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lunedì 1 agosto 2016

Il Caino Gnostico - seconda parte


di Filippo Goti




Leggiamo i passi della Genesi, che investono il rapporto fra Caino ed Abele, e fra essi e Dio.

Genesi 4:1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore».
Genesi 4:2 Poi partorì da ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
Genesi 4:3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;
Genesi 4:4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,
Genesi 4:5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
Genesi 4:6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?
Genesi 4:7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo».
Genesi 4:8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Genesi 4:9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?».
Genesi 4:10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!
Genesi 4:11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.
Genesi 4:12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
Genesi 4:13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono!
Genesi 4:14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere».
Genesi 4:15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.
Genesi 4:16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Da questa lettura emerge che Caino è il primogenito di Adamo ed Eva. Per l’antica legge naturale a lui è destinata la proprietà delle terre, mentre al fratello minore è demandato al governo del bestiame. È utile ricordare, come nelle società dedite alla pastorizia e all’agricoltura, che colui che è proprietario della terra, è proprietario anche di tutto quanto su di esse era presente. In ultima analisi Abele altro non è che il governante delle greggi, sottoposto, come da tradizione, al potere del fratello maggiore.
Caino lavora la terra, ne regola la produzione, vive dei frutti della stessa in armonia e pace, mentre Abele trae il proprio sostentamento dal bestiame, che pascola sulle terre del fratello maggiore.


Di questo racconto vi sono almeno tre chiavi di interpretazione.
La prima vede il tentativo di sovversione da parte di Abele dell'ordine dinastico, che lo vedeva secondo rispetto a Caino. Una sovversione mediante il sacrificio di sangue alla Divinità-Autorità, di cui è richiesto l'intervento. In tale ottica Caino, uccidendo il fratello, semplicemente preserva il legittimo diritto di erede dall’ingiusta azione del fratello.
Una seconda lettura suggerisce il rifiuto alla circoncisione, simboleggiata dal sacrificio degli animali primogeniti, come purificazione e ammissione alla comunità. Indicando, al contempo, l’esistenza di un'altra realtà sociale e religiosa, che trova fondamento in riti non legati alla carne e al sangue. Due diverse realtà,  di difforme elevazione spirituale.
La terza lettura può avvenire in chiave psicologica dove Caino ed Abele altro non rappresentano che i due aspetti della composita e conflittuale condizione dell'uomo.
La Natura Superiore (Caino), legata alla metodica armonia, al rispetto dei cicli solari e lunari e la Natura Inferiore (Abele), che si nutre degli aspetti della carnalità, entrano in drammatico conflitto. Attraverso la morte iniziatica la prima trionfa sulla seconda, attirandosi però le ire delle potenze che lavorano affinché l'uomo rimanga legato alle cose di questo mondo. Queste potenze nello gnosticismo assumono il nome di Arconti, espressioni spirituali impure nate dall’errore della Sophia. Le quali nutrano gelosia per la natura spirituale dell’uomo: una natura che è emanazione del Dio prima di Dio.
Ecco quindi come lo gnostico rinasce per mezzo di questa catartica prova come "diverso" fra i suoi simili. Egli vive e percepisce le cose tutte non attraverso i sensi materiali, ma attraverso il segno : il marchio della Gnosi. Divenendo un perenne fuggiasco dalle cose di questo mondo, estraneo ed alieno alla comunità carnale, in radicale antagonismo verso l'ovvio e costante tributo di sensi che deve essere onorato al Signore del Mondo. In tale ottica lo Spirito, rappresentato da Caino, ha primogenitura rispetto alla carne, rappresentata da Abele. Esso viene bandito, osteggiato e ingiuriato in questo mondo senza però giungere a distruzione, in quanto da contenuto alla forma: animando la materia stessa.
Il Demiurgo e gli Arconti odiano e schiavizzano lo Spirito, ma in assenza di questo tutto il loro reame collasserebbe rovinosamente. Siamo qui davanti ad un'identificazione in Caino della componente spirituale, nobile ed elevata dell'animo umano, in Abele della natura carnale, e nel Dio li rappresentato degli agiti psicologici legati alle pulsioni e compulsioni che più ci legano ad una dimensione mondana ? Lascio ad ognuno di noi la risposta a questo quesito.
Alla luce di quanto detto, siamo innanzi ad una volontà degli gnostici di formare un’esegesi originale del testo originale? Ad un'allegoria dissacrante? Alla pretesa di inficiare il valore di tutto l’Antico Testamento? Sicuramente queste triplici inflessioni possono essere presenti nelle varie scuole gnostiche, che si sono cimentate in tali sottili inversioni, ma non dobbiamo dimenticarne una quarta che per importanza sopravanza le precedenti. Essa è rappresentata dall'anelito salvifico, che trova viatico nella sola conoscenza, e che rende lo gnostico degno di essere tale. Un ardente desidero che non può non concretizzarsi in una rivolta verso le cose di questo mondo, verso le convenienze, e incarnarsi in un doloroso processo di autocoscienza ed abiura di quei comportamenti che ci rendono più simili ad animali, piuttosto che a figli di un Dio di puro Spirito.
Il sacrificio animale quale allegoria del ciclo della vita e della morte, dell'esplosione emotiva e sensoriale, del potere inebriante e oscurante della carne, ma anche del coito sessuale. Della cecità che anima il gesto di distruggere, di togliere, di sprecare la vita in virtù di un comandamento, di un impulso cieco e non ragionato, che ottenebra la mente dell'uomo, costringendolo ad un barbarico scempio. Il sacrifico è l'olocausto che ogni giorno l'uomo impone a se stesso, al proprio corpo, alla propria mente, e alla propria anima. Attraverso la corruzione della carne, i bassi pensieri , le superstizioni e il cattivo uso delle facoltà intellettive, ed infine l'avvelenamento emozionale dell'anima.
Non è impossibile ravvisare nel racconto biblico di Caino, una similitudine di messaggio con le parole che compongono i seguenti passi del Vangelo di Matteo:

Matteo 10:34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Matteo 10:35 Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
Matteo 10:36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.

Dove il Cristo, il portatore del verbo del Dio prima di Dio, restauratore della comunione fra la vera fonte e i suoi figli dispersi, indica proprio in ciò che più ci lega a questo mondo, come risieda il veleno del mondo, e la causa di separazione da Dio.
Prima di concludere, un'ultima riflessione legata al luogo dove Caino va ad abitare, dopo l'abbandono della propria terra. Egli prende dimora a Nod, nelle terre di oriente, dove quindi sorge il Sole.

Ecco quindi un Caino legato al culto solare, e portatore di una verità, di un segno che assume il valore di un simbolo di conoscenza, acquisibile solamente attraverso la ribellione, e la morte interiore: le Porte dell'Eterno Oriente si aprono, donando la Luce a colui che ha dominato la propria natura inferiore, e viene ammesso ai riti del fuoco.