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venerdì 29 aprile 2016

Ye Olde Cheshire Cheese – Il più antico Pub di Londra




di Valentina Marelli



Qualche giorno fa, intanto che mi accingevo ad accendere il Pc per lavorare alla stesura del mio nuovo articolo per questo Blog, che avrebbe dovuto avere come argomento  un luogo appartenente al Romanico Marchigiano, sono stata interrotta dalle notifiche di Facebook che mi segnalavano i ricordi di tre anni fa e della mia visita a Londra.

Scorrendo le foto mi sono chiesta se ci potevano essere spunti per altri articoli pescando magari elementi che avevo sottovalutato e che mi erano sfuggiti. Ed ecco che mi compare l'immagine di me stessa in uno dei posti più magici della terra, il più vecchio Pub di Londra!
Ed allora, intanto che la mia mente iniziasse a ricordare tanto da riuscire a sentire in bocca il sapore del merluzzo fritto e della salsa Bernese, mi sono detta: perché non divergere dal percorso e scrivere su questo?
Anche perché in fondo cosa sono i luoghi dello spirito se non delle porte che, anche se solo per poco tempo, ci permettono un viaggio in un'altra dimensione?

Ye Olde Cheshire Cheese non è solo un Pub è una vera e propria macchina del tempo, vi entri in una delle tante giornate frenetiche della City e ti ritrovi catapultato in un'altra Londra, la Londra di cui hai letto nei romanzi di Charles Dickens,  la Londra di Jack lo Squartatore, la Londra dei lampioni alimentati a gas e che avvolgevano tutto nella loro suadente luce gialla.

Lo potete trovare al numero 145 di Fleet Street. Siamo nel centro di quello che un tempo fu il quartiere del Tempio, a due passi dalla famosa Temple Church. Esattamente su Fleet Street che all'epoca era un corso d'acqua, il Fleet appunto,  che permetteva ai Cavalieri del Tempio di raggiungere il largo con le proprie imbarcazioni.




Il pub non si affaccia direttamente sulla strada e bisogna infilarsi in un piccolo passaggio pedonale per raggiungerne l’entrata. Si tratta di uno dei pub più antichi di Londra, se non il più antico in assoluto. Fu ricostruito nel 1668, dopo il Grande Incendio di Londra, e negli anni divenne il ritrovo dei grandi intellettuali residenti nella capitale inglese. Come dice la targa accanto all’ingresso, fra i suoi habitué si ricordano: Mark Twain, Alfred Tennyson, Sir Arthur Conan Doyle, W.B. Yeats e perfino Charles Dickens, che si dice abbia preso ispirazione per i suoi personaggi dagli avventori del locale. Tuttora lo Ye Olde Cheshire Cheese ha conservato la sua impronta tradizionale, e quell’aria un po'In perfetto stile britannico all'entrata del pub è affissa una lista di quindici Re, e dunque quindici regni, attraverso i quali il pub è sopravvissuto.  tetra che caratterizza ogni pub inglese che si rispetti. L’interno è un labirinto di corridoi, stanze e stanzette, poste su vari piani e collegate da gradini di legno e scale a chiocciola. 




In perfetto stile britannico all'entrata del pub è affissa una lista di quindici Re, e dunque quindici regni, attraverso i quali il pub è sopravvissuto.


 

Facendo per un momento i conti a mente questo Pub esiste da “almeno” 349 anni, ed esiste da tutto questo tempo letteralmente e genuinamente immutato nella sua struttura! In un mondo in cui siamo abituati all'impermanenza dei luoghi fisici spazzati via dalla necessità di un continuo cambiamento che si fa via via sempre più frenetico; pensare che esiste un posto a questo mondo che è lo stesso da quasi 400 anni è stupefacente ed emozionante. 

C'è un unica cosa da fare veramente ed è entrarci e sedersi a prendere un birra, e per un attimo chiudere gli occhi e respirare quell'aria che sa della segatura sul pavimento e quell'odore di malto misto al sigaro che ha in 400 anni impregnato i muri e il legno, e se si ha la pazienza di aspettare ancora un po' ecco avvertire quel retrogusto di cera sciolta delle milioni di candele che  per anni sono servite ad illuminare le sale scure. È il chiacchiericcio degli avventori a riportarti alla realtà che solo all'apparenza risulta cambiata negli anni, seppur con abiti diversi reiterano una tradizione che è indenne al passare del tempo. 



La Grande Assemblea del Rito di York in Canada



Il Gran Capitolo dell’Arco Reale nella Provincia dell’Ontario in Canada, originariamente chiamato Massoneria dell’Arco Reale nel Canada Superiore, si riunì per la prima volta il 19 Gennaio 1857. Il rituale manoscritto veniva prestato al Gran Sacerdote di ogni Capitolo con notevoli restrizioni. Dai verbali del Capitolo Keith n.4 si comprende che il 'lavoro' o 'rituale' era conosciuto come 'The Locke Book' – 'Il Libro Chiuso A Chiave' che veniva fornito chiuso a chiave con un lucchetto. Nel 1925 la Chiave di Volta, tutt’ora utilizzata nelle cerimonie del Gran Capitolo, è  in pietra calcare proveniente dalle cave, scoperte nel 1853, della Palestine utilizzate da Re Salomone per costruire il Tempio di Gerusalemme. La 158^ convocazione annuale del Gran Capitolo dell’Ontario si è svolta a St. Catharines nei giorni 14-15 e 16 del mese di Aprile 2016 e per la prima volta presente l’Italia con il suo Gran Rappresentante Compagno Fortunato Antonio Gaudio del Capitolo Diapason Domenico Migliori n.22 di Cosenza. Nella giornata del 14, dopo la chiusura degli accreditamenti, si è svolta una cena informale  dando a tutti la possibilità di fraternizzare. La giornata del 15 inizia alle ore 9.30 con l’apertura rituale dei lavori e alle 10. Il Comp. Fortunato Antonio Gaudio, Gran Rappresentante dell’Italia ed il Comp. Dario Mancuso, membro del Consiglio e Rappresentante per l’Italia vengono annunciati per primi dal Gran Pursuivat (Grande Attendente Araldo) M.Ec. Comp. George Knapp e scortati all’Ara.




Il Comp. Gaudio viene presentato ai tre Grand Principals, Most Ex. Comp. Brian Van Sickle primo Grand Principal; R. Ex. Comp. Alan Donovan secondo Gran Principal e R. Ex. Comp. George Napper terzo Grand Principal ed invitato, dal Comp. Van Sickle, a prendere posto ad Oriente.




Di seguito vengono annunciati ed introdotti i First Grand Principal dell’Alberta, Nuova Scotia, Newfound Land e Labrador a seguire i Most Ex. Hight Priest di New York, Ohio tutti accompagnati da numerosi Grandi Ufficiali e Compagni. Per ultimo viene introdotto con i dovuti onori i Past Grand First Principals dell’Arco Reale del Canada nella Provincia dell’Ontario Comp. Alan F. Walker, Ronald Paddle, George Gilford, Ronald P. Mandeville e Michael J. Bowman.

I lavori sono condotti dal Most Ex. Comp. Brian Van Sickle e vengono affrontati argomenti di svariata natura: Istituzionale, Culturale, Finanziaria, Amministrativa, Borse di Studio, Ricerca Medica, Relazioni Pubbliche. Tutti gli argomenti furono discussi a pieno il 14 e riepilogati quale atto dovuto nei confronti di tutti i Compagni nella Riunione del 15.
Prima della relazione conclusiva del suo mandato il Most Ex. Comp. Brian Van Sickle concede la parola ai vari rappresentanti degli Stati Uniti e del Canada presenti e per ultimo al Gran Rappresentate dell’Italia sottolineando che è la prima volta che l’Italia partecipa ai lavori dell’Arco Reale del Canada nella Provincia dell’Ontario. Presa la parola il Compagno Gaudio porta i Saluti dell’Eccellentissimo Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dell’Arco Reale in Italia Comp. Tiziano Busca, dei Grandi dignitari e di tutti i Capitoli Italiani.  Prosegue chiedendo al Eccellentissimo Comp. Van Sickle di raggiungerlo consegnandogli una medaglia ed un attestato che lo nomina Membro Onorario del Gran Capitolo italiano.


   

Terminata la prima parte della riunione e rientrati dopo un pranzo fugace l’assemblea prosegue con la trattazione di argomentazioni Costituzionali e di Giurisprudenza, il tutto condotto dai presidenti delle varie commissioni. Alle ore 15.30 sono terminati i lavori della giornata e dopo un meritato riposo ci si accinge a presenziare alla cena di gala.




Sabato 16 mattina alle ore 9.30 si riprendono i lavori e si procede con la proclamazione, a seguito della votazione effettuata il giorno prima, degli eletti quindi alla cerimonia di Insediamento dei tre Grand Principals nell’Ordine: Grand First Principal M. Ex. Comp. Alan Donovan; Grand Second Principal R. Ex. Comp. Georg Napper; Grand Third Principal R. Ex. Parar Suchak. Terminando con l’investitura dei 15 Sovrintendenti del Gran Capitolo.

Il neo eletto Grand First Principal Compagno Alan Donovan termina la sua allocuzione con un commosso ringraziamento augurando tutti un prospero cammino nell’Arco Reale.  Alle ore 13 vengono chiusi i lavori con una ritualità solenne.

Marco Rocchi a Lanciano


Si è svolta ieri a Lanciano la presentazione del libro di Marco Rocchi «Rinato nella pietra. Psicologia e antropologia dell'iniziazione massonica» (Tipheret) con Renato Galgano. Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Maurizio del Capitolo Gesualdo De Felici. Il volume impreziosisce la collana di studio curata dal Capitolo di Studio del Rito di York, De Lantaarn, che ha pubblicato sin qui la collettanea La Massoneria. Una simbologia in movimento che ha inaugurato il progetto editoriale, e gli studi di Mauro Cascio, Cristiano Turriziani, Tiziano Busca.

Marco Rocchi

La sala

Angelo Maurizio


giovedì 28 aprile 2016

Padre Richard Hay – La Storia di Rosslyn di Guillame Beaujeau




200 anni dopo la morte del fondatore della Cappella - sir. William St. Clair e del trascrittore del suo manoscritto, Sir Gilbert Hay - un altro possibile discendente, lo scrittore padre Richard Augustine Hay, canonico regolare di St. Genevieve in Parigi, e priore di Piermont, era al lavoro su un altro prodotto letterario collegato a Rosslyn.
Sua madre, Dama Jane Spottiswood, figlia dell’High Sheriff di Dublino, vedova di George Hay, figlio del Lord Registrar di Scozia, sposò in seconde nozze Sir James St. Clair di Rosslyn che morì nel 1699. Padre Hay, nato ad Edinburgo nel 1661, fu educato in Francia. I suoi lavori letterari includono memorie dei suoi tempi. Alla fine del 17° secolo egli fece una raccolta delle registrazioni storiche e delle carte di famiglia dei St. Clair ancora esistenti all’epoca. Il manoscritto comprendente questi dati, composto da 3 volumi, fu completato intorno al 1700. Parte di questa produzione fu successivamente pubblicata dallo storico James Maidment nel 1835 con il titolo “Una genealogia dei St. Clairs di Rosslyn comprendente i carteggi di Rosslyn”. Ne furono stampate solo 12 copie grandi e 108 tascabili. Il lavoro è tuttora incompleto e le originali Carte di Rosslyn vennero successivamente distrutte da un incendio.
E’ da questa opera che abbiamo appreso che la Cappella fu ideata da Sir William St. Clair, ultimo Principe di Orkney, nel 1446. Si dice anche che Sir William apportò significativi miglioramenti al Castello di Rosslyn.
Dopo la battaglia di Dunbar del 1650, le truppe di Cromwell comandante dal Gen. Monk assediarono e distrussero il castello di Rosslyn ed accasermarono la loro unità di cavalleria all’interno della Cappella. Quest’ultima fu ancora danneggiata dalla folla in occasione del saccheggio del Castello avvenuto in data 11.12.1688.
Padre Hay racconta che invecchiando il prodigo Sir William decise di costruire una casa a servizio di Dio con una lavorazione abilmente curiosa. “Realizzata per la sua soddisfazione e per la grandezza della gloria di Dio. Artigiani vennero fatti arrivare da altre regioni e da paesi stranieri, e causarono un’abbondanza quotidiana di tutti i tipi di lavoratori presenti come ad es. muratori, carpentieri, fabbri, carrettieri, ecc. Le fondamenta di questo raro lavoro furono gettate nell’anno del Signore 1446.  Per prima cosa prese vari materiali di legno di pino baltico e li diede ai carpentieri per scolpirli e consegnarli successivamente agli “stonemasons” come modelli da riprodurre in pietra. Siccome pensava che i massoni non avevano un conveniente posto ove alloggiare (to lodge) in prossimità del luogo ove stava costruendo la Cappella egli fece costruire per loro l’ancora esistente villaggio di Roseline (fine del 17° secolo)”.
Lo scrivano racconta che Sir Williams: “diede ad ognuno di questi una casa e terre … ricompensò i “masons” secondo il loro grado, così al Master Mason diede 40 sterline e di conseguenza ricompensò tutti coerentemente: gli scalpellini, i carpentieri ed ogni altro”.
Per dare una misura, a quel tempo (metà del 15° secolo) un taglio di manzo costava 3 pence e una pinta di birra un quarto di penny.
Sir William, il fondatore, morì nel 1484 e fu sepolto nella Cappella ancora in costruzione. Essa venne progettata a forma di croce quasi 5 volte più grande la sua misura attuale. All’epoca furono gettate le fondamenta che sono ancora lì e, se la struttura fosse stata completata su di esse, avrebbe le stesse dimensioni della Cattedrale St. Giles di Edinburgo!
Sir William fungeva da architetto, supervisore e direttore dei lavori (work master). La sua speciale posizione nei confronti delle Corporazioni sopra menzionate potrebbe qualificarlo come Patron.
Questo scritto è la traduzione di una parte del libro sottostante, acquistabile, in inglese, presso lo store della Cappella di Rosslyn:

Il Marchio, nel percorso del Compagno


di A.M.
(Capitolo La Culma di Bergamo)

Tiziano Busca illustra il Nome Nuovo in ebraico

La muratoria, quella operativa è ed era rappresentata da una parte con la Squadra che identificava e simboleggiava i Tagliatori, mentre il compasso era di diritto simbolo dei Costruttori,  il loro insieme i due simboli erano e sono la rappresentazione del  completamento della muratoria. Mi sono perso in alcune ricerche che io ho trovato di certo portatrici di interesse.
Difatti ho appurato che nella metà degli anni 60 del XV secolo,  un profano poi Apprendista, che  entrava a far parte della Loggia l’età minima fu fissata a 14 anni di età e aveva la scelta di poter decidere in quale delle due vie  procedere per la sua crescita. Se sceglieva di essere un Tagliatore gli veniva fatto dono di una Squadra, se un Arch Mason o costruttore un Compasso. Il colore dei primi era l’azzurro, dei secondi il  Rosso.
Solo gli Arch Masons, i costruttori, erano abilitati alla costruzione di strutture che portavano alla realizzazione di ponti e archi, che come sappiamo anche oggi comprendono notevole arte e maggiore perizia nel crearli e comporli. Sino ai tempi più moderni sebbene l’arte dei costruttori fosse ben diversa e strutturata per il compimento di opere 'chiamiamole superiori',  per il principio basilare della Muratoria, non si vedeva la ragione di attribuire un diverso status ai primi a discapito dei fratelli tagliatori. Difatti al fine del compimento totale di trasmutazione interiore la Forza è una Luce di dignità non inferiore alla Bellezza, e la Sapienza è il necessario complemento di entrambe.
Di conseguenza, Tagliatori e Costruttori vivevano su persorsi binari e molto simili, la cui differenza più prorompente si celava nel rituale di passaggio al 2° grado: la Pietra che nel rituale dei Tagliatori risultava perduta era la Pietra Angolare, nel rituale dei Costruttori la Chiave di Volta.
È certo quindi giusto, dal punto di vista iniziatico considerare la 'Pietra Angolare' e 'Chiave di Volta' come equivalenti, e lo stesso vale per gli attrezzi corrispondenti, ovvero la Squadra e il Compasso.
Nel passaggio alla Massoneria speculativa, si verificarono due fenomeni: la gran parte del simbolismo dei Tagliatori  venne accolto dalla Massoneria Azzurra, mentre parte del simbolismo dei Costruttori dalla Massoneria del Marchio.
Cambiamenti Considerevoli che non portarono certo ordine su molti aspetti del simbolismo massonico, e in particolare riguardo la collocazione di Compasso e Squadra. Gli Apprendisti tagliavano ed estraevano le pietre e il loro lavoro era principalmente  lo sgrossamento della stessa, Il compagno invece  interveniva e le levigava sino a quanto non gli sembravano pronte al loro uso presentandole al duro giudizio dei Sovraintendenti o in rari casi al Maestro. Qui abbiamo un punto focale di svolta, infatti si puo’ notare come il grado di Compagno d’Arte nacque e di certo si sviluppò tra gli operai delle Cave, quindi lo definirei il grado operativo per eccellenza e ad oggi purtroppo per i vari turbinii interni alla Massoneria dell’inizio, quindi con la nascita della speculatività i vari suoi perfezionamenti vennero cancellati del tutto fino a solo ritrovarli nei gradi collaterali della Massoneria del Marchio. A questo punto ci sarebbe molto da dire tra le ipotesi che poi hanno portato alla nascita e semplificazione di questo grado come lo si conosce oggi. Solo i rituali Emulation  tentano di tener vivo quelle tradizioni difatti per ogni passaggio rituale vengono consegnati  i giusti attrezzi al Fratello, quelli che poi dovrà usare per il suo lavoro,  al Compagno viene affidata la Squadra,  questo ci porta ad affermare che il Compagno è conoscitore per l’appunto della squadra.
 Nella massoneria Operativa, il Marcatore, detto anche, non a caso Compagno Esperto era sottoposto all’autorità del Sovraintendente. Un buon passo di una lettura che mi ha affascinato e stimolato alla tracciatura di questa tavola riporta:
Per il passaggio al grado di Compagno, il Candidato doveva preparare una rozza Pietra Squadrata come campione del suo lavoro, e il Sovraintendente ai materiali, doveva esaminarla prima che potesse entrare. Doveva portarla con sé quando entrava nella Loggia, e dichiarare che quella era tutto il suo lavoro. Gli veniva chiesto il segno e la parola di passo: Banai, Costruttore.
Manterrai Segrete le oscure e intricate Parti della nostra Scienza, non dischiudendole a nessuno tranne a coloro che già le studiano e le utilizzano.
Gli veniva poi consegnato un Regolo dell’esatta misura di un cubito, e veniva indirizzato all’angolo nord-est della Loggia perché provvedesse a completare la rifinitura della sua Pietra rozzamente squadrata; dopodiché questa veniva riesaminata dall’Ispettore e finalmente accettata, al che gli veniva comunicata la parola di passo.
Dopo un anno da Compagno, si poteva accedere al perfezionamento di Compagno del Marchio, il Candidato veniva condotto intorno alla Loggia per tre volte, e prestava giuramento inginocchiandosi di fronte alla Pietra Squadrata che aveva portato con sé.
Poi arriviamo agli Erettori: troviamo in certe Gilde un grado detto Bonai, i cui membri erano Collocatori ed Erettori. Il rituale di avanzamento a questo grado era uno dei più complessi in assoluto della muratoria operativa, ma vale comunque la pena di darne alcuni cenni.
Il Candidato dichiarava di essere una pietra marchiata e di cercare avanzamento; dopo varie difficoltà, veniva sollevato un velo che celava la parte occidentale del Tempio, e gli era dato finalmente di vedere i tre Gran Maestri seduti all’Occidente fianco a fianco.
Ora cerchiamo di fare un po di ordine in queste idee e ricerche sparse, si potrebbe affermare che dei Vari 'compagni' trovati nel nostro viaggio  il Compagno 'semplice' conosce la Squadra in modo approssimativo, non siamo neanche certi se i pezzi lavorati siano poi sottoposti alla sovraintendenza dei più Esperti Compagni, ma non credo, infatti qui non si ha la conoscenza di un Marchio con cui identificarli, e possiamo supporre che il suo ruolo si limiti a una seconda sgrossatura delle pietre.
Diversa è  la situazione per il Marcatore, che in virtù della sua perizia acquistava il diritto di apporre sulla pietra un marchio di identificazione. Del suo rituale di iniziazione conosciamo soprattutto la versione 'dei Costruttori', ma effettuate le debite trasposizioni l’impressione è che il frutto del suo lavoro sia ancora circondato  da parte dei  più anziani da un alone di diffidenza, e sottoposto a controlli molto severi e; solo nel grado successivo  del Costruttore,  la sua perizia viene pienamente riconosciuta.
I gradi di Marcatore e Costruttore corrispondono, nell’odierna Massoneria del Marchio, ai gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio.
A quanti chiedono come mai l’antico grado di Operaio del Marchio sia stato ben difeso fino a noi,  Un Compagno Erudito ha dato come risposta: la sua trasmissione è un preliminare necessario perché il Fratello possa meritare il Marchio  infatti, sebbene nella Massoneria Azzurra il Compagno sia stato provvisto degli attrezzi necessari per lavorare la sua Pietra, molte cose ancora non gli sono state insegnate, e in particolare l’uso della Squadra.
Quando un Fratello chiede di essere avanzato nel Marchio, tanto il Candidato quanto i due Compagni che lo accompagnano si presentano davanti ai Sovraintendenti portando le pietre da loro lavorate, e questi la studiano e usano la squadra per verificarne l’esattezza del loro lavoro. Fino a che punto la superiorità fondata sull’uso di questo attrezzo sia considerata importante, risulta chiaro nella cerimonia di Installazione dei Maestri Venerabili delle Logge del Marchio:
dopo la morte del nostro Maestro Hiram Abi nelle circostanze da voi gia conosciute, fu indispensabile elegere un nuovo Maestro per presiedere al posto suo.
Tuttavia, per ragione di un grande numero di Compagni competenti ed intelligenti, era difficile sceglierne uno senza offendere gli altri.
Fu allora deciso di selezionare nel giro dei Maestri Muratori del Marchio dodici fra quelli che avevano gia esercitato la funzione di Sovrintendente, considerati superiori agli altri.
In altre parole, i soli Compagni considerati idonei ad aspirare al soglio di Hiram sono i Sovraintendenti, ovvero coloro che conoscono l’uso della Squadra.
Fu loro detto di recarsi l’indomani mattina in un luogo determinato. Fu inoltre deciso che quello che prima avrebbe visto i raggi del sole sarebbe stato riconosciuto Maestro per occupare il posto di Hiram. Mentre la maggiorparte di loro guardavano verso l’Est, un Fratello si girò verso Ovest, proteggendosi gli occhi dalla crescente e abbagliante luce,  e vide un raggio di sole colpire il  Tempio. Cadde immediatamente sul ginocchio destro e fu immediatamente riconosciuto come legittimo successore di Hiram Abi.
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La Loggia “IV Novembre” n° 130 di Campiglia Marittima ricorda il Fratello Giuseppe Bianchi


La IV Novembre (130) di Campiglia Marittima (Livorno) ha deciso di devolvere il ricavato del tronco della vedova della Tornata dello scorso 16 marzo, che è stato pari a mille euro, alla Fondazione Cielo Stellato Onlus in memoria del Fratello Giuseppe Bianchi, appartenente all’officina e passato all’Oriente Eterno lo scorso 7 febbraio. Bianchi, nato a Bellano (Como) nel 1929, era stato iniziato a Piombino il 29 ottobre del 1959. La sua loggia insieme alle altre logge del territorio lo ricorda con grande affetto, sottolineandone l’impegno profuso negli anni Settanta a rafforzare le colonne del tempio. “Per molti anni –scrivono i suoi Fratelli d’officina- Giuseppe, uomo di specchiata onestà e integrità morale, è stato il punto di riferimento della Massoneria degli Orienti di Piombino e Campiglia Marittima e la sua disponibilità e capacità di unire tutti ha permesso di far prosperare lo spirito di Fratellanza in questo angolo della Toscana”.

mercoledì 27 aprile 2016

Festa annuale dello Shrine il 30 aprile

Gli Shriners Stan Laurel e Oliver Hardy nel film Sons of the Desert del 1933


È in programma il 30 aprile presso l’Hotel Melià di Milano la Festa annuale dello Shrine, la tradizionale cena di solidarietà della “Associazione gli Amici del N.I.S.O. onlus – Niso Shrine Club” organizzata per la raccolta fondi a favore dello Shrine International e delle sue attività benefiche. “Gli Amici del N.I.S.O” nasce nel 2004 con lo scopo specifico di organizzare e disciplinare la raccolta fondi dello Shrine Italia (beneficiario del 5 per mille) che è la delegazione dello Shrine Usa nel nostro paese. Alla Festa del 30 gennaio sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi, accompagnato da esponenti della sua Giunta. L’appuntamento è per l’aperitivo alle ore 19 e seguirà la cena alle ore 20. Durante la serata, una ricca lotteria consentirà la raccolta di fondi a favore del TransportationFund dell’Emirat Shrine, fondo del Tempio Europeo che sostiene i costi per il trasferimento dei bambini negli ospedali Usa dall’Europa e dei loro accompagnatori. Info e prenotazioni alla cena: niso@niso.it modulo di prenotazione anche su goilombardia.it.
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Gli Shriners Stan Laurel e Oliver Hardy nel film ‘Sons of the Desert’ del 1933.
L’Ordine paramassonico degli Shriners, fondato nel 1870, ha il proprio quartier generale a Tampa, in Florida, ed è uno dei più importanti enti filantropici laici del mondo che ha fondato e gestisce 22 ospedali nel nord America, specializzati nella cura di bambini ustionati o con gravi malformazioni ossee. Il costo sostenuto dallo Shrine lo scorso anno per il mantenimento dei suoi ospedali e per incrementare la ricerca è stato di circa 700 milioni di dollari. Moltissime le iniziative, con testimonial di eccezione, realizzate negli Stati Uniti per la raccolta fondi, come ad esempio lo Shriners Hospitals for Children Open, importante torneo golfistico al quale ha partecipato per sei anni consecutivi la star mondiale (e golfista) Justin Timberlake. Senza dimenticare l’interpretazione di due Shriners storici, come Stan Laurel e Oliver Hardy (massone), nel film del 1933 ‘Sons of the Desert’ (“I figli del deserto”).
Come raggiungere il Melià Milano Hotel

La Loggia Luce e Progresso di Cecina in aiuto di chi soffre


La Loggia Luce e Progresso (131) di Cecina ha una storia antica nel Grande Oriente d’Italia, una storia che da 135 anni la contraddistingue per il lavoro massonico dentro e fuori dal tempio per il bene comune. La sua sensibilità sociale ha lasciato segni inequivocabili nei documenti storici custoditi negli archivi comunali, nelle notizie pubblicate dai giornali dell’epoca e nelle cronache interne del Grande Oriente. Si va dalla realizzazione di una scuola serale popolare alla organizzazione di ripetizioni estive per studenti bisognosi, alle donazioni agli ospedali e agli orfani di guerra.
Oggi come ieri la Luce e Progresso è vicino a chi soffre e il suo ultimo gesto di solidarietà si è rivolto ai malati, quelli più gravi, attraverso una cospicua donazione all’Associazione Cure Palliative Bassa Val di Cecina che fornisce aiuto, cura e assistenza domiciliare ai pazienti oncologici in fase avanzata, aiutandoli a conservare la loro dignità. Il maestro venerabile Dino Ceccarelli, insieme ad altri membri della loggia, ha consegnato il contributo a Cecina il 23 aprile, nella sede della Luce e Progresso, nelle mani del presidente dell’Associazione, il professor Aligi Carnicelli, per l’occasione accompagnato dal suo tesoriere Giancarlo Ghilli. Marcello Lazzeri, decano della loggia, ha raccontato brevemente la storia della Luce e Progresso evidenziando identità e fini della Massoneria che per tradizione – e secondo i suoi statuti – opera per il bene e il progresso dell’Umanità. I rappresentanti dell’Associazione, nel ringraziare per il contributo offerto, hanno espresso soddisfazione per l’interesse dimostrato dalla loggia cecinese che si unisce a quello  di altri volontari, non massoni, che sostengono il loro operato. L’iniziativa della Loggia Luce e Progresso ha avuto risalto anche nella stampa locale.

Nati nella porpora




Dopo Il Bimbo e la Quercia, continua la storia appassionante di Berengario da Paradyse, ultimo allievo del grande teologo tedesco Meister Eckhart. Fuggendo dall'Inquisizione, Berengario è giunto a Costantinopoli dove viene chiamato alla corte imperiale come precettore dei giovani principi. Il destino legherà la sua vita al declino dell’Impero di Bisanzio, dilaniato dalla guerra civile, mentre gli Ottomani minacciano i suoi confini. D’ora in poi Berengario sarà diviso tra la ricerca spirituale e la lotta per salvare l’Impero.
La voce narrante è quella di Eirene, sua moglie, sorella del ministro imperiale Demetrio Kydones. È lei ad accompagnarci in questo viaggio pieno di misteri e colpi di scena in un mondo al tramonto, visto attraverso gli occhi di una donna, dipingendo un quadro affascinante che, dopo il primo volume imperniato sul misticismo di Eckhart, svela l’arcana spiritualità dell’Ortodossia greca e del Monte Athos. Prossimamente in libreria per Tipheret editore.

Un libro sull'alchimia




Pur risentendo della prospettiva positivista e della volontà dell’autore di collegare l’alchimia alla scienza medica o farmaceutica, vi sono degli aspetti che non possiamo non prendere in considerazione. Tra i vari insegnamenti e riflessioni che questa dissertazione offrono all’attenzione dei lettori troviamo quello di un possibile approccio allo studio delle così dette scienze occulte. In uscita per Tipheret.

La Grande Assemblea del Rito di York a Cipro


I Compagni del Grand Chapter of Royal Arch Masons del Rito di York di Cipro hanno svolto la loro tradizionale Grande Assemblea. Lo comunica al Sommo Sacerdote italiano, Tiziano Busca, il Grand Secretary Constantinos L. Agrotis. «Certi di poter presto avere occasione di poter lavorare insieme», ha scritto. Era presente il Generale Gran High Priest Louis Bartrand. Anche questo vuol dire essere il Rito più praticando nel mondo.
















La Montagna Incartata


di Luigi Malgherini


Lipari, la Massoneria del Grande Oriente d’Italia. Targa commemorativa per Domizio Torrigiani | Notiziario Eolie


Notiziario Eolie

martedì 26 aprile 2016

L’art Nouveau nella Collezione Parenti in mostra a Sogliano al Rubicone


Locandina bassa risoluzione
Nell’ambito della seconda Biennale del Disegno, è aperta dal 24 aprile al Palazzo Marcosanti di Sogliano al Rubicone, una mostra interamente dedicata al disegno nella Belle Époque. Sono oltre mille le opere di centinaia di artisti famosissimi esposte nella mostra ”L’Art Nouveau nella collezione Parenti. La grafica tra fine Ottocento e metà Novecento nel segno Liberty, Art Dèco e Futurista’’ che già nel titolo richiama lo stile e le correnti di un’epoca effervescente oggi in piena riscoperta. Il giovane critico Andrea Spezialiè il curatore della mostra che valorizza le opere nel periodo a cavallo tra fine XIX e metà  del XX secolo di proprietà di Roberto Parenti, geniale collezionista che ha raccolto un inestimabile patrimonio di arti grafiche. In rassegna cartoline, locandine e manifesti a firma di autori italiani e stranieri che presentano rari esempi di Art Nouveau nelle sue sfaccettature, dal Liberty al Modernismo, allo Stile Floreale, ma anche Jugendstil, Art and Craft e Secessione Viennese. Senza escludere il periodo dell’Art Dèco e del Futurismo. Per quest’ultimo la mostra gode della promozione da parte del Comitato 100 Sant’Elia.
Nell’esposizione trovano spazio anche opere di Alfons Mucha, tra i massimi rappresentanti dell’Art Nouveau, in questi mesi alla ribalta con una serie di mostre in tutta Italia, tra le quali “Massoneria Art Nouveau. Mito dell’Istituzione nell’arte al tempo della Belle Époque” realizzata i primi di aprile dal Grande Oriente d’Italia al Palacongressi di Rimini in occasione della Gran Loggia 2016. Curata sempre dal giovane Speziali, la mostra riminese ha evidenziato un aspetto di Alfons Mucha poco considerato e cioè quella della sua appartenenza alla Massoneria che influenzò parte della sua produzione come, ad esempio “Le Pater” la preghiera del Padre Nostro del 1899 commentata e illustrata dall’artista moravo, che è stata al centro della mostra del Grande Oriente. La pubblicazione esce l’anno dopo l’ingresso di Mucha in Massoneria di cui poi si fece promotore della rinascita in Cecoslovacchia, dove raggiunse prima la carica di Gran Maestro e poi quella di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato. “Le Pater” sarà in scena anche a Sogliano al Rubicone insieme ad altre opere della mostra del Grande Oriente d’Italia supportando, sotto questo profilo, la mostra ora in corso a Roma, nel complesso del Vittoriano, organizzata dalla Mucha Foundation in collaborazione con Artemisia Group.
La mostra ”L’Art Nouveau nella collezione Parenti’’ a Palazzo Marcosanti, diventato Museo per il Liberty su territorio nazionale, è organizzata dal Comune di Sogliano al Rubicone in collaborazione con il Museo di Arte Povera  ed è promossa da The World Art Nouveau. L’ingresso è libero.
Durata: 24 aprile-10 luglio | sabato-domenica dalle 15:00 alle 19:00; durante la settimana su appuntamento per scuole e gruppi | tempo di visita: 2/3 ore e mezza.

Massoneria e antifascismo: targa in memoria di Torrigiani | Il Giornale di Lipari


Il Giornale di Lipari 26.04.2016
L’articolo sul Giornale di Lipari del 26 aprile 2016

Repubblica70. L’evoluzione dell’Umanità nei fenomeni migratori. A maggio convegno a Reggio Calabria


Repubblica70, la lunga rassegna del Grande Oriente d’Italia che celebra il settantesimo anniversario della Repubblica italiana, il 14 maggio arriva in Calabria con il convegno “L’evoluzione dell’Umanità nei fenomeni migratori”. Il tema in esame a Reggio Calabria, sede dell’incontro, porterà alla ribalta, con l’aiuto di esperti, l’attualità del fenomeno migratorio, in Italia e in Europa, indagando sulle radici e sugli scenari futuri alla luce dei problemi sociali, economici e politici che si presentano e che sono sotto gli occhi di tutti.
Il convegno si svolgerà nell’Auditorium Nicola Calipari del Palazzo del Consiglio Regionale della Calabria, a partire dalle ore 9, alla presenza del Presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, che porterà i saluti in apertura, e del Gran Maestro Stefano Bisi al quale è stata affidata la conclusione dei lavori. Porteranno contributi Guido Salerno Aletta, editorialista del Gruppo Class Editori, Guido Bolaffi, presidente della Fondazione WeST, Mario Giuseppe Scali, consigliere per gli affari regionali alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Introduce Giorgio Cotrupi, coordinatore del Consiglio dei maestri venerabili di Reggio Calabria, modera Marcello Colloca, presidente circoscrizionale delle logge calabresi del Grande Oriente d’Italia. Si partirà dall’immigrazione nella storia dell’Europa contemporanea, fino a giungere alla crisi del fenomeno nel terzo millennio con i paesi di accoglienza impreparati, in assenza di politiche adeguate, a gestire i flussi e a tutelare i diritti fondamentali. In Italia, per cominciare, con il sud in prima linea a far fronte a quella che è ormai un’emergenza. Il titolo del convegno richiama però un valore e stimola la riflessione a considerare finalmente il fenomeno della migrazione come indice di evoluzione là dove identità diverse siano portatrici di nuovi impulsi, di crescita e di civiltà.
E proprio sul principio della ‘ricchezza della diversità’ si è incentrato il concorso della Borsa di Studio dell’Associazione Logoteta che sarà assegnata ai vincitori sempre il 14 maggio, alla fine dei lavori del convegno. La selezione ha raggiunto la decima edizione e si rivolge ai giovani studenti di Reggio Calabria che si cimentano con elaborati di natura letteraria e artistica.
L’evento reggino del Grande Oriente d’Italia  per il settantesimo della Repubblica italiana, aperto alla cittadinanza, si avvale dei patrocini del Comune e della Provincia di Reggio Calabria e della Regione Calabria.
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Il convegno “L’evoluzione dell’Umanità nei fenomeni migratori” del 14 maggio a Reggio Calabria
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E’ online il numero di “Erasmo” di aprile


erasmo aprile 2016E’ on line “Erasmo” di aprile. “I futuri possibili” il titolo di questo numero dedicato alla Gran Loggia 2016 –I doveri dell’uomo, i diritti del mondo- ai due dibattiti e agli eventi che si sono succeduti a Rimini dal primo al tre aprile. In apertura l’allocuzione del Gran Maestro, che ha richiamato i liberi muratori, alla luce delle gravi emergenze che affliggono il mondo, a battersi per favorire le prospettive di  crescita dell’umanità e per  ridurre ingiustizie e iniquità. In primo piano gli incontri che il Grande Oriente ha organizzato nell’ambito della rassegna per i 70 anni della nostra Repubblica: il dibattito sul tema della ricchezza della diversità, ospitato nella moschea di Colle Val d’Elsa e che è stato occasione di dialogo con la comunità islamica; il convegno sulla crisi e i diritti dei lavoratori alla luce della Costituzione italiana, che si è tenuto a Terni; e la tavola rotonda a Macerata sul contributo della Massoneria alla Resistenza. Spazio anche alla cultura e alle iniziative e alle notizie arrivate dagli Orienti. Leggi
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Simbologia gnostica ed esoterica della fiaba "Hansel e Gretel"

 Di Douglas Swannie



A molti di voi sarà familiare la fiaba di Hansel e Gretel. 

Faccio un riassunto della trama per chi non la conoscesse: vicino ad una foresta vive un taglialegna con sua moglie e due bambini, Hansel e Gretel. Muore la madre dei bambini e il taglialegna si risposa. È una famiglia molto povera, e a causa di una carestia, i due bambini escono per cercare del cibo. Ad essere precisi è la matrigna che suggerisce di portare i due bambini nella foresta e abbandonarli, ma i bambini sentono di nascosto questa atroce proposta, e quindi Hansel decide di raccogliere dei sassolini bianchi cosicché possano lasciare una traccia per ritornare a casa. Poiché egli riesce nel suo intento, i due bambini vengono riportati nuovamente nel bosco, ma portano con sé, questa volta, una fetta di pane, con cui marcano il sentiero lasciando cadere briciole lungo la strada. Tuttavia le briciole vengono mangiate dagli uccelli, e così i due bambini si perdono nella foresta. Dopo aver vagato per un po’, essi giungono, con l’aiuto di un uccello bianco che li guida (un meraviglioso simbolismo!), ad una piccola casa fatta di pan di zenzero e dolci, e Hansel ne stacca un pezzo per mangiarselo.

Improvvisamente la porta si apre e ne esce una vecchia che li invita a entrare. Li nutre con montagne di frittelle e frutta e poi li mette a letto. Quello che Hansel e Gretel non sanno è che la vecchia è una malvagia strega che li sta ingrassando così da poterli utilizzare nel suo piatto favorito: “bambini arrostiti”! I bambini vengono fatti prigionieri (Hansel è rinchiuso in una gabbia, mentre Gretel è ridotta in schiavitù) e la strega continua a dar da mangiare a Hansel, ma quando gli ordina di sporgere il suo dito attraverso le sbarre per vedere se sta ingrassando, Hansel imbroglia la strega mezza cieca sporgendo un osso secco al posto del suo dito. Infine, con una stratagemma, Gretel riesce a spingere la strega nel forno, preparato proprio per cuocere suo fratello, e a liberare Hansel. I due bambini trovano il tesoro della strega (una cascata di perle e pietre preziose), se ne riempiono le tasche e cercano di trovare la via di casa. Giungono ad una grande distesa di acqua, e un cigno bianco li fa traghettare: approdati dall’altra parte riconoscono la zona come i dintorni di casa loro, e qui arrivano con immensa gioia del loro padre, che li informa che la matrigna è morta nel frattempo (alcuni commentatori suggeriscono che la matrigna e la strega sono metaforicamente la stessa persona, perché la matrigna muore giusto quando i bambini uccidono la strega). E, come in tutte le fiabe, “vissero felici e contenti”.
Una grande storia di involuzione e di evoluzione! 

La casa del taglialegna è il mondo spirituale o divino, da dove tutti veniamo e dove alla fine tutti ritorneremo. La presenza nella storia della matrigna – notare come nelle fiabe le matrigne sono sempre cattive – indica simbolicamente l’esistenza materiale, il corpo fisico, nel quale sono discesi l’anima (Gretel) e lo spirito umano (Hansel). NB Nell’antica simbologia l’anima (cioè la mente, che ha impressa l’immagine divina o spirituale della nostra creazione e della nostra perfettibilità) è sempre femminile, mentre il spirito (o forza della vita) è sempre maschile. In due punti del racconto si nota la presenza di un uccello bianco, un chiaro segno della guida divina (lo Spirito Santo).
La casa di pan di zenzero sembra così invitante, ma è come il Paese di Oz (nel libro Il Mago di Oz), cioè un mondo strano, pieno di colori, meraviglioso, eppure spaventoso, ma non è il mondo “reale”, non è la loro “vera” casa. In ogni caso, l'anima e lo spirito entrano nel corpo fisico (la casa di pan di zenzero), ma, come capita anche a noi, si rendono conto che è come una vera e propria casa-prigione, in cui possono accadere, e purtroppo accadono, cose molto malvage (del resto, non è così anche nella vita terrena?). Come Gretel, siamo incatenati in uno stato di schiavitù, e ciò è in larga parte dovuta alle nostre false identità, ai nostri falsi sé, che erroneamente pensiamo essere la “persona reale” di ognuno di noi. La strega rappresenta simbolicamente tutte quelle forze negative, che cercano di sopraffare, o addirittura distruggere, lo spirito umano (Hansel); cose come le dipendenze, le cattive abitudini, le ossessioni, le compulsioni, l’attaccamento e il desiderio di tutti i tipi. Si noti, inoltre, il simbolo della strega cieca che palpa un osso secco: ciò rappresenta tutte quelle forze negative che sono cieche al nostro vero spirito. Credo inoltre che l'osso secco simboleggi soprattutto quell’intellettualità arida, che non è mai capace di discernere o conoscere le verità spirituali. Abbraccio fermamente l'uso della ragione nella soluzione dei problemi umani, ma c'è qualcosa di terribilmente triste e inadeguato nella ragione e nell’intellettualità arida, senza saggezza spirituale. 

Il fuoco nel forno rappresenta simbolicamente un evento o in momento speciale, in cui l'anima (Gretel) si risveglia --- e trova la libertà. Le ricchezze spirituali (simboleggiate dalle pietre preziose) sono alla nostra portata, ma prima dobbiamo attraversare la Grande Acqua (cioè la morte). L’anima e lo spirito alla fine vengono traghettate (il cigno bianco è uno psicopompo, come Hermes, Osiride, Lúg, Odino e Caronte), e sul lato opposto c'è …la Casa Eterna.

(Liberamente tratto e rielaborato da “Hansel and Gretel, or the story of you and me” di Ian Ellis-Jones)

70 anni della Repubblica: Massoneria, libertà e valori al centro delle giornate di studio del Grande Oriente d’Italia, Lipari dal 23 al 25 aprile | Agenparl



(AGENPARL) – Roma, 22 apr 2016 – Approda a Lipari la rassegna culturale Repubblica70 inaugurata a febbraio a Reggio Emilia dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia per celebrare il settantesimo anniversario della Repubblica italiana e che in queste settimane  sta realizzando convegni in varie città italiane, luoghi simboli del paese. L’appuntamento “Conversando su libertà e valori”, questo è il titolo generale dell’incontro liparese, si svolge dal 23 al 25 aprile, alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, con il patrocinio del Comune di Lipari ed è promosso dalle logge di Messina e dalla Francesco Crispi di Termini Imerese, in collaborazione con il Centro di studi eoliani, che hanno organizzato per tre giorni le Giornate di Studio dedicate a Domizio Torrigiani, il “Gran Maestro Martire” che la dittatura fascista confinò proprio nell’isola eoliana per quasi due anni. Nel convegno si parlerà di libertà e valori affrontando il tema “La libertà al confino” che, oltre a rievocare fatti e personaggi dell’epoca, esaminerà i nostri tempi e gli scenari delineati dalla nuova geopolitica in cui diritti e libertà appaiono minacciati da confini, fisici e ideali, che si credevano ormai superati. Il convegno di Lipari avrà due sedi: il 23 e il 24 aprile presso l’Hotel Tritone dove si svolgeranno i lavori del convegno e lunedì 25 a Villa Meligunis Hotel nei cui pressi il Gran Maestro Stefano Bisi scoprirà una lapide che ricorda Domizio Torrigiani nel luogo del suo confino. “Per il secondo anno consecutivo il Grande Oriente d’Italia sarà a Lipari il 25 aprile – anticipa il Gran Maestro Stefano Bisi -, (continua a leggere su Agenparl)

Massoneria: incontro del Grande Oriente d’Italia a Lipari | MessinaOra.it


Messinaora.it 22.04.2016

Nuova edizione di «Per colloquia aedificare»




Parte a maggio il nuovo ciclo di “Per colloquia aedificare”, la rassegna culturale curata dalla Loggia Pitagora-Ventinove Agosto (1168) di Palmi che nel 2016 ha raggiunto la sedicesima edizione. Sono tre gli appuntamenti in programma che quest’anno sono dedicati al tema “Initium, tra percorsi, sogni e segni”. Intervengono: il 27 maggio, il presidente del Collegio Circoscrizionale della Calabria, Marcello Colloca; il 14 ottobre, il Gran Maestro Onorario Ugo Bellantoni; l’11 novembre il Primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario.

Per tutti gli incontri, riservati agli esponenti del Grande Oriente d’Italia, appuntamento alle ore 19 nella casa massonica di Palmi.

Quando ero un bimbo di luce, tutti i colori vennero a bussare



Il celebre mosaico di Lod

Quando ero un bimbo di luce
tutti i colori vennero a bussare:
“Apri, apri”
dicevano alle mie pupille clementi,
e gareggiavano per rifrangersi
blu dentro il blu.
Il sole del crepuscolo mi scorse
suoi raggi come due trecce chiare
di bambine che conducono
una vacca con un vincastro.
Nella città di Lod
quando ero un bimbo di luce
le cime
mi sollecitavano:
“Sali, Sali”,
nell’abbraccio delle nostre vette.
Tutti gli steccati erano più bassi di me
basso
Quando ero un bimbo di luce
le distanze
mi assorbivano
nella rapidità
di un altro tempo.
Erez Biton
Da Canti di cecità, 2013

Erez Biton Nasce in Algeria nel 1942. La sua famiglia fugge dal paese nel 1948 e si trasferisce in Israele, prima in una baraccopoli e poi nella cittadina di Lod. Qui, ancora bambino, giocando con una granata, residuo bellico della guerra d’Indipendenza, Biton rimane gravemente ferito e perde la mano destra e la vista. Si laurea in scienze sociali e comincia a lavorare come giornalista. Presidente dell’Associazione scrittori israeliani, è una delle prime voci della lirica detta “mizrahi”, nonché una delle più originali. Emerge nel periodo in cui l’élite sionista si riconosceva solo attraverso l’identità europea e occidentale, ignorando o emarginando la ricca e millenaria cultura di centinaia di migliaia di nuovi immigrati dei paesi arabi. Nel 2015 Erez Biton ha vinto il Premio Israele per la letteratura e la poesia.

Sarah Kaminski, Università di Torino


Fonte

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