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mercoledì 30 marzo 2016

I luoghi della Massoneria Veneziana





Nel tipico percorso turistico che dalla stazione di Santa Lucia conduce a Rialto, troppo indaffarati a guardare le vetrine dei numerosi negozi od intenti ad immortalare una gondola di passaggio nei canali, il piccolo campo della Maddalena con l’omonima chiesa passa quasi sempre in secondo piano.
Uno sguardo fugace alla chiesa e poi via, mentre, se ci si soffermasse un istante ad osservarne la facciata, si rimarrebbe invece notevolmente sorpresi.







Dedicata a Maria Maddalena per celebrare, proprio nel giorno dedicato alla santa, lo storico trattato di pace tra Genova e Venezia del 1356, la chiesa originaria del XIII secolo, fu rimaneggiata più volte. L’attuale aspetto risale alla fine del XVIII secolo su disegno a base circolare dell’architetto Tommaso Temanza. La chiesa era in passato arricchita da un campanile che fu abbattuto nel 1888 perché pericolante.

L’elemento certamente più interessante si trova sopra il portone d’ingresso. Vi è una raffigurazione di un occhio circoscritto da un triangolo. Si tratta di un simbolo cristiano dove l’occhio rappresenta la Divina Provvidenza ed i tre lati equilateri del triangolo la triade composta dal Padre, dal figlio e dallo Spirito Santo. Interessante però far notare che si tratti di un retaggio dell’antico Egitto tramutato in significato cristiano: infatti l’occhio centrale originario era quello del dio sole Ra mentre la triade osirica del triangolo era costituita da Osiride, Horus ed Iside.






Questo tipo di rappresentazione, è utilizzata anche dalla massoneria. In questo caso abbiamo due significati diversi: Passato, Presente e Futuro (se si disegnano solo i tre punti che costituiscono i vertici del triangolo); l’Eternità se il triangolo è completo di lati.

Questo dettaglio non basterebbe certamente ad ipotizzare congetture sulla matrice massonica ed esoterica della chiesa. Gli indizi che supportano questa tesi sono altri. Sempre sul frontone della chiesa si legge la scritta latina:


SAPIENTA AEDIFICAVIT SIBI DOMUM
La traduzione in italiano sarebbe: “La saggezza si è edificata”
Come si può notare, non c’è nessun richiamo religioso ed è una frase sicuramente atipica per una chiesa. Anche la pianta circolare voluta da Tommaso Temanza insieme ad un unico altare centrale (fatto sostituire successivamente da due altari) potevano far ricondurre a concetti massonici.
La prova comunque più evidente si trova sulla pavimentazione dell’edificio sacro. La lastra tombale di Temanza, oltre a ricordare il 1789 come data della sua morte, reca tre noti ed indiscussi simboli di appartenenza massonica: la squadra, il righello ed il compasso incrociati tra loro.

Altri esempi della presenza della massoneria veneziana, si possono ritrovare sempre nel sestiere Cannaregio. In fondamenta della Misericordia, al civico 3598, si trova Palazzo Lezze. Eretto all’inizio del XVII secolo dall’architetto Baldassare Longhena, reca sulla facciata, all’altezza dei balconi, degli interessanti altorilievi con evidenti significati alchemici.









E’ risaputo l’utilizzo di simbolismi e di messaggi arcani nella massoneria. Non è chiaro se Palazzo Lezze fosse una delle sedi delle logge occulte veneziane. La prima di cui si ebbe effettiva testimonianza, nel 1774, si trovava in uno stabile in zona Parrocchia San Marcuola. Assunse invece agli onori della cronaca dell’epoca una loggia nel sestiere di Santa Croce. Si narra infatti che nel 1785, un falegname dovesse consegnare un armadio a Palazzo Contarini dove s’imbatté per errore in una sala con tende nere, arredi funebri e strani oggetti rituali. Impaurito ed insospettito, denunciò l’accaduto al Consiglio dei Dieci. Ne seguì un sopralluogo che condusse allo smantellamento della sala e conseguentemente alla scoperta della loggia segreta.






Esiste un alto esempio della presenza della massoneria in città. E' posto nel sestiere San Marco, nei pressi della Salizada San Samuele, al civico 3216. Al secondo piano del palazzo, quasi nascosto alla visuale di un semplice passante, si trova un bassorilievo che ricorda la sede della Scuola dei Mureri o l’antica Confraternita dei muratori, fondata nel 1200. L’emblema in marmo bianco che si può osservare, è stato realizzato nel 1482 e rappresenta una cazzuola, una squadra, un martello ed un filo a piombo.










di William Facchinetti Kerdudo
foto di William Facchinetti Kerdudo

Gran Loggia 2016, massoneria e cultura. Appuntamento al Palacongressi di Rimini dal primo al tre aprile


Gran Loggia 2016 programma

Nuovo appuntamento a Rimini dall’uno al tre aprile per la Gran Loggia 2016, l’assemblea annuale della Massoneria del Grande Oriente d’Italia che riunisce le logge italiane e le principali autorità della Istituzione liberomuratoria nazionale più importante.

L’appuntamento è al Palacongressi con il collaudato palinsesto di attività pubbliche a margine dei lavori dedicati agli iscritti.

Mostre, dibattiti, presentazione di libri, esposizioni di filatelia, arte massonica, rassegne editoriali delle più note case editrici che si occupano di Massoneria, un radio dramma, novità assoluta di quest’anno, e anche un concerto classico con musicisti di fama internazionale, sono eventi a disposizione di tutti. In evidenza la mostra del Servizio Biblioteca per i 70 anni della Repubblica e l’esposizione su Massoneria e Art Nouveau che celebra il massone Alfons Mucha.

L’allocuzione pubblica del Gran Maestro Stefano Bisi, per l’apertura del tempio ai non massoni nel primo giorno di lavori, sarà il momento centrale della tre giorni riminese. “I doveri dell’uomo, i diritti del mondo” è il tema generale della Gran Loggia di questa primavera.

Logo del Grande Oriente d'Italia per i 70 anni della Repubblica Italiana
L’Uomo ha diritto a tanti diritti ma ha anche l’immensa, ineludibile, universale responsabilità di garantire e applicare altrettanti necessari e inderogabili doveri verso gli altri esseri umani e verso la madre Terra. Sono in gioco i Futuri del Mondo, l’ecosistema, la stessa vita in tutte le sue forme sul pianeta. Il XX secolo è stata la culla dei diritti umani con la Dichiarazione del 1948, e dopo l’ultimo conflitto mondiale le costituzioni delle nazioni democratiche hanno codificato tanti diritti. Ma in parecchie zone del Globo essi non sono ancora in parte o del tutto garantiti. Tanti uomini, tante donne, tanti bambini sono ancora sotto il giogo del potere della ricchezza. Sono sfruttati, torturati, uccisi e non hanno ancora ottenuto quelle garanzie che l’Occidente e la cultura illuministica hanno apportato a beneficio dell’Umanità. In Africa come nelle favelas brasiliane come altrove nel mondo, la povertà, il diritto a una vita degna, a condizioni che non riducano l’Uomo a livelli quasi animaleschi, è una triste costante della vita quotidiana. E anche in Europa e nella nostra Italia le spire della crisi hanno fatto emergere la drammatica faglia della precarietà e dell’emarginazione. Ai nuovi poveri si aggiungono le bibliche ondate di rifugiati in cerca di diritti e di un futuro migliore. Ma oltre al rafforzamento e all’ampliamento dei diritti per tutti gli uomini, la nostra saggezza deve indirizzarsi più che mai verso la salvaguardia della nostra madre Terra che ci nutre e permette a tante specie di animarla. Le risorse non sono infinite e tutti noi abbiamo il dovere di garantire la rigenerazione delle bio-capacità. In una commovente lettera il capo indiano Capriolo Zoppo nel 1854 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, scrisse queste significative parole: “Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia.Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della  terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso”. È l’Uomo ad appartenere alla Terra. Il suo più grande dovere è rispettare la natura di Gaia come facevano gli antichi padri. La grande sfida umana del XXI secolo è questa. I Futuri del Mondo dipendono da tutti noi.
Il Gran Maestro Stefano Bisi
Gran Loggia 2016 a Rimini. Dibattiti, mostre, libri, arte, musica targati Grande Oriente d’Italia Gran Loggia 2016. “I futuri del mondo” e “La spiritualità che unisce” i temi al centro delle due tavole rotonde Gran Loggia 2016, Mozart in musica. Concerto il 2 aprile con i Maestri Bavaj e Castagna Gran Loggia 2016, le mostre del Servizio Biblioteca. Una è dedicata ai 70 anni della Repubblica Gran Loggia 2016, libri in rassegna. L’incontro con gli autori del Sevizio Biblioteca Gran Loggia 2016. Un radiodramma racconterà la morte di Achille Ballori Gran Loggia 2016, la mostra Massoneria Art Nouveau celebra il massone Mucha Gran Loggia 2016, per la filatelia tante iniziative. Anche per i 70 anni della Repubblica

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ALLEGATI

Tutto pronto per la Gran Loggia 2016, appuntamento a Rimini dal 1 al 3 aprile


gran loggiaDal primo al 3 aprile appuntamento al Palacongressi di Rimini, dove  le logge del Grande Oriente d’Italia parteciperanno alla loro massima assise
“I doveri dell’uomo, i diritti del mondo”. Questo il tema scelto per la Gran Loggia 2016 del Grande Oriente d’Italia  che si terrà al Palacongressi di Rimini dal primo al 3 aprile. Come di consueto la Gran Loggia ospiterà  dibattiti, presentazione di libri, mostre  e  rassegne editoriali. Momento clou l’allocuzione del Gran Maestro che parlerà nel tempio aperto a tutti nel pomeriggio del primo giorno alle ore 18. (Leggi il programma)
I futuri del mondo e La spiritualità che unisce, le due tavole rotonde 
Due le tavole rotonde. La prima si terrà in apertura della Gran Loggia e ha per titolo “I futuri del mondo”. L’appuntamento è per venerdì primo aprile alle 10,30 nella Sala del Castello Uno. Interverranno lo storico Marcello Flores D’Arcais e il giornalista Nico Piro che  spiegheranno  dove sta andando il mondo e si confronteranno sulle emergenze che ci assediano, dal  peggioramento ovunque degli indici sociali all’aumento senza precedenti della forbice tra ricchi e poveri, dal  grande esodo delle popolazioni civili dai fronti di guerre sanguinose, ai pregiudizi che circondano l’accoglienza, allo scoglio impervio della diversità e dell’integrazione, all’inarrestabile propagarsi del fondamentalismo islamico. Non solo. Si parlerà anche di diritti umani, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, che riassume i principi ispiratori dei documenti più solenni della Rivoluzione Americana (1776) e Francese (1789), una grande conquista di civiltà alla quale la Massoneria ha fortemente contribuito.
“La spiritualità che unisce” è l’argomento al centro della  seconda tavola rotonda  si terrà il giorno 2 aprile alle 17,30 nella stessa sala del Palacongressi e sarà dedicata alla spiritualità. Interverranno Luca Anziani, vice moderatore della Tavola Valdese , Arturo Diaconale, giornalista e consigliere di amministrazione della Rai,  Anna Foa, storica,  Marinella Perroni, teologa, Marco Politi, scrittore e giornalista. Al centro i grandi interrogativi che da sempre costellano il cammino dell’uomo e in particolare questo momento della nostra vicenda umana e le possibili risposte  utili a comprenderne gli sviluppi, le possibili evoluzioni future attraverso il confronto di realtà e modi di sentire diversi e di affrontare la sfida della vita.
L’aurora della Repubblica 
Ricco, come sempre, il programma di eventi del Servizio Biblioteca del Goi, che in questa edizione ha organizzato, tra le altre iniziative, una mostra intitolata “L’Aurora della Repubblica. La battaglia per il referendum attraverso la stampa e i manifesti” si inserisce nell’ambito delle manifestazioni che il Grande Oriente ha voluto dedicare allo storico anniversario, che sarà anche protagonista di un’emissione speciale da parte dell’Associazione italiana di Filatelia.  Durante la tre-giorni riminese si tornerà anche sul caso di Palazzo Giustiniani, che fu requisito al Grande Oriente dal regime fascista: oggi il Goi si sta battendo per affermare il proprio diritto alla restituzione almeno di  un piccolo spazio da adibire a museo. Alla storica sede del Grande Oriente d’Italia sarà dedicata a Rimini anche una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruisce l’assassinio di Achille Ballori avvenuto il 31 ottobre 1917 per mano di un folle.
Rassegna dedicata ai libri 
Tantissimi gli appuntamenti dedicati ai libri. A dare il via al ciclo di presentazioni sarà venerdì  a partire dalle 14,15  nella Sala del Castello Due il volume “Il mito della Pasqua” a firma del Grande Oratore Claudio Bonvecchio. Seguiranno: “Passi sulla via iniziatica” di Emilio Servadio, presentato da Bonvecchio; “Ivan Mosca. L’uomo, l’artista, l’iniziato” presentato da Francesco Indraccolo; “La libera muratoria e il mistero dell’accettazione” di Matthew Scanlan, presentato da Fabrizio Forno; “Libertè Cherie. Una loggia massonica nel campo di concentramento di Esterwegen (1943-1944), presentato dal curatore Claudio Masini; “Il generale nero. Domenico Mondelli: bersagliere, aviatore e ardito, presentato dall’autore Mauro Valeri. Nella giornata di sabato 2 aprile in rassegna: “Grammatica dell’ascolto” di Giampiero Comolli, presentato da Marco Politi e Anna Foa con la partecipazione del Gran Maestro Stefano Bisi; “Francesco tra i lupi. Il segreto di una rivoluzione”, presentato dall’autore Marco Politi; “Giordano Bruno”, presentato dall’autrice Anna Foa; “Massoneria e irridentismo” di Luca Manenti, presentato da Carlo Ricotti; “In cerca di Ipazia”, presentato dall’autore Moreno Neri. (Per informazioni dettagliate sulle opere vedi pagina 31 e 31 di questo numero).  La Biblioteca del Vascello, in trasferta a Rimini, ospiterà anche la presentazione delle due riviste del Grande Oriente, “Massonicamente” e “Hiram”, che è stata completamente rinnovata sia nei contenuti che nella veste grafica. L’appuntamento è nella Sala del Castello Due  con Gianmichele Galassi e Giovanni Greco.
Solidarietà, Fism in prima linea 
Solidarietà e diritti-doveri verso i più deboli sarà anche il tema della mostra multimediale che verrà allestita dalla Federazione Italiana di Solidarietà Massonica (Fism), organismo nato nel novembre del 2014 e presieduto dal Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, la cui mission è quella di mettere in rete le organizzazioni di volontariato di ispirazione libero muratoria e aiutarle a superare problemi e ostacoli burocratici per realizzare i loro obiettivi, che sono quelli di intervenire a sostegno dei più fragili.  Nel giornata del 2 aprile si terrà al Palacongressi la riunione dei soci della Fism e alle 18,30 un’assemblea con tutti i rappresentanti delle associazioni di volontariato massonico.
Massoneria e Art Nouveau
Lo spazio espositivo del Palacongressi ospiterà anche un’altra mostra a cura di Andrea Speziali: “Massoneria Art Nouveau. Mito dell’Istituzione nell’arte al tempo della Belle Époque”, e di cui Alphonse Mucha, che promosse la rinascita della Libera Muratoria in Cecoslovacchia  è stato uno dei rappresentanti più significativi  e tra gli artisti più amati, che continua ad affascinare il grande pubblico. La sua arte ma soprattutto il suo linguaggio comunicativo, innovatore e sensuale  rimane ancor oggi fonte d’ispirazione per i moderni pubblicitari e sotto certi aspetti inquadrarlo all’interno di una corrente artistica può essere riduttivo perché l’originalità del suo tratto, la genialità delle sue creazioni costituiscono un unicum artistico. Mucha venne iniziato a Parigi nel 1898 e fond nel 1919 la loggia “Jan Amos Komensky” all’Oriente di Praga,  ricoprendo in seguito la carica di Gran Maestro della Gran Loggia Cecoslovacca e infine nel 1923 assumendo la carica di Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio di Rito Scozzese Antico ed Accettato. Un impegno che si protrasse nel tempo, che lo coinvolse profondamente portandolo ad assumere il ‘supremo maglietto’ di una obbedienza massonica in un paese che visse pochi anni come una nazione libera, indipendente e democratica prima di essere schiacciato dalla barbarie nazista. E nella sua arte traspare spesso l’ idealismo, l’amore e l’unione spirituale per la sua patria anche se la sua natura cosmopolita lo rendeva cittadino del mondo.
Concerto dedicato al fratello Mozart
La sera di sabato 2 aprile, alle ore 20, è previsto un concerto dedicato a Johann Wolfgang Amadeus Mozart . Si esibiranno il pianista Lorenzo Bavaj, che in tutto il mondo accompagna il tenore José Carreras, e il violinista Andrea Castagna, anche lui artista di fama internazionale. Protagonista assoluto sarà la divina musiva del grande genio, universalmente acclamato come tale, autore in soli trent’anni di opere sublimi in ogni settore dell’arte del comporre.
Fiera del libro 
E come sempre, all’interno del Palacongressi, sarà presente nei tre giorni di Gran Loggia una piccola “Fiera del Libro” con numerosi editori specializzati in simbologia liberomuratoria e temi affini alla Massoneria, oltre che in  filosofia, letteratura, musica e arte.  Gli stand offrono anche libri antichi e rari, tra i quali è possibile sempre scoprire vere e proprie chicche.
I templari e i DeMolay
Nella giornata di  sabato 2 aprile anche due momenti dedicati ai DeMolay. Il primo è alle 10  nella Sala della Marina dove l’Ordine, che si ispira ai principi degli antichi cavalieri protagonisti delle Crociate e al quale appartengono tantissimi giovani tra i 12 e i 21 anni,  terrà una conferenza dedicata all’origine e alla storia dei Templari. E nel pomeriggio alle 15 l’associazione sarà impegnata in  un meeting internazionale.
L’agenda dei lavori rituali 
Venerdì 1 aprile – I lavori rituali della Gran Loggia cominceranno alle 15, quando le porte del Tempio si apriranno con il ricevimento dei rappresentanti dei corpi rituali; il ricevimento del Gran Maestro; l’ingresso del Labaro del Goi; gli onori alle bandiere italiane ed europee e il saluto al Presidente della Repubblica. La sospensione dell’Assemblea è prevista per le 17 con l’apertura del tempio ai non massoni, cui seguirà alle 18 l’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi.
Sabato 2 aprile – Si tornerà nel tempio alle 9,30 e si lavorerà fino alle 13  per poi riprendere dalle 15 fino alle 17,30. Alle 13,30 è prevista una Special Communication Italia Lodge2001 della Gran Loggia del Distretto di Columbia, Washington Dc.
Domenica 3 aprile – I lavori inizieranno alle 9,30 con il ricevimento delle delegazioni delle Gran Logge estere nel tempio. La chiusura è prevista per le 13.
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Repubblica70, i massoni marchigiani per la nascita della Repubblica. Convegno a Macerata il 15 aprile


Ad aprile il programma del Grande Oriente d’Italia che celebra i 70 anni della Repubblica italiana entra nel vivo. Incontri in più parti d’Italia distinguono questo mese e il 15 aprile sarà la volta di Macerata con il convegno “Il contributo dei Massoni marchigiani alla lotta antifascista e alla nascita della Repubblica”. L’incontro si terrà al Teatro della Società Filarmonica – dalle ore 16,30 – per parlare della storia della Massoneria e dei suoi esponenti nella regione impegnati a difendere la libertà durante il regime fascista e nel periodo della Resistenza e di avviare il processo democratico alla fine della guerra e con l’avvento della Repubblica. Rappresentanti illustri che furono in prima linea, come Oddo Marinelli e Giovanni Conti, solo per citare i più conosciuti, quest’ultimo vicepresidente della Costituente che lavorò al progetto della Carta Costituzionale presentato dalla Commissione dei 75 presieduta da un altro massone, Meuccio Ruini, celebrato a Reggio Emilia lo scorso 20 febbraio nel convegno che ha dato il via alle celebrazioni del Grande Oriente per il settantesimo anniversario.Macerata
Al convegno di Macerata portano contributi studiosi di cronaca locale e storici di prestigio come Santi Fedele, Ordinario di Storia contemporanea all’Università di Messina, nonché Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, che parlerà del movimento antifascista oltre confine e dell’attività dei massoni esuli per ricostituire il Grande Oriente in esilio, come Giuseppe Leti e Giuseppe Chiostergi. Altri interventi in programma sono quelli di Sergio Bellezza con “Massoneria di Palazzo Giustiniani: la persecuzione fascista e l’opposizione al regime. Il caso ‘Italia libera’. L’esempio di Pacifico Carotti e Pietro Pergoli”; di Rinaldo Fanesi che ricorderà Oddo Marinelli come “militante della laicità e dirigente politico”; di Luca Guazzati che illustrerà l’impegno di Giovanni Conti per la democrazia. Il presidente del Collegio Circoscrizionale delle Marche Fabrizio Illuminati presiederà il convegno le cui conclusioni sono state affidate al Gran Maestro Stefano Bisi.

Assegnato il Premio “Vincenzo Sciamè” riservato ai ragazzi dei Licei artistici di Roma


foto 2Domenica 20 marzo nel Centro Culturale Polifunzionale di “Casa Nathan’ , a Roma, alla presenza di insegnanti, studenti, genitori e di un folto pubblico, ha avuto luogo la premiazione degli allievi maturandi dei Licei Artistici della Provincia di Roma,  concorrenti al Premio “Vincenzo  Sciamè” 1° edizione, e ammessi alla mostra collettiva inaugurata il 14 marzo. Hanno partecipato al concorso gli allievi dei Licei Artistici : J. Romani di Velletri,  Enzo Rossi di Roma, C. G. Argan di Roma,  Caravillani di Roma , Guglielmotti di Civitavecchia. La Giuria, dopo attento esame delle 19  opere ammesse al concorso, ha conferito il 1° Premio all’opera “Dettagli”  di Stefano Borgi, Liceo Artistico di Civitavecchia   con la seguente motivazione: Per aver saputo leggere e interiorizzare le più intime sensazioni della pittura di Vincenzo Sciamè, dando una sapiente interpretazione della sua poetica e rifuggendo al tempo stesso dalla facile riproduzione. Nel processo creativo l’autore, con buona abilità tecnica, ha lottato per far fronte alle insidie del rosso, che si percepisce sotto le sofferenti velature, affrontandolo con determinazione per poi, reso più docile, virarlo definitivamente verso un grigio del tutto personale e originale.Borgi opera scelte coraggiose dimostrando un buon livello di maturità e rimane tuttavia in sintonia con i temi richiesti, avendo raggiunto la consapevolezza che il gioco della presenza/assenza, tanto caro a Sciamè, può essere affidato a soli pochi dettagli.
La Giuria ha espresso pure un particolare riconoscimento artistico per le seguenti opere: “Oltre”  di Federica Cela, Liceo Artistico di Velletri;“La lettura”  di Alessio De Girolamo, Liceo Artistico di Civitavecchia; “Rosso Sciamè”     di Sara Anna Gaeta, Liceo Artistico C. G. Argan, Roma.
La Giuria, inoltre, ha ritenuto di segnalare con menzione speciale il Liceo Artistico “Guglielmotti” di Civitavecchia per i risultati artistici conseguiti .A tutti gli allievi è stato consegnato un Attestato di  Partecipazione al Premio “Vincenzo Sciamè”. L’iniziativa è stata ideata e sostenuta dalla Garibaldi-Pisacane di Ponza-Hod n.160 di Roma, che ha voluto rendere omaggio a Vincenzo Sciamè, suo membro onorario, passato all’Oriente Eterno,  un artista che ha dedicato la vita all’arte. Grande impegno è stato messo in campo anche dal fratello Salvatore Rondello, della  Malachia de Cristoforis n. 567.

La Loggia Europa 1444 di Taranto il 18 marzo ospite a Bruxelles dell’Europa 57. “Siamo vicini ai fratelli e al popolo belga”


“Ai fratelli di Bruxelles della GLRB e al popolo belga giunga il nostro affettuoso abbraccio”. E’ il messaggio dell’ officina Europa 1444 di Taranto i cui rappresentanti, il 18 marzo scorso, pochi giorni prima degli attentati terroristici che hanno sconvolto la città e il mondo intero, avevano preso parte proprio a Bruxelles alla cerimonia di insediamento del Maestro Venerabile dell’ Europa 57 della Gran Loggia Regolare del Belgio, Stavros Papagianneas. La delegazione italiana , composta da Luca Tagliente , ex Maestro Venerabile della Europa 1444 , dal  Luca Nicola Raimondi, dal Alfredo Scotto Rosato e dal Maurizio Maggio, Ispettore Circoscrizionale della Puglia e da Massimo Celletti , della Labor at Veritatem 1136  di Viterbo, era  guidata da Giuseppe Angelo Russo , membro dell’ Europa 1444 di Taranto  e Gran Rappresentante della Gran Loggia Regolare del Belgio. Il giorno successivo i fratelli italiani avevano preso parte all’ innalzamento della colonne della “ La dicrète imperiale” di Bruxelles alla presenza della Giunta della GLRB E del Gran Maestro Jacques Francois che ha rivolto i saluti al Gran Maestro e ai Fratelli del Grande Oriente d’ Italia. Saluti ricambiati dai vertici del Goi e dal Gran Maestro Stefano Bisi. Nel corso dell’incontro è stata ribadita anche la comune volontà di costruire un’ Europa dove solo i principi massonici e la continua costruzione di essi da parte di tutti i fratelli potranno far superare questo momento di crisi di identità comune scandito dal terrore dell’ intolleranza.

Gran Loggia 2016, la Fiera del Libro. Il consueto appuntamento per i lettori di cose massoniche e non solo


libri
Anche quest’anno la Gran Loggia 2016 del Grande Oriente d’Italia presenta il consueto appuntamento con la ‘Fiera del Libro’ dove editori specializzati in Massoneria, simbolismo e scienze tradizionali propongono al grande pubblico i loro titoli più significativi. Sarà una vetrina dedicata non solo agli appassionati ma anche per chi desidera saperne di più, oltre i luoghi comuni e le facili generalizzazioni dettate da ignoranza e pregiudizio.  Erasmo NotizieNuovo Hiram e  Massonicamente, organi di cultura e informazione del Grande Oriente d’Italia, avranno uno spazio speciale che si affiancherà a una rassegna di libri di grande interesse per costituire una biblioteca a tema, patrimonio di ogni loggia, oppure per chi vuole dedicare uno scaffale della libreria di casa a letture sulla Massoneria. Non mancheranno le occasioni e i consigli, soprattutto per i giovani e i meno esperti.


Ecco il primo libro completo sul Rito di York





È finalmente disponibile il primo libro organicamente e coerentemente dedicato al Rito di York. Un testo destinato a diventare un punto di riferimento, con tutte le implicazioni esoteriche, cabalistiche, ebraiche della simbologia dei rituali di un Rito che, in Massoneria, è costretto a fare la differenza essendo il più antico tra quelli praticati e, soprattutto, il più diffuso nel mondo. «Rito di York» di Tiziano Busca è il quinto titolo della collana De Lantaarn, pubblicata dalla casa editrice Tipheret. Il libro sarà disponibile alla Fiera del Libro della Gran Loggia di Rimini, l'1, il 2 e il 3 aprile e presto sarà in distribuzione. È già possibile, però, ordinarlo dal sito dell'editore.

www.tipheret.org

Chiesa di S.Maria Assunta in Pieve Torina. Il Romanico nelle Marche


di Valentina Marelli


Tanto tempo fa, quando iniziai a capire che le chiese non erano solo luoghi di culto, facendo frequenti viaggi nelle Marche, appena possibile mi ritagliavo sempre del tempo, in compagnia di amici, alla perenne ricerca di luoghi da visitare. Le Marche, oltre ad essere una regione magnifica, è ricca di chiese, abbazie e chiesette risalenti al periodo Romanico. Se questo all'apparenza offriva una fonte inesauribile di materiale su cui lavorare, in realtà dava non pochi disagi visto che la maggior parte è prevalentemente chiusa; solo poche vengono aperte per il culto domenicale. Quindi si organizzavano dei veri e propri raid; eravamo diventati espertissimi: si entrava ad ascoltare la messa ed intanto si approfittava per dare un'occhiata intorno per cercare di identificare i particolare di maggiore interesse, a messa finita si faceva un giro con la macchina fotografica per “rubare” qualche scatto, e si usciva. Postumo era il momento della riflessione e dell'analisi dove puntualmente ti accorgevi che qualcosa ti era sfuggito e quindi toccava ritornarci e rifare tutta l'operazione. Ma era bello, ti dava proprio il senso della ricerca.

Un po così è successo per questa Chiesa, di cui pochissime sono le informazioni storiche che siamo riusciti a reperire; come infatti leggiamo “La Chiesa di Santa Maria Assunta si compone di due distinti corpi architettonici; la parte più antica risalente al XII secolo e la Parte nuova prospiciente la piazza. Gli interventi realizzati hanno interessato entrambe le porzioni del complesso, nella parte più antica sono stati eseguiti lavori di restauro delle coperture e dei paramenti in muratura in pietra, nella parte nuova è stato realizzato un pronto intervento nell’immediato post sisma del settembre 1997 che aveva provocato notevoli danni alle murature della Chiesa in particolare nella zona absidale e dell’altare maggiore (notevole lesione dell’arco) Da rimarcare che la Chiesa di Santa Maria Assunta di Pieve Torina è stata il primo edificio adibito al culto della zona riaperto al pubblico dopo il sisma del settembre 97, difatti è stata restituita al culto dei fedeli nei primi giorni del dicembre del 1997.”

È evidente, anche dalle immagini questa spaccatura architettonica, tanto che in effetti sembra formata da due differenti chiese. In effetti sembra proprio di parlare di due chiese differenti letteralmente attaccata l'una all'altra. La parte nuova è purtroppo quella meno interessante da un punto di vista simbolico in quanto era ridotta talmente male che evidentemente non è stato possibile la ricollocazione dei capitelli originari. Nella parte vecchia invece sono conservati un ciclo di affreschi estremamente interessanti, sono quelli di cui cercheremo di raccontare, cercando di evidenziare quelli che hanno attirato la nostra attenzione.

Da quello che ci ha raccontato il sacrestano la parte affrescata doveva in origine essere la cripta della chiesa e quindi trovarsi all'origine al di sotto del livello stradale; adesso visti i rimaneggiamenti è a livello quasi stradale; in poche parole adesso si può entrare anche da li. L'unica cosa che siamo riusciti a sapere è che la costruzione della cripta, realizzata con tre navate voltate, risale al XIII secolo. Poco sappiamo in termini storico /artistici circa il ciclo di affreschi, o meglio su di essi ci sono informazioni contrastanti: da una parte c'è chi sostiene che siano coetanei alla costruzione della cripta, altri invece che siano risalenti ad un paio di secoli successivi. Cerchiamo di attivare le sinapsi e di capirci qualcosa in più, anche perché poi quello che ci interessa maggiormente sono i significati che queste immagini avevano il compito di trasmettere.



Qui vediamo una bellissima immagine del 'Cristo Pantocratore', che è una raffigurazione di Gesù tipica tra l'altro dell'arte Medievale, in genere era collocata in una zona molto in vista della chiesa come ad esempio l'abside; in quanto è ritratto in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, nell'atto di benedire con le tre dita della mano destra, secondo l'uso ortodosso. È una raffigurazione molto comune, ne troviamo esempi nell'arte Bizantina ed in chiese sparse in tutta Italia, da Pisa a Capua, ed aveva una suo significato specifico; Il Cristo nel V secolo era considerato il principio organizzatore del cosmo, generato e non creato da Dio Padre, la chiave di comprensione della realtà e la risposta al mistero dell'esistenza. Il desiderio umano di ordine aveva trovato il suo esaudirsi in Gesù, il Logos incarnato, la ragione e la struttura del cosmo. Le implicazioni intellettuali e spirituali di questo significato di Cristo Cosmico sono avvertite ancora oggi, in quanto forniva una visione più “scientifica” del mondo, che è un concetto caratteristico proprio della teologia del V secolo. Particolare molto interessante, in quanto epoca in cui storicamente viene collocato l'inizio della ricerca della Pietra Filosofale da parte degli Alchimisti ad esempio. Molto in linea con il Vangelo di Giovanni che recita “in principio era il Verbo”.



In quest'altro punto abbiamo quella che a tutti gli effetti una raffigurazione della Sindone e poco più in basso appena sotto l'arco sembra esserci raffigurata il Mandylion o “Immagine di Edessa”. Di per se ad un primo e superficiale sguardo non sembra esserci nulla di strano se non fosse per il fatto che anche la Sindone ha una reputazione controversa; su di essa si dividono coloro che la credono essere il sudario del Cristo e chi invece la ritiene una reliquia Templare a conferma di cui esisterebbe la datazione del Carbonio 14 che la colloca in un periodo che va dal 1260 al 1390.

Ma l'immagine che ho adorato più di tutte è questa:


Una rappresentazione, dal mio punto di vista, della discendenza del Cristo e di Maria Maddalena. La figura che tiene in mano il bambino è senza dubbio il Cristo in quanto richiama l'immagine del Cristo Pantocratore; reca nelle mani una culla a forma di barca contenente un bambino. Siamo abituati oggigiorno ad interpretare l'immagine di una figura maschile con in mano un bimbo come quella di San Giuseppe; infatti questa raffigurazione potrebbe tranquillamente essere scambiata per la raffigurazione classica della Sacra Famiglia, ma ad osservatori esperti non può sfuggire che l'artista ha caratterizzato i due personaggi con abiti degli stessi colori: il Rosso ed il Verde, collocandoli in tal modo all'interno della stessa famiglia ma dando a Lei le caratteristiche cromatiche di Maria Maddalena che veniva appunto rappresentata con vesti rosse o verdi e con lunghi capelli rossi, fu imposto infatti per diversificare le due Marie, la sposa di Cristo Maria Maddalena quindi e Maria la madre, di caratterizzare la seconda con i colori del Bianco e dell'Azzurro.

Se a questo punto tutti i dubbi sull'identità dei personaggi sono fugati eccoli che, secondo l'uso in voga nelle famiglie regali, “presentano” la prole alla comunità, al popolo. Diversa è la Presentazione al Tempio che invece avviene alla presenza del Sommo Sacerdote.

Se vogliamo divertirci ancora un po' e cavalcare questa interpretazione potremmo spingerci a identificare la pianta che reca nella mani Maria Maddalena con L'Amaranto che nel vocabolario simbolico medioevale, e più precisamente in quello di interpretazione e costruzione dei simboli araldici, ha come significato: così si indica la pianta che non può marcire e simboleggia l'immortalità, la costanza; secondo il linguaggio dei fiori dell'Aymé Martin significa l'amore costante e fortunato.

Se, come siamo abituati a fare, collochiamo l'unione di Maria Maddalena ed il Cristo nell'abito simbolico dell'Unione Sacra delle Nozze Ierogamiche attraverso cui si ritorna l''Unità mediante l'Amore ecco che il percorso del nostro ragionamento si chiude in un cerchio perfetto.

Il bello della ricerca è quello di permettere ad ognuno di divertirsi a dare ai simboli l'interpretazione che più sente confacente al proprio percorso di senso; in linea con la logica di questa rubrica invitiamo chi ne avesse voglia di non prendere queste informazioni come Verità ma come spunti per costruire la propria di Verità.

Conto alla rovescia per la Gran Loggia di Rimini



Nuovo appuntamento a Rimini dall’uno al tre aprile per la Gran Loggia 2016, l’assemblea annuale della Massoneria del Grande Oriente d’Italia che riunisce le logge italiane e le principali autorità della Istituzione liberomuratoria nazionale più importante.

L’appuntamento è al Palacongressi con il collaudato palinsesto di attività pubbliche a margine dei lavori dedicati agli iscritti.

Mostre, dibattiti, presentazione di libri, esposizioni di filatelia, arte massonica, rassegne editoriali delle più note case editrici che si occupano di Massoneria, un radio dramma, novità assoluta di quest’anno, e anche un concerto classico con musicisti di fama internazionale, sono eventi a disposizione di tutti. In evidenza la mostra del Servizio Biblioteca per i 70 anni della Repubblica e l’esposizione su Massoneria e Art Nouveau che celebra il massone Alfons Mucha.

L’allocuzione pubblica del Gran Maestro Stefano Bisi, per l’apertura del tempio ai non massoni nel primo giorno di lavori, sarà il momento centrale della tre giorni riminese. “I doveri dell’uomo, i diritti del mondo” è il tema generale della Gran Loggia di questa primavera.

Come di consueto ci sarà anche la Fiera del Libro, dedicata alla Massoneria e agli Studi Tradizionali. Da segnalare lo stand della Tipheret, una delle più importanti case editrici di settore, che ha pubblicato tra l'altro l'ultimo studio di Massimo Agostini ("In nome della Dea"), Mauro Cascio ("Contributo alla critica del tempo e di me stesso"), le opere di Pasqually, Saint-Martin, Willermoz, Bricaud, Encausse, Prunelle de Lière, "Il segreto delle nozze di David e Betsabea" di Joseph Gikatilla e il saggio di Tiziano Busca sul Rito di York.

Fonte: GOI

Fichte e la Massoneria


di Marco Rocchi


In questa tavola del F.llo L.C. viene affrontato il tema dell'etica massonica, prendendo le mosse dall'opera di Fichte "Lezioni sulla Massoneria".

Per leggere clicca qui.

La prossima iniziativa del Capitolo De Lantaarn a Bologna, con Gabriele La Porta


Jesi, colletta per salvare l’Università. Partecipa la massoneria / Corriere Adriatico


Corriere Adriatico del 27 marzo 2016
Corriere Adriatico del 27 marzo 2016
ALLEGATI

giovedì 24 marzo 2016

Il Grande Oriente d’Italia ricorda le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine


fosseardeatine-300x109Il Grande Oriente d’Italia ricorda oggi i martiri delle Fosse Ardeatine, i 335 civili e militari italiani, che il 24 marzo 1944 furono barbaramente trucidati dai nazisti  nelle cave romane come rappresaglia all’attentato partigiano di via Rasella contro una pattuglia di soldati tedeschi. Fra questi combattenti per la Libertà, fra questi martiri finiti nelle mani spietate delle SS c’erano anche 18 massoni,  tra cui l’avvocato, Placido Martini, liberale, medaglia d’oro al valor militare alla memoria della resistenza e Silvio Campanile entrambi fratelli nella Loggia Pisacane fondata nel confino dell’Isola di Ponza dall’allora Gran Maestro Domizio Torrigiani. Dal loro sacrificio il 2 giugno di 70 anni fa nacque la nostra Repubblica, un anniversario che il Grande Oriente  è impegnato a celebrare con una serie di manifestazioni in tutta Italia.
Per la sua efferatezza, per l’alto numero di vittime e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, l’eccidio delle Fosse Ardeatine divenne l’evento-simbolo della spietatezza dell’occupazione nazista di Roma. Le cave scelte per l’esecuzione e  per occultare i cadaveri degli uccisi nel dopoguerra sono state trasformate in un sacrario-monumento nazionale e oggi visitabili.
Ecco l’elenco dei 18 fratelli sia del Grande Oriente che di Piazza del Gesù trucidati dai nazisti alle Fosse Ardeatine
GRANDE ORIENTE D’ITALIA
ALBANESE TEODATO nato a Cerignola nel 1904, avvocato
AVOLIO CARLO nato a Siracusa nel 1895, impiegato
CAMPANILE SILVIO nato a Roma nel 1905, commerciante
CELANI GIUSEPPE nato a Roma nel 1901, impiegato
FIORINI FIORINO nato a Poggio Nativo nel 1880, musicista
MAGRI MARIO nato a Arezzo nel 1896, colonnello di artiglieria
MARTINI PLACIDO nato a Montecompatri nel 1879, avvocato
RAMPULLA GIOVANNI nato a Messina nel 1894, colonnello di fanteria
VOLPI GIULIO nato a Fabriano nel 1907, impiegato
ZACCAGNINI CARLO nato a Roma nel 1913, avvocato
PIAZZA DEL GESÙ
BUCCI UMBERTO nato a Lucera nel 1892, impiegato
CANALIS SALVATORE nato a Sassari nel 1908, professore
FABBRI RENATO nato a Vetralia nel 1888, commerciante
GELSOMINI MANLIO nato a Roma nel 1907, medico
GRANI UMBERTO nato a Roma nel 1897, colonnello di aviazione
PALIANI ATTILIO nato a Roma nel 1891, commerciante
SCATTONI UMBERTO nato a Roma nel 1884, commerciante
VIVANTI ANGELO nato a Roma nel 1884, commerciante

Gran Loggia 2016. “I futuri del mondo” e “La spiritualità che unisce” i temi al centro delle due tavole rotonde


Gran Loggia 2016 programma“I doveri dell’uomo, i diritti del mondo”. La Gran Loggia 2016,  che si terrà al Palacongressi di Rimini dal primo al 3 aprile,  è dedicata a un tema di straordinaria attualità, a quel rapporto speciale che lega tutti  gli esseri umani gli uni agli altri attraverso la rete invisibile dei loro comportamenti e che ci ha portato fino a questo momento  della nostra storia.  Un tema che verrà approfondito nel corso di due tavole rotonde. La prima si terrà in apertura della Gran Loggia e ha per titolo “I futuri del mondo”. L’appuntamento è per le 10,30 nella Sala del Castello Uno. Interverranno Marcello Flores D’Arcais, storico, Nico Piro, giornalista e Vittorio Carlei, economista, che  spiegheranno  dove sta andando il mondo e si confronteranno sulle emergenze che ci assediano, dal  peggioramento ovunque degli indici sociali  all’aumento senza precedenti della forbice tra ricchi e poveri, dal  grande esodo delle popolazioni civili dai fronti di guerre sanguinose, ai pregiudizi che circondano l’accoglienza, allo scoglio impervio della diversità e dell’integrazione, all’inarrestabile propagarsi del fondamentalismo islamico, un mostro generato da sopraffazione, dalla miseria e dall’ignoranza e che sta mettendo a dura prova l’Occidente e il mondo intero. Non solo. Si parlerà anche di diritti umani, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, che riassume i principi ispiratori dei documenti più solenni della Rivoluzione Americana (1776) e Francese (1789), una grande conquista di civiltà alla quale la Massoneria ha fortemente contribuito.  La seconda tavola rotonda si terrà il giorno successivo 2 aprile alle 17,30 nella stessa sala del Palacongressi e sarà dedicata alla spiritualità. Interverranno Luca Anziani, vice moderatore della Tavola Valdese , Arturo Diaconale, giornalista e consigliere di amministrazione della Rai,  Anna Foa, storica,  Marinella Perroni, teologa, Marco Politi, scrittore e giornalista. Al centro i grandi interrogativi che da sempre costellano il cammino dell’uomo e in particolare questo momento della nostra vicenda umana e le possibili risposte  utili a comprenderne gli sviluppi, le possibili evoluzioni future attraverso il confronto di realtà e modi di sentire diversi e di affrontare la sfida della vita.
ALLEGATI

Equinozio di primavera. Tornata congiunta nella Casa Massonica di Palmi


Invito Equinozio PrimaveraIl 18 marzo si sono riunite, in tornata Congiunta, nella Casa Massonica di Palmi  le logge “E. Ferrari” n. 272 “Giuseppe Garibaldi” n 1213 all’Oriente di Reggio Calabria per celebrare ritualmente l’Equinozio di Primavera, simbolo della rinascita. Maestri Venerabili delle due officine si sono scambiati il maglietto, l’uno aprendo e l’altro chiudendo i lavori ed hanno tracciato due tavole, nelle quali hanno ricordato le origini ancestrali della celebrazione di questo evento.     A tutti i presenti è stato quindi fatto omaggio di un segnalibro riproducente un pinakes, vale a dire una tavoletta votiva, che rappresenta Persefone, seduta in trono accanto ad Ade, ritrovato a Locri dove si ergeva un tempio dedicato alla dea, il cui rito vive ancora a testimonianza della sovrapposizione dei riti cristiani a quelli pagani, a Bova, paese della provincia di Reggio Calabria, in cui la domenica delle palme si portano in giro delle “Pupazze”, sagome femminili costruite con foglie di ulivo, che rievocare l’entrata di Cristo in Gerusalemme ma che celebrano in realtà il  mito di Persefone ed il  ritorno della Primavera. I fratelli delle due logge, al termine della tornata rituale, si sono  riuniti in agape fraterna.

Il libro sacro nel grado di Maestro del Marchio


di Marco Galler

Il volume della Legge Sacra

Questo lavoro è dedicato all'approfondimento dei passi e dei riferimenti biblici sui quali il rituale di Maestro del Marchio è fondato; rispetto alle succinte riflessioni esposte al seminario di Almenno San Salvatore, tenterò qui di delinearne un "quadro" più completo e, se mi riuscirà, maggiormente ragionato.

I Lavori del grado si svolgono con il Libro aperto su Matteo XX, che narra la parabola degli operai mandati a lavorare nella vigna; tale passo, recitato per intero dal Venerabilissimo, fa tra l'altro parte integrante del rituale di iniziazione. In esso si racconta del proprietario di una vigna che consegna in tempi diversi, a più operai, il lavoro nel suo campo, concordando con ciascuno una giusta retribuzione; e del malcontento e del reclamo di coloro che più hanno lavorato, quando a fine giornata si accorgono che a tutti viene pagato lo stesso salario. Si deve qui intendere, ovviamente, che il proprietario della vigna è Dio, gli operai siamo noi, e la retribuzione ha carattere spirituale.
Ho sempre pensato a questa parabola nei termini di distanza, abissale, tra la giustizia divina e la giustizia degli uomini (nella cui ottica appare insensato premiare allo stesso modo il maggiore ed il minor lavoro). Una lettura solo un poco più attenta mi ha però condotto ad una "scoperta" sorprendente, che può anche assumere carattere di conferma per colui che ne possa aver già "sentore": essa è che in realtà non esistono due giustizie, diverse, una degli uomini e una di Dio; bensì una, una sola giustizia, la Sua. E se le cose stanno così, la difficoltà degli operai – la nostra, difficoltà - consiste in definitiva nella sola capacità di conoscere, e riconoscere, quest'unica giustizia.
Anche a cercarla, nella parabola non v'è traccia alcuna di ingiustizia. Ciò che illumina è la risposta data dal proprietario della vigna ad uno degli operai, in special modo l'inizio: «Amico mio, io non ti faccio alcun torto; non abbiamo pattuito un denaro? Prendi quello che ti è dovuto e vattene». Le lamentele degli operai non sono causate da inadempienza del datore di lavoro, né parziale né totale, verso alcuno di loro; egli rispetta pienamente l'accordo pattuito con ciascuno. Le lamentele nascono piuttosto dal sentimento di invidia provato da alcuni operai verso altri di loro ritenuti più fortunati, in ragione di un arbitrario confronto operato tra il caso proprio e quello altrui.
Mi pare si possa qui scorgere con discreta evidenza l'espressione di due principi, uno di divisione ed uno di unità: il primo è naturalmente assegnato al mondo degli uomini, caratterizzato com'è dalla tendenza alla separatività, alla difesa di una effimera esistenza, con tutto il bagaglio di illusori diritti che le fanno da contorno; il secondo è quello di Dio, che tratta tutti allo stesso modo, non riconosce superiorità né alterità di sorta, e paga ciascuno con la stessa identica 'moneta'. Nel testo non viene contestata la realtà del molteplice (più operai), né della diversità (il maggiore ed il minor lavoro); solo, vien posto l'invito a superare questo campo di separazione (individuale), per giungere ad appropriarsi di un punto di vista più universale, secondo il quale 'tutto è uno'. Ne dà conferma il rituale, ponendosi come fa nell'ottica del principio divino, laddove chiarisce quale debba essere l'insegnamento da trarre da questo racconto: «Che fra noi regna l'assoluta [sottolineo: 'assoluta'] uguaglianza. Né per anzianità, né per cariche, alcuno di noi ha maggiori diritti o minori doveri».
Se poi ci si sofferma sul "prendi quello che ti è dovuto e vattene", possiamo anche operare un collegamento con uno dei due fondamenti che caratterizzano l'iniziando al grado, il quale si rivela dapprincipio per la sua impostura: mi riferisco alla richiesta di un salario non dovuto (l'altro fondamento, per inciso, consiste nella presentazione di una pietra non lavorata da lui). Le condizioni nei due casi si potranno fors'anche considerare diverse, ma la 'morale', se vogliamo dir così, appare sostanzialmente la medesima: accettare quel che ci vien dato, senza lamentele, e non chiedere nulla che non ci spetti, sembrano molto le due facce di una stessa medaglia.
E per finire con la parabola della vigna, ecco cos'altro aggiunge il proprietario nella sua risposta all'operaio: «Io voglio dare a questi ultimi quanto ho dato a te. Non mi è lecito fare quello che voglio dei miei beni?». Come non riflettere che tutto quel che siamo, tutto quel che abbiamo, sia interamente dovuto alla Volontà del Principio Unico, o, se si vuol dire diversamente, Sua manifestazione? I 'beni', egli dice, sono suoi; se è così, come non compenetrarsi fin nel midollo della prospettiva per cui 'tutto è dono'? Di che lamentarsi, dunque! «O vedi di mal occhio che io sia buono?».

Veniamo ora alle letture veterotestamentarie recitate dal Venerabilissimo durante il compimento da parte del candidato dei quattro viaggi iniziatici. Dal Libro di Ezechiele, XLIV (44):
1° viaggio: «Egli mi fece ritornare per la via della porta esterna del santuario che si trova di fronte all’Oriente. Ma essa era chiusa».
2° viaggio: «Jehova mi ha detto: questa porta resterà chiusa; essa non sarà aperta e nessuno vi entrerà, perché Jehova, Dio d’Israele, vi è entrato. Essa resterà chiusa».
3° viaggio: «Solo il principe eminente potrà sedersi per mangiare il suo pane davanti a Jehova. Egli entrerà dal vestibolo della porta del Tempio ed uscirà per la stessa strada».
4° viaggio: «Jehova mi ha detto: Figliolo dell’Uomo, sforzati, con tutto il tuo cuore [mark well], a vedere con i tuoi occhi e ad ascoltare con le tue orecchie tutto quello che sto per dirti sulle disposizioni della Casa di Jehova e delle sue leggi. Tu farai attenzione con tutto il cuore all’entrata della Casa ed a tutte le uscite del santuario».
Queste letture, insieme ai viaggi cui sono intimamente legate, rese solenni dalla progressione dei colpi di maglietto delle tre Luci (da uno a quattro, numero simbolo del grado), ritengo possano con buona ragione venir considerate il 'cuore' stesso dell'iniziazione a Maestro del Marchio.
Nel rituale, esse si trovano tra due 'momenti' che a mio parere ne evidenziano la centralità. Ciò che precede è la fase di preparazione del candidato: scoperta la sua duplice impostura - come ricordavo: presentazione di una pietra non sua, e richiesta di un salario non dovuto -, egli viene ricondotto alle cave per ricevere istruzione "sulle regole alle quali obbediscono gli operai onesti"; reintrodotto quindi nel Tempio avvolto da quattro spire di una cordicella rossa, gli viene simbolicamente 'aperto' il cuore con altrettanti colpi di scalpello e mazzuolo. Mentre quel che avviene successivamente è la comunicazione dei segreti del grado, ma ancor più e soprattutto, il giuramento prestato all'ara, ginocchia a terra e mani incrociate sul compasso, sulla squadra, e sul Libro Sacro.
E cosa ci dicono queste quattro letture? Proviamo a dare una risposta.
Anzitutto, si potrebbe dire che non noi abbiamo scelto la Massoneria, ma la Massoneria ha scelto noi: «Egli mi fece ritornare per la via della porta esterna del santuario». Poi, che la via da noi intrapresa è, fra tutte, la più ardua e difficile, perché la sua mèta è, fra tutte, la più ardua e difficile (ché anzi: a rigor di termini, essa non ha in realtà comune misura con alcun'altra impresa): «Questa porta resterà chiusa; essa non sarà aperta e nessuno vi entrerà, perché Jehova, Dio d’Israele, vi è entrato». Quindi, che questa chiamata è davvero un'elezione, un dono che il Cielo nasconde alle moltitudini: «Solo il principe eminente potrà sedersi per mangiare il suo pane davanti a Jehova». Infine, che quel 'pane' da mangiare al cospetto di Jehova è nientemeno che 'divina conoscenza', Dio stesso che parla, e squaderna l'intero Universo – la Sua Casa - al nostro intelletto: «Jehova mi ha detto: Figliolo dell’Uomo, sforzati, con tutto il tuo cuore, a vedere con i tuoi occhi e ad ascoltare con le tue orecchie tutto quello che sto per dirti sulle disposizioni della Casa di Jehova e delle sue leggi».

Affrontando i passi biblici legati ai quattro viaggi, m'è incorso di parlare di centralità, di 'cuore' del rituale iniziatico; ciò nondimeno, non può esser posto in discussione che il senso ultimo della promozione - come viene chiamata - a Maestro del Marchio, debba individuarsi nel ritrovamento di quella pietra né rettangolare né quadrata, dapprima gettata tra gli scarti, eppure destinata a coronare la principale cupola del Tempio: la chiave di volta.
Nel rituale del grado abbiamo due passi della Bibbia che vi si riferiscono; non essendovene poi altri da trattare, m'avvio a concludere così queste riflessioni.

Il primo riferimento alla chiave di volta lo troviamo all'inizio dei lavori, allorché il Venerabilissimo, prima di dichiarare aperta la Loggia, si rivolge ai Compagni con una esortazione che conclude in questo modo: «Nel Libro Sacro sta scritto: "Sappiate che Io ho posto in Sion una preziosa pietra angolare, una solida fondazione; la pietra che non contava nulla per i costruttori diventa la chiave di volta del Tempio"». Il passo biblico riportato si divide in due distinte affermazioni; prendiamole brevemente in esame.
La pietra preziosa di cui si parla, indipendentemente dal riconoscimento degli uomini, è detta essere 'una solida fondazione'; ebbene, come prima cosa possiamo rilevare che tale qualità di 'fondazione', con l'annesso rafforzativo, viene attribuita alla pietra che nella costruzione è destinata ad occupare il punto più elevato. Una fondazione che sta in alto: tale è la chiave di volta. Come non pensare immediatamente al simbolo dell'albero rovesciato, ed alle sue radici celesti?
Vien detto poi dei costruttori, del loro gettar via quel che in seguito si rivela, anche letteralmente, fondamentale. Non è la pietra a mutare di qualità, né funzione: essa è e rimane il termine del Sacro Tempio, il punto focale su cui l'intero edificio poggia, e grazie al quale vive; e ciò, è da intendere, anche quando non venga riconosciuta, e si ritrovi abbandonata tra gli scarti. A cambiare sono invece i costruttori: da ottusi e ciechi, pensano di poter edificare la Casa del Signore soltanto con pietre rettangolari e quadrate, contrassegnate da un marchio conosciuto (ovvero: con le sole forze e capacità umane, individuali); accortisi però che il lavoro così concepito non può bastare, che il Sacro Tempio non potrà in tal modo venir mai ultimato, si mettono alla ricerca, e ri-trovano, quella sola ed unica pietra capace di conferire unità e completezza, e senso, alla costruzione divina (ovvero: non si giunge a Dio, che per mezzo di Dio).

Che la chiave di volta sia una 'pietra celeste', come si è implicitamente inteso, non può quindi già dubitarsi; ne abbiamo ad ogni buon conto ulteriore e definitiva conferma nell'ultimo passo biblico che ci rimane da considerare, inserito nel discorso che il Venerabilissimo rivolge al candidato allorché la pietra, da perduta che era, è ritrovata. In esso si afferma esplicitamente che la chiave di volta viene direttamente da Dio, non solo; è detto anche che essa vivifica e rinnova segretamente l' 'edificio' costruito secondo le regole dell'Arte: «A colui che vincerà, Io darò da mangiare della manna nascosta, Io gli darò una pietra bianca e su questa pietra sarà scritto un nome nuovo, che nessuno conosce, solo colui che la riceverà».
Sarà poi nell'Arco Reale, che la pietra scartata dai costruttori troverà giusta e perfetta collocazione, ma è qui, nel grado di Maestro del Marchio, che avviene il suo ritrovamento. Con essa, riceviamo nutrimento di un insegnamento più nascosto; e una nuova identità, affrancata da ogni ulteriore scarto e abbandono, perché è la – ritrovata - chiave di volta del Tempio.

Tiziano Busca illustra il simbolismo del Marchio in ebraico