cos’è il suono? E’ un’onda caratterizzata da una frequenza. Proprio ciò che cercava Dio: la frequenza della Pace. Per diffondere a tutti un messaggio universale.
La Nona Sinfonia fu presentata al mondo a Vienna, il 7 maggio del 1824. Cosa accadde quella sera è raccontato nel film con cui lo scrittore italiano Alessandro Baricco ha debuttato nella cinematografia, girato però in inglese e con attori internazionali. Lezione 21. Si chiama così perchè si riferisce alla lezione che il professor Mondrian Kilroy fece ai suoi studenti per smontare la fama della Nona insieme a quella di altri 141 capolavori che egli riteneva sopravvalutati. Ma di fatto la pellicola mostra cosa accadde quella sera, a Vienna. Oltre alla trionfale esibizione, si compì il “miracolo” delle frequenze della Pace, perchè il pubblico sapendo che Beethoven era sordo cominciò a sventolare fazzoletti bianchi. Tutto il teatro si colmò di fazzoletti bianchi, una immagine che il compositore non avrebbe più dimenticato. La gente aveva sentito la nota! E gli mostrava lo sventolare di salvezza che Dio aveva tanto cercato e aveva trovato, quella sera. Per unire gli uomini e salvare l’universo.
Ma qual è quella nota e dov’era quella frequenza? Per cercarla Beethoven dovette scivolare “nel vuoto di un’atroce solitudine”, sordo, solo, disperato, in un duello tra lui e il punto ove si manifesta una pericolosa scissione. Col rischio di precipitare nel gorgo di quella divisione o indicarne la frequenza. Sparò quel colpo e per Dio e i popoli fu la Gioia.
Proprio nello stesso tempo in cui scrivo questa storia da New York, dove è in corso lo straordinario G20 dei grandi della Terra, giunge la notizia di una decisone storica votata all’unamità: disarmo e non proliferazione del nucleare. E’ l’atteso “sì” a ridurre gli armamenti e lo stop alla produzione di armi nucleari. “Mai una guerra atomica”, ha acclamato Barak Obama, il presidente afro-americano rivolto ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia tutti dotati dell’atomica, e ai leaders delle altre potenze e nazioni che gli hanno già consegnato nella prima giornata del vertice l’impegno a collaborare per il futuro del pianeta e non per la sua distruzione: dall’ Iran il nemico che offre la sua amicizia, alla Cina che si apre al dialogo, al Giappone che garantisce le intese, alla Corea del Nord che si avvicina, a Israele e Palestina che si stringono la mano dei negoziati, alla Libia con Gheddafi che nella suo primo discorso all’Onu ha definito il giorno di Obama il giorno della “luce nelle tenebre”. Capite l’importanza?
Quanto è stato lungo e sofferto questo traguardo di pace e salvezza? Ha avuto ragione Beethoven ad annunciare con la gloria della sua Sinfonia “ sarà il trionfo della gioia e della fraternità universale sulla disperazione e la guerra”? E non è lo stesso annuncio di Obama che pone il traguardo come un’alba possibile su “estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all'infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche”? E quale scenario è questo se non l’agonia dell’umanità.
Ma c’è di più. C’è che questo incontro dei grandi della Terra, che si piegano a una ragione comune, avviene sotto l’egida di un termine vitale: energia. L’energia che “muove il sole e le altre stelle”, che garantisce la vita e l’unità universale. Una energia che i Paesi del mondo si impegnano a sfruttare nelle forme di pulita e rinnovabile, ma anche nello studio complesso che non si può interrompere e che riguarda l’atomo. Una esigenza posta e sostenuta dal presidente dell’Iran Ahmadinejad, il temibile interlocutore di mezzo mondo, che offre al mondo una soluzione: lo studio del nucleare a scopi pacifici. Perchè? Per quella piccola e immensa ragione posta come un una spina nel cuore dell’universo: “un solo abbraccio allaccia l'universo”. Quale abbraccio? Quello degli uomini di buona volontà che depongono le ragioni particolari per tenere unito l’atomo e scongiuare la fine del mondo.
Ecco il progetto di Dio, dell’architetto dell'univesro come dicono i massoni che credono in lui più di altri nella scienza, nel denaro necessario per gli esperimenti, nel potere per stabilire priorità e progetti: lo studio a scopo pacifico dell’atomo e cioè del punto dove si può realizzare la scissione. Ma lo sappiamo già direte voi, con la realizzazione della bomba atomica fu realizzata la scissione. E’ vero, ma questa volta si parla della scissione di quella particella invisibile, a noi, che permea tutto l’universo. Dio e dunque, come dicono gli scienziati, con la conseguenza che l’universo collasserebbe. Il regno di Dio, cioè a mio parere Lui aggiungo io, forse continuerebbe così come è iniziato dal Big Bang o da una esplosione di portata altrettanto infinita, ma noi? Da qui Gesù, ossia l’esperimento divino non di un Figlio sulla croce ma di un essere umano salvabile anima e possibilmente anche corpo per resuscitarlo in un mondo migliore di questo, al di là dell’atomo. Cosa c’è al di là dell’universo? Il nulla, ma Dio lo sta doppiando e cioè...ma questo diventerebbe davvero complesso seppure se n’è già parlato al recente Festival della Scienza di Roma.
L’importante è trovare Dio, la sua particella, poi suonargli quell’Inno che indica la frequenza dove scienza e fede incontrandosi potranno dar luogo all’amore eterno.
Il 40° presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, che unisce le ragioni dei neri a quelle dei bianchi, mentre tutto il mondo gli ha dato la sua disponibilità e fiducia, per realizzare un messaggio volato di nota in nota, di animo in animo, protetto in alcune coscienze e velato sotto i burqua delle donne islamiche, consegnato con la sabbia rossa del deserto sul mondo nuovo australiano a Sidney, come è stato, da un principe solitario e sconosciuto nelle sue supreme ragioni nascoste nei cunicoli delle montagne afghane, ha detto cogliendo le parole sulle ali dell’energia che supera ogni barriera e ostacolo:
”Abbiamo raggiunto una fase epocale. Gli Stati Uniti sono pronti adare inizio a una nuova fase di cooperazione internazionale, nellaquale si riconoscano i diritti e le responsabilità di tutte le nazioni.Fiduciosi nella nostra causa, disposti a impegnarci per i nostri valori,facciamo appello a tutte le nazioni affinché si uniscano a noi percostruire il futuro che i nostri popoli meritano”.
“Siate uniti, esseri, a milioni! Che un solo abbraccio allaccia l'universo”.


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giovedì 24 settembre 2009

146a Tornata della Loggia Heredom 1224 - Venerdì 2 Ottobre 2009


Carissimo Signore e Fratello,


sei cordialmente invitato a partecipare alla 146a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 2 Ottobre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.


Durante questa Tornata verrà data lettura della Terza Sezione della Seconda Lezione Emulation.




Su comando del Maestro Venerabile.


Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

martedì 22 settembre 2009

Equinozio d'Autunno - 22 Settembre 2009


L'equinozio
In astronomia un equinozio è definito come l'istante in cui il Sole raggiunge una delle due intersezioni tra l'eclittica e l'equatore celeste.


Illuminazione della Terra all'Equinozio.
La parola "equinozio" deriva dal latino e significa "notte uguale". Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni di ogni anno in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata. Per definire esattamente la lunghezza del giorno, l'alba comincia quando il sole ha superato di metà l'orizzonte e il tramonto finisce quando il sole è di metà sotto l'orizzonte. Usando questa definizione, la lunghezza del giorno è esattamente 12 ore. Agli equinozi, il sole sorge all'esatto est e tramonta all'esatto ovest.
Nell'emisfero settentrionale, l'equinozio di marzo (che cade il 20 o 21 Marzo) è l'equinozio di primavera, e l'equinozio di settembre (che cade il 22 o 23 settembre) è l'equinozio d'autunno; nell'emisfero meridionale, questi nomi sono invertiti.
Gli equinozi possono essere considerati anche come punti nel cielo. Anche se la luce diurna nasconde le altre stelle, rendendo difficile vedere la posizione del sole rispetto agli altri corpi celesti, il sole ha una posizione definita relativa alle altre stelle. Mentre la Terra gira attorno al sole, l'apparente posizione del sole si sposta di un intero cerchio nel periodo di un anno. Questo cerchio è chiamato eclittica, ed è anche il piano dell'orbita della Terra proiettato sulla sfera celeste. Gli altri pianeti visibili ad occhio nudo come Venere, Marte e Saturno, sembrano muoversi lungo l'eclittica poiché le loro orbite sono su un piano simile a quello della Terra.
L'altro cerchio nel cielo è l'equatore celeste, o la proiezione dell'equatore terrestre sulla sfera celeste. Poiché l'asse di rotazione della Terra è inclinato rispetto al piano dell'orbita, l'equatore celeste è inclinato rispetto all'eclittica. Due volte l'anno, il sole incrocia il piano dell'equatore terrestre. Questi due punti sono gli equinozi.
Il punto dell'equinozio di primavera del nostro emisfero è anche chiamato punto vernale (g), punto dell'Ariete o punto gamma (γ). Mentre quello dell'equinozio d'autunno è anche chiamato punto della Bilancia (ω). A causa della precessione degli equinozi questi punti non si trovano più nella costellazione da cui prendono il nome.
L'istante nel quale il sole passa attraverso ogni punto di equinozio può essere calcolato accuratamente, così l'equinozio è un particolare istante, piuttosto che un giorno intero.

Il comportamento del Sole.
Agli equinozi il sole sorge precisamente ad est e tramonta precisamente ad ovest, dappertutto.La lunghezza del giorno eguaglia la lunghezza della notte.
All' equatore il Sole sorge in circolo verticale dall'orizzonte est fino allo zenit, e poi tramonta in circolo verticale dallo zenit all'orizzonte ovest.
Al Tropico del Cancro il Sole passa a sud, dove giunge alla sua massima altitudine per quel giorno che è 66°33'
Al Tropico del Capricorno il Sole passa a nord, dove giunge alla sua altitudine massima per quel giorno che è 66°33'
Al Polo Nord il Sole passa da un dì lungo 6 mesi ad una notte lunga 6 mesi.
Al Polo Sud il Sole passa da una notte lunga 6 mesi ad un dì lungo 6 mesi.

Significato dell'equinozio d'autunno.
Settembre è il mese dei nuovi inizi. La scuola, il lavoro, i tanti impegni da concordare, sono solo un aspetto di questa stagione, che ogni anno inizia in prossimità dell'Equinozio d'Autunno.
Questo periodo è caratterizzato dall' equilibrio esistente tra giorno e notte che a cavallo del 22 Settembre si trovano ad avere pari durata.In questi giorni anche la natura si appresta a mutare. Le foglie iniziano ad ingiallire, gli animali si preparano al lungo inverno, e gli uomini celebrano la fine del secondo raccolto dell'anno.In questo momento però anche l'aspetto spirituale è importante. L'Equinozio d'Autunno rappresenta il raccolto di quanto si è seminato durante la primavera e l'estate.Allo stesso tempo è un invito ad interiorizzare quanto appreso dalle esperienze fatte.Il modo migliore per approcciarsi a questa festa è quello di ringraziare la natura per quanto ci ha offerto, ponendo fine, contemporaneamente, ai vecchi progetti.
Da oggi la forza del sole inizia a diminuire. Questo processo durerà fino al solstizio d'inverno, quando pian piano riprenderà vigore, portando i giorni a durare più delle notti.L'Equinozio d'Autunno è un momento ideale per rituali di protezione e prosperità , per piangere chi non c'è più, per onorare l'equilibrio tra spirito e materia, entrambi importanti elementi della nostra vita.
Come festeggiare l'Equinozio d'Autunno.
Oltre ad allestire un banchetto, un buon modo per festeggiare è quello di passare qualche ora tra la natura, magari portando del cibo agli uccelli o donando del fertilizzante alle piante.Per chi invece, desidera ricordare una persona cara che non c'è più, si può prendere una mela ed offrirla in suo onore.
La mela è un simbolo importante dell'Equinozio d'Autunno. Se ne tagliate una a metà, in senso orizzontale, scoprirete che i semi al suo interno formano un pentacolo, simbolo di vita e di speranza, oltre che di protezione.
Gli incensi indicati sono: la mirra, la salvia, il benzoino, l'ibisco e i petali di rose.I colori da usare per addobbare la tavola o l'altare sono l'arancio, il color oro, il marrone ed il bordeaux.I cibi da preferire sono, tutti i frutti autunnali, focacce e schiacciate, le noci, carote, cipolle, patate, e ovviamente il vino.Per chi ama i cristalli, in questo giorno sono indicati particolarmente l'ametista, il cristallo di rocca e l'avventurina.

A tutti Voi vadano i miei più affettuosi auguri di
Buon Equinozio d'Autunno.

lunedì 21 settembre 2009

Cagliari, 30 settembre 2009 - Compleanno della Loggia Sigismondo Arquer 709


La Massoneria sarda ha un'antica tradizione. La sua presenza nell'isola è documentata con precisone alla nascita del Grande Oriente Italiano di cui quest'anno si celebrano i 150 anni.

La Loggia Arquer di Cagliari, intitolata a un martire cagliaritano dell'Inquisizione, nasce più tardi, nel 1890, rimane in vita fino al 1925 (anno di scioglimento delle officine del Grande Oriente dopo la promulgazione della legge fascista contro le associazioni) e poi si risveglia nel 1969. Tuttora lavora nell'oriente cagliaritano. Il 30 settembre, i fratelli dell'officina celebrano i primi 35 e i secondi 40 anni di vita con un convegno a Cagliari nella casa massonica di Palazzo Sanjust (Piazza Indipendenza 1). L'appuntamento è alle ore 18.

Intervengono:

Giulio Angioni, Ordinario di Antropologia culturale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari (Sigismondo o del morir di teologia);

Sergio Bullegas, professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo nella stessa Facoltà ("Il fuoco dello spirito e il corpo nelle fiamme". Le "Coplas" tragica autobiografia di Sigismondo Arquer); Giorgio Pellegrini, assessore alla cultura del Comune di Cagliari ("Timor Domini initium sapientiae". Sigismondo Arquer e il peccato della curiosità);

Gianfranco Murtas, giornalista e storico della Massoneria (Il profilo della Libera Muratoria cagliaritana nell'età giolittiana e nel post 1968. La duplice esperienzadi una loggia intitolata ad Arquer, martire della libertà del pensiero e della coscienza).

Apriranno i lavori i saluti del maestro venerabile della Loggia Arquer Francesco Marongiu, del presidente del Collegio circoscrizionale sardo Andrea Allieri, del Gran Maestro Onorario Bruno Fadda e del sindaco di Cagliari Emilio Floris.

La tradizione Templare


Vallecchi Studi si arricchisce di un nuovo titolo, firmato dal celebre medievista Franco Cardini, “ La tradizione templare. Miti, Segreti, Misteri” ( pp.176, Euro 14,00) in libreria dal 26 ottobre. Cavalieri, monaci, martiri, eretici, maghi. Inventori della banca moderna, geniali architetti militari, custodi del Santo Graal. Modelli delle società segrete moderne, iniziatori delle logge massoniche, prototipo delle sette. Fanatici religiosi, esoterici sincretisti, complici dell’Islam… Sui templari è stato ormai detto tutto e il contrario di tutto e, a tirarne le somme, sembra non rimanere altro che una gran confusione. Ma la storia non sta esattamente così. Le fonti documentarie per scriverne sul serio non mancherebbero e fare chiarezza può risultare facile: basta avere informazioni, idee chiare e competenza. E imparare a distinguere l’Ordine religioso-militare del Tempio (1118-1312) dall’intrico di leggende posteriori, soprattutto quelle sorte tra il Sette e il Novecento, che hanno dato luogo al fenomeno mitoculturale del “templarismo”, strettamente legato all’esoterismo moderno. Tutto questo però ancora non basta. Perché d’altra parte – come ci spiega Franco Cardini in questo suo ultimo saggio – anche i miti, le leggende e le menzogne, così come le illusioni e i sogni, sono materia di Storia.
Franco Cardini, fiorentino, è ordinario di Storia medievale nell’Istituto italiano di scienze umane (Sum), membro di numerosi istituti scientifici e docente universitario in Italia, Europa e Stati Uniti. Ha collaborato con la Rai e Cinecittà ed è elzevirista di quotidiani nazionali. Studioso del Medioevo e delle crociate, si è dedicato negli ultimi anni all’approfondimento della storia e della cultura islamica e alle dinamiche mondiali contemporanee. Impossibile citarne interamente gli studi pubblicati, tra i quali ricordiamo: Alle radici della cavalleria medievale (nuova ed. 2004), Quell’antica festa crudele (nuova ed. 2005), Europa e Islam (1999), Astrea e i Titani (2003), L’invenzione del nemico (2006) e le biografie storiche di Federico Barbarossa, san Francesco e Giovanna d’Arco.
Di Cardini narratore segnaliamo L’avventura di un povero crociato (1998) e il recentissimo Il signore della Paura (2007). Per Vallecchi ha firmato il commentario al facsimile del Libro dei salmi di Federico II e l’introduzione a Oriente Occidente di Georges Corm

CIRCOLO DI CORRISPONDENZA DELLA LOGGIA QUATUOR CORONATI 1166 DI PERUGIA


Sabato 10 Ottobre 2009 il Circolo di Corrispondenza la Loggia Quatuor Coronati 1166 di Perugia si riunisce per festeggiare il nono compleanno nella nuova Casa Massonica, situata in Corso Cavour 97.


Il programma, ancora di massima, sarà il seguente:

Ore 14,30: Tornata rituale.


Ore 15,30: Visita guidata nella Chiesa di Fra Bevignate


Ore 17,00: Conferenza, organizzata dal Comune di Perugia, della scrittrice Barbare Frale che ha, recentemente, esposto una sua teoria sulla Sacra Sindone e sui Templari.

Ore 20,30: Cena finale in amicizia nel centro di Perugia.

LO SPIRITO VIVO DEL NOSTRO XX SETTEMBRE


di Luca Bagatin


Come ogni anno i Massoni del Grande Oriente d'Italia, il XX Settembre, celebrano l'Equinozio d'Autunno (e dunque la ripresa dei lavori massonici) ed il ricordo della Breccia di Porta Pia (XX Settembre 1870), allorquando, con l'entrata dei Bersaglieri in Roma, si pose fine al Potere temporale dei Papi e si riportò la città alla civiltà. In questi giorni ho avuto modo di trovarmi fra le mani un vecchio numero della "Rivista Massonica" del GOI, diretta dall'ex Gran Maestro Giordano Gamberini, del gennaio 1975. Vi ho trovato un bell'articolo di Spartaco Mennini, a ricordo proprio del XX Settembre e dell'Unità d'Italia.
Nell'articolo è detto chiaramente che la Massoneria non partecipò direttamente al processo di unificazione ed emancipazione dell'Italia dal giogo austriaco, papalino, francese e borbonico, ma allo stesso tempo furono molti i Massoni a parteciparvi. Massoni che furono imprigionati, che morirono a Novara, Custoza, Curtatone, Montanara, che furono decapitati a Roma in Piazza del Popolo e così via.... Questo, spiega Mennini, perché "la Massoneria è l'anima delle cose, è l'idea che muove ma che mai può pretendere o meglio che mai deve imporre la soluzione temporale". Ed ancora: "Il Massone deve essere il cavaliere della libertà, ma non deve imporre un modello di libertà....". Questo a dire quali alti ideali antidogmatici ed antitotalitari ispirarono personalità carismatiche e coraggiose quali Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli e moltissimi altri, persino dall'estero e persino donne come Madame Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che combattè fra le truppe garibaldine nella battaglia di Mentana. Tornando al XX Settembre, ad ogni modo, essa è la festa di tutti i sinceri democratici, laici, liberali, repubblicani e monarchici per le libertà, di tutti gli ebrei, i carbonari, i massoni, i cattolici liberali, di tutti gli italiani e le italiane insomma.
E Festa Nazionale deve tornare ad essere, come proposto dal disegno di legge di iniziativa dei deputati Mario Pepe (PdL), Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali), Giancarlo Lenher (PdL) e Maurizio Turco (Radicali), perché abolita ingiustamente dal totalitarismo fascista negli anni '20 del '900 e perché patrimonio dell'Italia intera in quanto simbolo della stessa Unità Nazionale. Unità Nazionale che compirà fra poco 150 anni e della quale dovremmo davvero andare orgogliosi. Non per mero ed illusorio "sentimento di Patria", bensì perché siamo un Paese tutto sommato libero anche se non del tutto democratico e civile (a causa anche di una classe politica assai poco colta e lungimirante). E perché siamo un Paese ancorato all'Occidente, nonostante le pericolose spinte vaticane. Un Paese di fratelli con un'unica lingua e medesimi usi e costumi. Un Paese che dovrebbe provare dunque vergogna per coloro i quali propongono di insegnare nelle scuole il dialetto e/o osano parlare in dialetto persino nel Parlamento Europeo (non volendosi dunque far comprendere dai più), sede democratica e civile per eccellenza ! E' altresì vergognoso che quest'anno sia stato espressamente vietato ai Radicali di tenere la consueta "marcia anticlericale" il 19 settembre da Porta Pia a Piazza Pio XII, davanti al Vaticano, nemmeno se svolta "in fila indiana". Ad ogni modo i Radicali affermano con forza che in quella data, a partire dalle 14.00, a Porta Pia, ci saranno comunque. Come ci saranno fisicamente - o con il cuore - tutti coloro i quali credono che la laicità dello Stato non sia mai bieca o malata, ma sempre e comunque civile ed emancipatoria. E che ritengono che la "malattia" stia altrove, ovvero laddove vi è teocrazia, ideologia, totalitarismo in nome del mero Potere. Questo è e sarà - come sempre – lo spirito vivo del nostro XX Settembre.


Intervista al Gran Maestro Gustavo Raffi


di Riccardo Scarpa

Gustavo Raffi, avvocato, di Ravenna, è oggi il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di “Palazzo Giustiniani”, dove storicamente ebbe sede in Roma, in periodo prefascista, la comunione massonica nazionale sorta agli albori del Risorgimento e che ne incarnò lo spirito, come oggi incarna l’Italia laica, quella che celebra il XX Settembre ed opera per iniziare uomini liberi e di buoni costumi al servizio della Patria e dell’Umanità. Raffi risponde alle nostre domande, nel corso d’un intervista concessaci nella storica sede della villa il Vascello, dove vi fu la più strenua difesa della Roma libera nel 1849.


Il XX Settembre d’ogni anno l’Italia celebra il compimento dell’Unità Nazionale, proclamata dal Parlamento del Regno d’Italia nel 1861, con la liberazione e l’unione ad esso di Roma Capitale del 1870. La Massoneria Universale celebra in quegli stessi giorni l’Equinozio d’Autunno. Il Grande Oriente d’Italia ricorda da sempre assieme, nella sua festa, i due aspetti. Cosa lega spiritualmente l’evento storico politico ed il momento d’una ricorrenza cosmica?

In realtà solo la vicinanza temporale. La Massoneria italiana celebra, da sempre, quel lontano 20 settembre del 1870, quando la presa di Roma pose fine al potere temporale dei Papi schiudendo gli orizzonti ad una nuova dimensione di laicità. Il XX settembre vorrebbe quindi essere questo, la celebrazione ed il ricordo di una nuova dimensione di libertà, che si declina con l’introduzione del matrimonio civile, con la nascita delle prime scuole laiche con insegnanti laici, con il crollo dei primi “muri”, con l’apertura del ghetto ebraico. Il XX Settembre i Massoni italiani riaffermano, dunque, il valore della cultura laica che ha le sue basi nel pluralismo, nell’uso sistematico della ragione, nel rispetto delle opinioni altrui e, soprattutto nella centralità dell’essere umano. Valori questi che, insieme alla Fratellanza, all’Uguaglianza e alla Libertà costituiscono il DNA di ogni Libero Muratore che, in nome di questi principi, proprio in occasione dell’Equinozio d’Autunno si appresta a riprendere il proprio percorso di ricerca nei lavori di Loggia insieme ai suoi Fratelli.

Questa testata, “L’Opinione”, venne fondata da Camillo Benso Conte di Cavour. Quest’anno il Grande Oriente d’Italia celebra la fondazione in Torino, su iniziativa della Loggia “Ausonia” nel 1859, del “Grande Oriente Italiano” il cui primo Gran Maestro fu Filippo Delpino, stenodattilografo della Camera dei deputati, ed il secondo fu Costantino Nigra. Uomini in politica legatissimi al Conte di Cavour. Che significato ha, per la massoneria di “Palazzo Giustiniani”, il “Grande Oriente Italiano” del 1859?

Da Torino, dopo il clima di “caccia al massone” scatenato dalla Restaurazione, partì nel 1859 la rinascita della Massoneria italiana. I Massoni miravano, allora, alla formazione di una unica Istituzione nazionale anche per far sì che l’Italia non fosse solo una espressione geografica, ma uno Stato unito e democratico. I quadri dirigenti della Massoneria furono, agli inizi, prevalentemente di fede liberale moderata e, alcuni, stretti collaboratori di Cavour. Nel 1864 la leadership passò ai democratici, mentre la Massoneria continuava ad essere centro di attrazione per intellettuali ed esponenti politici di rango, tanto che per circa cinquant’anni nel parlamento del Regno d’Italia sia i principali esponenti della Destra che quelli della Sinistra furono Liberi Muratori.


Su questo giornale Cavour chiamò a collaborare molti esuli da altri Stati preunitari per dare voce ad un’opinione pubblica nazionale, non può passare sotto silenzio la ventata antiunitaria che gonfia le vele della Lega a nord e dei movimenti autonomisti e separatisti meridionali. La Massoneria Italiana è stata la protagonista principale, nella società civile, del Risorgimento, l’Istituzione che ha effettivamente “iniziato” gli italiani alla “fraterna catena d’unione” tra loro. In un’Italia nella quale sembra si stia perdendo coscienza del “valore aggiunto” di questa Unità Nazionale, quale è la posizione di “Palazzo Giustiniani”, che ebbe a Gran Maestro Giuseppe Garibaldi?


Il compito della Massoneria non è di entrare nell’universo politico. La Massoneria non è di destra, né di sinistra, né di centro e non si inserisce nelle diatribe tra i diversi schieramenti. Il nostro compito non è neanche quello di dare indicazioni alla nostra classe politica. Potrei dire che in una epoca in cui l’avversario anziché essere considerato “avversario”, viene definito “nemico”, la Massoneria non può non sottolineare con forza i principi della filosofia del dialogo. Detto questo, Garibaldi rappresenta la storia di ogni singolo italiano. Nella sua veste di edificatore della nazione diventò un punto di riferimento per coloro che volevano creare un’Italia unita, libera e giusta. E lo è ancora: il sogno garibaldino, insieme al principio dell’unità del nostro Paese e all’idea di una società civile libera e democratica, conservano ancora oggi una grande appeal e rappresentano un obiettivo che incarna gli ideali massonici.

Ci si riempie la bocca col “federalismo” e la Massoneria, che all’esterno da l’impressione di essere un’Istituzione profondamente unita, è fondata sull’autonomia delle logge, che, prese singolarmente, sono il vero organismo “iniziatico”. Dal cavouriano “Grande Oriente Italiano” prese le mosse il Rito Simbolico Italiano, del quale fu Presidente, dal 1904 al 1909, Adolfo Engel, liberale democratico. Sostenne che per rafforzare e rendere più democratico lo Stato Unitario sarebbe stata necessaria una politica di “discentramento”, come s’esprimeva. Senza parlare troppo né di politica né di religione, i “costruttori” come calcolano oggi il punto d’equilibrio fra queste necessità?


Ribadisco che il Grande Oriente d’Italia non entra nel merito di dispute politiche e partitiche. Voglio solo ricordare che Giuseppe Mazzini, mentre per l’affermazione delle nazionalità oppresse pensava già a una forma di Unione politico-economica europea, per la soluzione del problema italiano, diversamente da Carlo Cattaneo, non auspica uno Stato federale. Egli realisticamente intuisce che da un popolo come il nostro, diviso da rivalità secolari e con un’identità multiculturale, uno Stato federale rischierebbe di tradursi in un incentivo alla disgregazione. Pensa invece a uno Stato unitario fondato però sul massimo sviluppo delle autonomie locali. A questa prospettiva s’ispireranno, dopo il 1861, molti oppositori del centralismo amministrativo modellato sull’esempio francese, da Bertani a Luigi Einaudi, da Nitti a Salvemini, a Zanotti Bianco.

I Liberi Muratori non s’occupano, tra le colonne, né di politica né di religione, ma certo hanno diffuso la tolleranza come principio, e lo Stato laico, la cui amministrazione, secondo i vecchi liberali, non deve mai chiedere ad un cittadino il proprio credo religioso. Adesso, invece, pare lo chieda di continuo, dalla dichiarazione sull’otto per mille nelle denunce dei redditi, a quella sull’avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, sino al “testamento biologico. Cosa ne pensa?


La Massoneria è da sempre un grande laboratorio culturale dove uomini diversi per religione e per cultura dialogano e progettano. In un’epoca di dilaganti integralismi, il Grande Oriente d’Italia si batte per offrire, a tutti i cittadini, le maggiori garanzie nei confronti del potere religioso, affinché si rafforzino l’autonomia delle Istituzioni pubbliche e della società civile dal Magistero ecclesiastico e dalle ingerenze delle organizzazioni confessionali, il regime di separazione giuridica fra Stato e Chiesa – che non deve affatto essere considerata come anacronistica riproposizione di steccati tra cattolici e massoni - e l’autonomia delle Chiese rispetto al potere civile.

Articolo originale su: http://www.opinione.it/articolo.php?arg=14&art=85343

giovedì 17 settembre 2009

Il cordoglio del Grande Oriente d’Italia per l’attentato di Kabul


Roma 17 settembre 2009


Telegramma a:

Presidente della Repubblica

Ministro Difesa

Capo Stato Maggiore delle Difesa

Capo Stato Maggiore Esercito

A nome della Massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani e dei massoni italiani tutti esprimo all'Esercito italiano e ai familiari delle vittime i sensi del nostro più profondo cordoglio per il tragico e vile attentato - avvento oggi a Kabul - contro i militari italiani. La Massoneria rende onore agli Uomini caduti e ai feriti formula i migliori auguri per una pronta guarigione. Il Paese intero si stringa solidale e grato a questi uomini che con il sacrificio estremo della loro vita hanno voluto testimoniare il supremo valore di quegli ideali di pace, giustizia, libertà e democrazia - propri del patrimonio intoccabile della nostra Nazione – che essi hanno voluto condividere con il popolo afgano. In questo tragico momento la Massoneria rivolge anche un augurio al popolo afgano affinché, anche nel nome dei nostri Caduti e di quegli ideali per i quali hanno sacrificato la vita, sappia finalmente trovare la via della pace, della democrazia e della solidarietà.


Gustavo Raffi, Gran Maestro

mercoledì 16 settembre 2009

145a Tornata di Loggia - Venerdì 25 Settembre 2009


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla 145a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa Massonica di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 25 Settembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.
Durante questa Tornata verrà celebrata la Cerimonia di Elevazione al Sublime Grado di Maestro Muratore del Fr. A.I.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

martedì 15 settembre 2009

ANTICIPAZIONE ESCLUSIVA: IL CODICE DEI MASSONI NEL NUOVO ATTESISSIMO BEST SELLER DI DAN BROWN


by Web & Books

Casa del tempio 8.33 della sera: Il segreto è come morire. Dall’inizio dei tempi, il segreto è sempre stato come morire. L’adepto trentaquattrenne fissò il teschio umano che cullava tra le mani. Era incavato, come una coppa, pieno di vino rossosangue. Bevilo, si disse. Non hai nulla da temere. E’ l’incipit del prologo di “The Lost Symbol”, l’attesissimo nuovo libro di Dan Borwn, (nella foto, la copertina), l’autore del ”Codice da Vinci” e di “Angeli e Demoni”, sulla Massoneria. E’ singolare notare come quello che è diventato uno degli scrittori più famosi del mondo, affronti nel suo nuovo romanzo, che sicuramente diventerà anche un film di grande successo, la stessa tematica che affronta in questo autunno Terni Magazine, nella sua opera di giornalismo al servizio dei cittadini. L’annunciata inchiesta sulle logge massoniche ternane e perugine,che non ha lo scopo di accomunare le ricostruzioni storiche più o meno romanzate con l’attualità ,anticipata nella versione on line del nostro giornale, ha suscitato qualche reazione, ovviamente prevista. 1° – Sono spariti dal web gli elenchi con i nomi degli iscritti alle logge di Terni e di Perugia, elenchi, non proprio aggiornati, ma comunque in circolazione e patrimonio di tutti i mezzi di comunicazione, in nostro possesso. Liste talmente lunghe che ci è impossibile pubblicare, ma che sono a disposizione di chi ha interesse, in quanto pubbliche e non sottoposte alla legge sulla privacy. Poi avevamo iniziato a pubblicare a puntate le memorie inedite di Clotilde Bersone, che fu, a Parigi, dal 1877 al 1880, l’amante di I. A. Garfield, divenuto poi, nel 1880, Presidente degli Stati Uniti e assassinato nel 1881. Garfield è stato per molti anni il capo dell’alta Loggia degli Illuminati di Francia, e Clotilde Bersone, stando alle sue Memorie, di questa potente loggia massonica fu affiliata, poi iniziata e, infine, l’ispirata (del Dragone). Alcune persone a questo punto si sono risentite affermando che la massoneria oggi non è quella descritta in quel libro, e di questo ne siamo convinti e nessuno di noi ha mai affermato il contrario. Ma oramai la massoneria è divenuta un tema letterario che attrae ed impossibile da oscurare per l’enorme attrazione che l’esoterismo ed il mistero hanno sui lettori e spettatori . Ci auguriamo che questi signori si lamentino con Dan Brown ed anche nei confronti del Corriere della Sera, de La Stampa e ad altri organi di informazione in merito alle presentazioni del nuovo libro in prima pagina. Teschi umani pieni di vino, un corpo tatuato dalla testa ai piedi, la ricerca di un importantis­simo documento segreto. L’attesa è terminata. Dopo sei anni di digiu­no, i fan di Dan Brown avranno da domani di che cibarsi con la pubbli­cazione, in tutto il mondo di lingua anglosassone, del romanzo The Lost Symbol . Ieri da Londra è giun­to un primo assaggio: il prologo e i due capitoli iniziali della nuova av­ventura del crittologo Robert Lan­gdon. Lo stile è quello leggero e avvin­cente del Codice Da Vinci , un feno­meno letterario da 82 milioni di co­pie tradotto in 51 lingue: il protago­nista è ancora lui, il professore di Harvard che a camicia e cravatta preferisce la maglie a collo alto gri­gia sotto la giacca di tweed. In palio c’è il Simbolo Perduto, un pittogramma cifrato impresso sulla Chiave di Salomone che, secondo l’esperto di logge Wayne Hershel, evoca il potere del leggendario re d’Israele di «controllare i demoni». Il rebus avviluppa la trama. Il segreto, suggerisce il Prologo, è come morire.L’antefatto narrato in apertura contestualizza l’intrigo: «Nel 1991, il direttore della Cia mise al sicuro un documento. Il documento è ancora lì. Il suo testo ermetico comprende riferimenti a un antico portale e a un ignoto luogo sotterraneo. Il documento contiene anche la frase: “È sepolto là fuori, da qualche parte”». La mappa della caccia al tesoro segue le linee delle sei maggiori arterie di Washington che collegate tracciano il numero satanico 666.Quando Langdon arriva al Dulles International Airport, il lettore è già stato informato dal Prologo dell’iniziazione massonica appena avvenuta in una stanza addobbata come il tempio pre-cristiano di Re Mausolus al numero 1733 di Sixteenth Street, una manciata d’isolati dalla Casa Bianca. L’adepto, vestito con l’abito rituale degli eretici medievali condotti al patibolo, ha bevuto il vino color sangue contenuto nel teschio della fratellanza ma non si è affiliato per convinzione. Cerca qualcosa e teme di essere scoperto, ha un secondo fine sconosciuto alla loggia che l’ha accolto.La storia vera e propria comincia in aereo. Robert Langdon si sveglia turbato dal sonno in cui è precipitato mentre riguardava sul taccuino il significato dei simboli massonici. Ha sognato d’essere un bambino e di salire con il padre in cima alla Torre Eiffel, poi di colpo i cavi d’acciaio schizzano in mille direzioni e l’ascensore precipita. All’atterraggio l’aspetta Pam, hostess appassionata dei suoi libri sugli emblemi religiosi che, dopo avergli consigliato di comprare una cravatta per aggiornare quel look così datato, lo accompagna alla Limousine parcheggiata all’esterno. Gliel’ha mandata Peter Solomon, il facoltoso scienziato filantropo che trent’anni prima l’aveva preso in custodia dopo la morte del genitore. Poche ore prima Solomon l’ha convocato d’urgenza e solo adesso, seduto nell’automobile accessoriata di muffins caldi, Langdon pensa a mente fredda all’incredibile serata che l’attende. Un altro uomo, Mal’akh, si prepara per la serata. È coperto di tatuaggi con figure animali dalla punta dei piedi alla testa rasata. Resta libero solo un piccolo cerchio di pelle pallida sulla nuca che sarà riempito tra poche ore. Mentre, ascoltando il Dies irae, si cosparge di make-up per mascherare l’intreccio dei simboli disegnati sul corpo massiccio, pregusta il momento in cui, tra pochissimo, qualcuno lo aiuterà a «trovarlo». Ed esce di casa………………

Erasmo Notizie


E' on-line l'ultimo numero di "Erasmo Notizie", il bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia (15-30 Settembre 2009)


All’interno il Manifesto del Gran Maestro Raffi per il XX Settembre e la partecipazione del Grande Oriente d’Italia al Meeting dei Gran Maestri Europei.


Tra le tante notizie: gli sviluppi del progetto per l’Abruzzo "Una Luce per la Rinascita".

lunedì 14 settembre 2009

Storia Segreta, Adam Weishaupt e gli Illuminati


Iannaccone, autore di un libro che ha tracciato una nuova strada per la soluzione del “mistero” di Rennes-le-Chateau, e di un altro che ha gettato nuova luce sulla mitologia dei Templari, si è dedicato questa volta agli Illuminati di Baviera, il gruppo segreto più celebre della storia moderna. Come risultato il primo testo italiano che recupera la storia di Weishaupt e dei suoi discepoli con l'intento di fornire al lettore un saldo fondamento storico e un criterio chiaro per distinguere fra speculazioni fantasiose e fatti verificati.
Il libro narra la storia di questo gruppo di rivoluzionari di fine Settecento, il loro progetto, la loro parabola e la loro avventura umana, restituendo alla storia molti particolari deformati dalla leggenda. Racconta la vita di Weishaupt e dei suoi fedelissimi collocata nel ribollente periodo precedente la Rivoluzione francese.
Gli Illuminati sono spesso protagonisti di saggi, romanzi, articoli, ma quanti di questi testi gettano luce sulle vere circostanze delle loro azioni, senza la tentazione di romanzare la realtà ? Adam Weishaupt, personaggio ormai leggendario, viene speso considerato l'architetto delle forze oscure che complottano contro l'umanità. Ma si conoscono davvero le circostanze della sua vita ? E che rapporto c'è tra gli illuminati di Baviera e la setta onnipotente degli “Illuminati” ? Hanno davvero agito dietro molti fatti storici quali la formazione dello Stato americano e la Rivoluzione francese ?
Il testo recupera fonti e ricerche tedesche e francesi basate su documenti originali degli Illuminati di Baviera, prima che andassero in gran parte perduti durante la seconda guerra mondiale.

Un teschio pieno di sangue e simboli massonici. Arriva il nuovo Dan Brown


Washington, 14 set. - (Adnkronos) - Cresce l'attesa e cresce anche la tiratura: a sei anni di distanza da 'Il Codice Da Vinci' (82 milioni di copie vendute nel mondo con traduzioni in 51 lingue), domani arriva in tutto il mondo di lingua inglese il nuovo romanzo thriller dello scrittore statunitense Dan Brown, ambientato nell'America della massoneria.
''The Lost Symbol'' (Il simbolo perduto) sarà pubblicato in contemporanea negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna martedì 15 settembre, con una prima tiratura di 6,5 milioni di esemplari, di cui un milione e mezzo stampati in fretta e furia per far fronte alle crescenti richieste degli ultimi giorni dopo l'uscita di sapienti indiscrezioni e anticipazioni, come quelle apparse sul britannico 'Mail on Sunday'.
In traduzione italiana l'annunciato bestseller uscirà da Mondadori entro la fine del 2009. Teschi umani pieni di liquido rosso sangue, un misterioso personaggio tatuato dalla testa ai piedi, chiamato Mal'akh, la ricerca di un importantis­simo documento segreto, tra Washington e le piramidi di Giza, in Egitto.
"Il simbolo perduto" è ambientato a Washington e protagonista è ancora una volta il dinamico professor Robert Langdon dell'Università di Harvard (nel 'Codice da Vinci' aveva indagato sull'Opus Dei e i misteri della vita di Gesù), esperto in crittografia: la storia si svolge nel corso di sole 12 ore, con documenti da decifrare, insospettabili tranelli, oscuri e inquietanti misteri, Cia, giuramenti di fedeltà massonici e intrighi di potere.
Dopo Parigi, Londra e Roma, Dan Brown ha scelto Washington, città pervasa già nella sua stessa architettura e pianificazione urbanistica dal simbolismo massonico, come nuovo set del sequel del 'Codice Da Vinci', lungo 509 pagine nell'edizione americana pubblicata dall'editore Doubleday.
Secondo le anticipazioni pubblicate dalla stampa inglese, 'Il simbolo perduto' si apre con Lan­gdon che si sveglia di botto da un incu­bo in cui, bambino, è assieme al pa­dre in un ascensore della torre Eiffel in caduta libera. In realtà il professore di Harvard sta volando a Washington, dove è stato chiamato dal potentissimo Peter So­lomon, un filantropo e scienziato. Ma l'invito a Washington si rivelerà ben presto un tranello...
Una delle scene iniziali di 'The Lost Symbol' è ambientata nella casa del Tempio del consiglio supremo del 33esimo grado del rito scozzese antico e ac­cettato, a poche centinaia di metri dalla Casa Bian­ca. Qui un uomo sta per prestare giura­mento di fedeltà - per essere ammes­so al più alto rango della massone­ria internazionale - bevendo da un teschio un liquido rosso sangue.
Per contribuire ad accrescere l'attenzione intorno all'uscita del romanzo, il 'Washington Post' ha offerto ai lettori una mappa dei principali siti massonici della capitale, suggerendo i luoghi ''segreti'' in cui si nuoverà Langdon: dal Campidoglio all'Obelisco, dalla Casa Bianca fino al Masonic House of the Temple sulla 16/a strada.
''Con il romanzo di Dan Brown pensiamo di poter triplicare i visitatori, che ad oggi sono 10.000 all'anno'', ha commentato la direttrice della ''Casa dei massoni'', Heather Calloway. ''Siamo convinti che il nuovo libro potra' dare una spinta al turismo senza precedenti'', ha aggiunto.
Già la copertina di 'The Lost Symbol' (nella foto) conferma che la Massoneria sarà al centro della storia: si vede un'immagine del Campidoglio di Washington con una piramode, il numero 33 e la scritta latina massonica "ordo ae chao", cioè dall'ordine al caos.
Qualche indizio o allusione sulla trama, con giochi di parole e numeri, è stato sapientemente fatto circolare dall'editore di Dan Brown su Facebook e Twitter. Per il romanzo è stato creato un link speciale dal sito internet dello scrittore (www.danbrown.com), con tanto di conto alla rovescia in vista dell'uscita e con la scritta secca: "All will be revealed", tutto sara' rivelato.
Un indizio pubblicato su Twitter (29,979093 e 31,133891) ha fatto scroprire le coordinate geografiche delle piramide di Giza. E subito è scattato il collegamento con i simboli massonici, alla piramide immortalata sul dollaro, al massone George Washington e all'obelisco della capitale americana.
Altri indizi lanciati su Twitter riportano ad altri simboli massonici e riconducono ad un celebre monumento sul quale da anni gli appassionati di criptogrammi si scervellano: Kryptos che sorge nel campus di Langley, sul quale sono dipinti centinaia di lettere a forma di serpente. Riuscirà il professor Robert Langdon a risolvere il pittogramma e a battere sul tempo gli agenti della Cia che lavorano giorno e notte alla soluzione del mistero?
Come si conviene al bestseller internazionale assoluto della stagione 2009-2010 tutta l'operazione di marketing è stata pianificata nei minimi dettagli: l'autore Dan Brown è stato 'costretto' al silenzio (domani sarà intervistato dalle tv americane) e al tempo stesso straordinarie misure di sicurezza sono state prese dalla casa editrice americana Doubleday, società del colosso Random House, per impedire ogni fuga di notizia non concordata.
Per 'scortare' il sequel del 'Codice Da Vinci' nelle librerie americane saranno impiegati decine di vigilantes, così come gruppi di vigilantes sono stati messi a guardia dei magazzini dove sono custoditi i milioni di esemplari già stampati di 'The Lost Symbol'.
Oltre a impedire i furti di copie, è stato deciso anche un imballaggio speciale per il prossimo bestseller di Brown: sono stati confezionati pacchi da mille libri ciascuno, avvolti nella carta e poi ricoperti nella plastica, in modo da evidenziare subito agli occhiani dei 'guardiani' dei magazzini eventuali sottrazioni di copie.

venerdì 11 settembre 2009

11 Settembre 2001 - 11 Settembre 2009: Per non dimenticare!


Simboli e riti dell’Urbe misteriosa


Simboli alchemici, riti esoterici, apparizioni angeliche e demoniache e percorsi per iniziati, Roma è una città ricca di misteri che attraversano i secoli, tra mito, leggenda e religione. Una magia antica che si fa comprendere solo dagli «iniziati», ossia quanti sappiano andare oltre le apparenze. Così mentre nei cinema si proietta «Angeli e Demoni», ispirato all’omonimo successo di Dan Brown, e gli spettatori seguono le tracce degli Illuminati tra rimandi berniniani e angeli da Santa Maria del Popolo al Vaticano, gli appassionati esplorano la città a caccia di segreti da svelare.

D’altronde è la forma stessa di Roma a indicare precisi rimandi esoterici. Detta dagli antichi quadrata, malgrado non lo fosse, e sita in un cerchio di colli, unisce in sé le due figure geometriche simbolo della perfezione e del Sacro. Concetto che si esalta se si attribuisce la quadratura alla ripartizione in quadranti che culminavano nella fossa circolare scavata da Romolo per la fondazione e ritenuta un passaggio per gli inferi.

Il rapporto tra fisica e metafisica, visibile e invisibile, è espresso in più luoghi con simboli e figure criptici. Si comincia dalla chiesa di San Lorenzo in Lucina. Qui, sulla lapide di Nicolas Poussin è riprodotto uno dei suoi dipinti più famosi «I pastori d’Arcadia»: sul sarcofago al centro dell’opera è incisa la frase «Et in Arcadia Ego», per alcuni, un memento mori di ispirazione classica - «Anche io (la morte) sono in Arcadia» - per altri, incluso il biografo di Poussin, un messaggio più sibillino da interpretare come «La persona qui sepolta è vissuta in Arcadia», rimandando a un’ipotetica tomba di Gesù e inserendosi nella più ampia ricerca del Santo Graal. Non solo. Il paesaggio rappresentato, a lungo ritenuto d’invenzione, corrisponde invece alla località di Arques nei pressi di Rennes-le-Chateau, noto per i misteri che hanno per protagonista l’abate Saunière e la ricerca del Sacro Calice appunto. Quest’ultimo, per alcuni, si troverebbe proprio a Roma, a San Lorenzo fuori le mura, dove sarebbe stata posta la prima sepoltura del Santo, cui sarebbe stato affidato nel 258. Riferimenti iconografici lo legano però a Maddalena nella chiesa di Santa Maria in Trastevere. All’Aventino, l’appuntamento con misteri e codici è alla Villa dei Cavalieri di Malta, in piazza dei Cavalieri di Malta. Dopo la ristrutturazione effettuata nel 1764 da Giovan Battista Piranesi, l’intera area presenta figure che rimandano alla tradizione templare: l’Aventino sarebbe la «nave» dei Cavalieri che un giorno tornerà a veleggiare con chi avrà decifrato il messaggio. Impresa non da poco, visto che, a oggi sebbene le figure siano state interpretate singolarmente, non si è riusciti a comprenderne l’intero sistema. È un’iniziazione spirituale neoplatonica quella delle pitture di Palazzo Spada, dove si assiste all’esaltazione dell’amore come via che porta all’Assoluto, attraverso più livelli di conoscenza. Da «leggere» anche la fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini a piazza Navona: la tetrade dei fiumi e la forma piramidale della stele sono simboli pitagorici di perfezione divina, mentre le coppie di opposti rappresentano la lotta tra Bene e Male, ribadita dalla pianta della vasca «trafitta» dall’obelisco-sole con rimandi al culto orientale di Zoroastro. Non fu da meno Francesco Borromini che della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza fece un monumento al simbolismo massonico, prendendo le mosse dal Sigillo di Salomone per ricondurre il Cristianesimo, attraverso triangolazioni cosmiche a una spirale, metafora del cammino che l’uomo deve fare per avvicinarsi al cielo e rimando a una base spirituale comune all’umanità. Impossibile non farsi affascinare dalla Porta Magica a piazza Vittorio. Eretta tra 1655 e 1689 dal marchese Massimiliano Palombara, reca incise epigrafi e figure, che condurrebbero alla pietra filosofale e alla formula per creare l’oro. La Porta nasconderebbe un percorso di elevazione spirituale. Non c’è da stupirsi. Nella Città Eterna il rapporto con l’aldilà è molto stretto. Il Purgatorio ha un indirizzo preciso: la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, in lungotevere Prati, dove si trova il Museo delle Anime del Purgatorio con impronte di fuoco lasciate dai trapassati. Sotto i Fori si troverebbe l’Inferno, la cui porta sarebbe la Lapis Niger, tomba di Romolo. Non rimane che andare alla ricerca delle tracce mafiche.


di Valeria Arnaldi (http://www.ilgiornale.it/)