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venerdì 8 dicembre 2017

Domani a Cagliari ri riunisce l'Alto Ordine del Gran Sacerdozio



Sabato 9 Dicembre presso la casa dei Liberi Muratori del Grande Oriente d'Italia si riunisce, per la prima volta a Cagliari, l'Alto Ordine del Gran Sacerdozio del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale d'Italia.

Alla riunione della Convenzione dell'Ordine dell'Alto Gran Sacerdozio partecipano tutti i Gran Sacerdoti e Past Gran Sacerdoti dei Capitoli dell'Arco Reale.

Saranno presenti per l'occasione a Cagliari l'Eccellentissimo Presidente della Grande Convenzione dei Gran Sacerdoti consacrati, il Comp. Mauro Luzi, ed il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale d'Italia, l'Ecc.mo Comp. Tiziano Busca.

  

È online MASSONICAmente, periodico del Grande Oriente d'Italia




Inaugurata l'illuminazione del campo sportivo di Norcia. Donazione del Grande Oriente d'Italia


Oggi a Norcia c'è aria di festa.
Al campo sportivo, alla presenza del sindaco Nicola Alemanno, del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi, di tantissimi Liberi Muratori, di giovani calciatori e cittadini, sono state accese le luci, si è tagliato il nastro inaugurale e, al suono della banda, si gioca in notturna.


Nuova illuminazione per lo stadio/Corriere dell’Umbria


Covegno il 16 dicembre a Sassari dedicato ad Armando Corona


Il Collegio dei Maestri Venerabili della Sardegna, del Grande Oriente d’Italia, sabato 16 dicembre, alle ore 16,00, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Sassari, ricorderà, con un convegno,  la figura, del dott. Armando Corona, già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ex Assessore Regionale ed ex Presidente del Consiglio Regionale della Regione Sardegna.
I relatori ne delineeranno la figura del massone, del politico e del medico. Tra gli altri, lo storico, Gianfranco Murtas tratterà a 360 gradi “l’umanità integrale” di “Armandino”, l’on Pietrino Soddu, all’epoca Presidente della Regione Sardegna, ci parlerà del  politico nel progetto dell’unità autonomistica della fine degli anni settanta, il dott. Sergio Vacca, dell’eclettismo poliedrico.
Presenterà e modererà il convegno Giancarlo Lucchi.
Chiuderà i lavori, il dott. Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.
Il Grande Oriente d’Italia, ormai da tempo si è aperto alla società profana per affermare e testimoniare con forza i valori universali della massoneria per il progresso dell’umanità.
ALLEGATI

Donazione della Loggia Mimosa n° 985 di Bordighera a sostegno dei progetti di inserimento dei disabili


Ancora concretezza, spirito di servizio, attenzione per l’Altro e buona volontà fraterna dall’Imperiese massonico: infatti, domenica 3 dicembre  presso la sede del Centro Sociale SPES di Ventimiglia è stata celebrata – alla presenza del Sindaco Enrico Iaculano – la Giornata Internazionale dell’Handicap, evento riconosciuto a livello internazionale, e nel corso della cerimonia, alla presenza di un folto pubblico, è stato consegnato alla Associazione onlus un assegno di quattromila euro (€ 4000/00) dalla loggia ‘Mimosa’ n.985 all’Oriente di Bordighera. Il contributo dei Fratelli andrà a sostegno dei progetti di inserimento lavorativo in cooperativa sociale di persone con disabilità. In rappresentanza della Loggia ‘Mimosa’ erano presenti i Fratelli Stefano Ambrogio, Mario Tarducci, Giovanni Govoni, Elio Ballestra, Giuseppe Agate e Vincenzo Russi, i quali si sono poi fermati a pranzo, ospiti della SPES e del Presidente del Sodalizio Matteo Lupi. Iniziative come questa dell’Officina ‘Mimosa’ rendono onore al Grande Oriente d’Italia e ben testimoniano del proficuo Lavoro svolto all’interno dell’Istituzione massonica: quando è tale, in effetti, il risultato è presto evidente anche per il territorio (inteso nella sua totalità geografica e morale) di cui la Loggia è comunque espressione e certo rappresenta la migliore apertura alla profanità… Porte aperte del Tempio massonico, dunque, non solo per accogliere ma pure per uscire, andare incontro alle necessità primarie di chi ha bisogno: ecco la Massoneria, ad un tempo speculativa ed operativa, che piace…


giovedì 7 dicembre 2017

Mosè fu un iniziato?


di Michele de Simone



[...] Trattare la figura di Mosè mi ha richiesto uno studio ed un impegno che sinceramente in qualche momento mi ha creato non poche perplessità. L’ho trovato un personaggio difficile da decifrare per quanto abbia cercato di cogliere tutte le sfumature che sono stato in grado di percepire.
Il metodo che ho usato per tracciare questo lavoro, è stato quello di partire da una sia pur breve ma necessaria ricostruzione della vita di Mosè e degli avvenimenti che sono narrati nella Bibbia, precisamente nell’Esodo; in un secondo momento Vi proporrò alcune considerazioni elaborate dalla lettura di autori del passato che hanno studiato la controversa figura di Mosè.
Nacque da Amron e Jochebed, sposi nomadi che con il loro popolo si erano stabiliti in Egitto vivendo per decenni pacificamente a stretto contatto con il popolo di quel paese.
Il faraone Ekenofi IV si rese conto, forse sarebbe meglio dire decise, che il popolo israelita all’interno dell’Egitto fosse diventato troppo numeroso e potente e pertanto, con il suo esercito, rese schiava la popolazione ebrea obbligandola a lavori pesantissimi e, affinchè non si moltiplicassero, ordinò alle levatrici di uccidere tutti i figli maschi che nascevano.
Sto sintetizzando molto gli eventi di cui parlo che pure potrebbero essere descritti in modo più dettagliato, ma non vorrei tediare[...], certamente queste vicende sono note.
Dicevo delle levatrici le quali, coraggiosamente, non rispettarono tali ordini e con scuse giustificarono il loro comportamento al Faraone.
Al fine di non far correre rischi a loro figlio, Amron e Jochebed decisero di affidarlo, sistemato in una cesta di papiro, alle acque del Nilo presso un folto canneto.
La sorella del Faraone, che era solita recarsi in quelle acque, lo trovò e, pur comprendendo che si trattava del figlio di Ebrei, decise di tenerlo con se adottandolo.

1.
Ricordo che siamo nell’ambito di leggende, di fatti narrati in un certo modo anche per compiacere alle aspettative del popolo, però non paia strano quanto detto, perché la religione egizia premiava le buone azioni e le donne egizie avevano raggiunto una discreta parità di diritti con gli uomini al punto di poter anche adottare un figlio.
Le antiche scritture ci dicono che la sorella di Mosè, Miriam, con uno stratagemma, fece in modo di far allattare Mosè alla vera madre che potè in questa maniera trasferire al ragazzo una sia pur minima conoscenza del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.
Fu questo un primo iniziale incipit del giovane Mosè, il quale vivendo a corte, figlio della sorella del Faraone, fu istruito in tutta la saggezza degli Egiziani, come dice la Bibbia (7,22). Accadde un episodio che modificò l’esistenza di Mosè, sino ad allora apprezzato uomo inserito nella società egiziana.
Assistette al linciaggio di un israelita da parte di un egiziano ed ebbe una reazione drastica: uccise l’egiziano e nascose il cadavere. Tale reazione non fu quella di un uomo impulsivo come pure si è ipotizzato, ma fu probabilmente un gesto che evidenziava la fede di Mosè circa la promessa liberazione di Israele dall’Egitto.
Forse pensava che tale gesto avrebbe sollecitato il popolo a ribellarsi.
Non fu così, e quando la notizia giunse al Faraone, Mosè per salvarsi, fuggì a Madian dove sposò Zippora.
Qui visse 40 anni come pastore sino a quando, conducendo le greggi del suocero al pascolo, gli apparve l’Angelo di Geova in un roveto ardente, un rovo di acacia, che bruciava senza consumarsi mai; l’Angelo gli comandò di recarsi dal Faraone perché facesse uscire il popolo di Israele dall’Egitto.
Mosè, scosso da tale apparizione, superò i dubbi e le paure e decise di recarsi dal Faraone convinto di avere al proprio fianco il vero Dio; la tradizione cristiana ci racconta dei tanti tentativi fatti da Mosè per convincere il Faraone a lasciare andare il popolo ebraico; sappiamo che per dare forza alla richiesta di Mosè Iddio lo dotò anche di poteri soprannaturali che solo un essere superiore gli avrebbe potuto attribuire.
Mosè avvisò il Faraone che se non avesse fatto uscire il popolo di Dio dall’Egitto si sarebbero abbattute su quest’ultimo molti disastri, le famose dieci piaghe d’Egitto, la cui ultima culminava nell’uccisione da parte del Dio degli Israeliti di tutti i primogeniti degli egiziani.
Il Faraone non ascoltò ragioni, al contrario peggiorò le condizioni di vita degli schiavi ebrei.

2.
Arrivò dunque sull’Egitto anche l’ultima piaga minacciata dal Signore della quale l’Esodo ci fa un resoconto dettagliato e particolareggiato: la morte dei primogeniti egiziani fece alzare, in piena notte, un grido così grande ed atroce che mai vi era stato in Egitto e mai più si sarebbe udito.
Il popolo di Israele partì, sollecitato a farlo dagli egiziani che temevano di essere messi a morte anche loro dal Dio degli schiavi.
Mosè seguiva gli insegnamenti del suo Maestro e come sappiamo attraversò il Mar Rosso che invece inghiottì gli inseguitori egiziani; il popolo vide la grande potenza dell’Eterno, ne ebbe paura e credette in Lui e nel suo servo Mosè (così in Esodo 1-14).
Brevemente, ma necessariamente, devo continuare in questa mia narrazione di quanto è scritto nell’Esodo; serve a tratteggiare la figura di Mosè che superato l’ostacolo del Mar Rosso fece giungere il popolo a Mara dove non potè bere perché l’acqua era amara; il popolo si lamentò con Mosè, avevano sete.
Egli allora invocò il Signore che gli indicò un pezzo di legno da gettare in acqua; così fece e l’acqua immediatamente divenne dolce. In quel luogo il Signore diede al popolo un insegnamento, la Bibbia ci dice più esattamente, una legge ed una prescrizione: cito testualmente:
«Se tu popolo ascolti attentamente la voce del Signore io non ti infliggerò nessuna punizione come ho inflitto agli egizi, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce».
Il viaggio del popolo guidato da Mosè continua poi verso il Monte Sinai, ma essendo gli Israeliti un popolo “dal collo duro”, come viene detto più volte nella Bibbia, ed essendosi lamentati per la fame, il Signore interviene ancora rassicurandoli che avrebbero mangiato a sazietà carne alla sera e pane al mattino, per come gli sarebbe stato indicato di fare.
Il cammino della comunità guidata da Mosè con le continue indicazioni del Signore, fu lungo e pieno di ostacoli anche a causa del carattere del popolo che ad ogni difficoltà dubitava della presenza del Signore.
Giunti nel deserto del Sinai Dio disse a Mosè di allertare il popolo perché si sarebbe presentato loro sul Monte Sinai. Mosè così fece e dopo tre giorni un forte suono di tromba avvisò che qualcosa stava accadendo; il popolo uscì dall’accampamento e, condotto da Mosè, si fermò ai piedi del monte dal quale il Signore era sceso in mezzo al fuoco.
Dio chiamò Mosè che salì sul Sinai dove ricevette gli ordini da impartire al popolo ed ai Sacerdoti; nessuno poteva fare irruzione verso il Signore per guardarlo pena la morte, ed i Sacerdoti che pure potevano avvicinarsi di più, dovevano essere puri.

3.
Dio diede a Mosè, ai Sacerdoti ed al popolo dei comandi, ed ordinò loro di non adorare altri dei e di non costruire simulacri di oro e di argento, ma solo un altare dove offrire i sacrifici di ringraziamento.
Poi il Signore indicò a Mosè una serie di regole circa i rapporti tra le persone e lo chiamò sul Monte Sinai per consegnargli le tavole con le sue leggi scritte.
Mosè obbedì e gli fu rivelato come il popolo ebraico dovesse adorare Dio, delle offerte che questi dovevano fare e di come dovessero essere fatte; poi consegnò a Mosè le due tavole con le Leggi Divine, I Dieci Comandamenti.
Mosè comunicò al popolo di Israele le istruzioni che aveva ricevute dal Signore circa la costruzione del Tabernacolo, che nella tradizione ebraica significa “luogo della casa di Dio presso gli uomini”; inizialmente era trasportabile e veniva eretto nel deserto per adempiere ai riti sacri; comunicò loro quali fossero le offerte dei materiali che dovevano essere effettuate ed i nomi di coloro che il Signore aveva dotato di particolare intelletto per lo svolgimento di tali lavori, Bezaleel, Ooliab ed altri uomini abili che realizzarono quanto il Signore aveva ordinato.
[...] Non è mio costume scrivere molto, prediligo la sintesi, ma l’argomento di questa sera non mi è stato facile da sintetizzare e dunque perdonatemi se mi soffermo un momento ancora sulla descrizione che la Bibbia fa del Tabernacolo, penso sia utile;
era costituito da una recinzione rettangolare fatta da teli mantenuti da colonne e ricoperto da una tenda realizzata con pelli di animali; si accedeva attraverso due colonne che costituivano l’ingresso ed all’interno vi era un telo che divideva lo spazio in due luoghi; uno era detto Luogo Santo, dove potevano accedere sia i leviti, i sorveglianti del Tabernacolo, sia i Sacerdoti per svolgere i vari servizi previsti; l’altro era detto Luogo Santissimo al cui interno era conservata l’Arca dell’Alleanza che custodiva i Dieci Comandamenti, la verga di acacia di Aaronne e la manna; nel Luogo Santissimo si accedeva attraverso il Luogo Santo e poteva accedervi solo il Sommo Sacerdote che veniva scelto una volta all’anno.
Credo che si possano cogliere affinità, ovviamente considerando i millenni trascorsi, con il Tempio della nostra Istituzione e con quanto avviene nei nostri lavori.
[...]

4.
Il Signore comandò a Mosè quando avrebbe dovuto erigere il Tabernacolo, indicandogli tutti i rituali previsti; Mosè li rispettò: le colonne innalzate, l’altare all’ingresso del Tabernacolo, bruciò l’incenso ed offrì le oblazioni previste, pose la conca con l’acqua affinchè potessero lavarsi le mani ed i piedi prima di avvicinarsi all’altare, così come gli era stato ordinato.
Poi gli ebrei vagarono per molti anni nel deserto e giunti dalle steppe di MOAB sul Monte NEBO il Signore mostrò a Mosè tutto il paese: le terre di GALAAD, NEFTALI, il paese di Giuda sino al Mar Mediterraneo, il NEGHEB, il distretto della Valle di GERICO e le città delle palme sino a ZOAR; Mosè vide la terra promessa ma non vi entrò, morì in quel luogo, nel paese di MOAB, come il Signore aveva deciso per lui.
Fu sepolto nella valle ma sino ad oggi nessuno sa dove sia la sua tomba; aveva 120 anni.
[...] Questo è quanto ci narra la tradizione cristiana, o meglio quanto ho colto dalle letture fatte per affrontare questo lavoro; non faccio conclusioni circa la domanda che mi è stata posta ma credo che ognuno di noi possa trarre qualche convincimento.
Desidero adesso condividere con voi una serie di spunti che spero siano utili a chiarire, prima di tutti a me stesso, una figura tanto complessa ed importante per la storia della cristianità e della quale, sinceramente, mi sono oscure ancora molte cose.
La figura di Mosè è controversa, come detto, e la domanda che molti studiosi si sono posti è: Mosè è una figura della storia o è una figura della memoria?
Non ci sono prove certe della sua esistenza terrena, tutto ci è tramandato senza alcuna prova documentale; alcuni studiosi affermano di una sovrapposizione tra le figure di Ekhnaton (così si faceva chiamare il Faraone Amenofi IV di cui vi ho detto) e Mosè; il primo, il Faraone della cacciata degli Ebrei, fu artefice dello sviluppo in Egitto di una religione monoteista, dunque una contro religione rispetto agli innumerevoli dei che erano adorati all’epoca; non fu un cambiamento duraturo perché alla sua morte tutto ritornò come prima e di lui si cancellò quasi ogni traccia; il secondo, Mosè, anche lui, impose al popolo ebraico di adorare un solo Dio, del quale non si conosceva alcuna sembianza e del quale mai nessun fedele avrebbe potuto costruire immagini.

5.
Anche circa la sua origine ci sono più ipotesi, forse fantasiose o per qualcuno giustamente inverosimili che ritengo valga la pena condividere; il nome di Mosè è sicuramente di origine egizia e significa bambino; ce lo conferma anche Freud, che avventuratosi sul terreno controverso della storia biblica, si chiede per quale ragione nessuno abbia considerato la possibilità che il nostro fosse egizio.
A tale proposito fa delle ipotesi; può essere che un bambino di origine nobile (forse frutto non desiderato di qualche principessa dell’epoca) sia stato collocato in una cesta sul fiume, e qui trovato da un’umile famiglia che lo alleva. Se così fosse avremmo avuto, nelle storie che ci sono tramandate, una “inversione narrativa”; la famiglia è di umili origini mentre chi trova il bambino è una principessa. Quale poteva essere la ragione di questa inversione narrativa? La spiegazione fornita dall’autore, Sigmund Freud, è che tale storia servisse non a glorificare un eroe ma a giudaizzare un egizio. Di tale osservazione vi è riscontro nel racconto biblico dell’Esodo relativamente alla cacciata dall’Egitto; vi è prova infatti di un prolungato soggiorno di Semiti provenienti dalla Palestina in Egitto, gli Hyksos, che ivi regnarono per circa due secoli e furono poi cacciati dagli Egiziani che riconquistarono il potere; con l’inversione narrativa questi avvenimenti, per Freud, divennero una storia di schiavi che Dio liberò facendone il suo popolo eletto.
Teniamo presente, come detto precedentemente, che solo a pochi poteva essere elargita la conoscenza vera; al popolo dovevano essere diffuse storie facili, comprensibili e spaventevoli, affinchè fossero timorosi e rispettosi delle autorità costituite. Per altri autori la storia è diversa ancora; Ecateo ci dice che a causa di una improvvisa epidemia, che gli egiziani ritennero essersi diffusa per la numerosa presenza sul loro territorio di stranieri dediti a culti e costumi differenti dai loro, decisero di cacciarli. Mosè si mise alla guida degli Israeliti portandoli in Palestina, proibendo loro il culto degli dei ed inculcando il principio che “Dio non ha sembianza umana; solo il cielo che circonda la terra è Dio e Signore del Tutto”. Questo per dire come lo stesso personaggio sia visto e raccontato in maniera differente da molti studiosi. Ma torniamo ad una lettura più tradizionale del nostro uomo; tutto il viaggio raccontato nell’Esodo è un insegnamento che Dio fa a Mosè e che questi deve riversare, traducendolo in termini comprensibili, sul popolo di Israele. È un percorso di conoscenza per il protagonista, è una via iniziatica che Mosè percorre pur senza mai vedere il volto del suo Maestro.

6.
Nel suo insegnamento religioso Mosè utilizza molte delle cerimonie che presso gli Egizi costituivano i Misteri Minori (leggi rituali e cerimonie); ma fa ciò con astuzia, perché di fatto predisponeva una nuova scrittura delle leggi rituali in modo da far dimenticare la vecchia e portare gli Ebrei a compiere, in onore di Dio, tutti i riti che avevano svolto sino ad allora per gli idoli.
Perché Dio avrebbe scelto un uomo vissuto alla corte del Faraone per guidare il suo popolo se la dottrina egiziana non avesse incontrato il suo favore? Per tale ragione Dio condusse il suo popolo in Egitto inviandogli poi, per la salvezza, una guida iniziata ai misteri Egizi, una guida che avrebbe dovuto far percorrere ad un intero popolo un percorso di conoscenza e purificazione. Dio scelse Mosè perché era un uomo che aveva conoscenza della letteratura geroglifica egizia, laddove per geroglifici si intendono tutti quei segni simbolici di cui l’Egitto erudito era la patria e volle che scrivesse, occultandole sotto il velo di simboli e segni, alcune delle verità più sacre. Dunque molte di queste scritture contengono due livelli di significato: quelle che agli uomini semplici appaiono come semplici prescrizioni contengono, per i saggi, materie ed argomenti su cui riflettere. Mosè ordinò al popolo di rispettare i riti che erano contenuti nelle leggi, ma pretese anche che gli altri, il cui spirito e la cui comprensione erano superiori, si abituassero a vedere in profondità, a penetrare il significato più nascosto delle leggi.
Esisteva quindi una dottrina essoterica per il popolo ed una esoterica per la popolazione più erudita, i Sacerdoti.
Che compito arduo fu dato a Mosè: annunciare agli Ebrei una divinità senza nome e senza volto ed iniziarli al nuovo culto, all’adorazione di un Dio di cui nessun mortale aveva svelato il segreto; un’impresa impossibile, una doppia enorme fatica quella di far comprendere il concetto di “Io sono tutto” e la logica conseguenza di non far adorare tutti gli altri dei già noti al popolo, un popolo che ad ogni occasione scivolava nel politeismo.
A tale proposito noto similitudini tra le asserzioni della religione egizia ed il contenuto che Dio da disse nell’Esodo (3/14): “IO SONO COLUI CHE E’ ”; a Sais, località Egizia sul Nilo, la statua di Iside reca incisa la seguente epigrafe: “IO SONO TUTTO CIO’ CHE E’ STATO, CHE E’ E SARA’, NESSUN MORTALE HA MAI SCOPERTO IL MIO VELO”.

7.
C’è molta sovrapposizione tra le due affermazioni e nel caso degli egizi certamente si può fare riferimento al segreto della divinità senza nome del periodo di Ekhnaton nota solo a quella parte di uomini che potevano comprenderla, una parte degli eletti. Dunque al popolo una religione politeista, con tanti dei, tante raffigurazioni, tante immagini, tanti pretesi tributi e sacrifici diversi, agli iniziati la comprensione del concetto di Dio UNO-TUTTO, la rivelazione della verità ma anche lo smascheramento della finzione. Ancora qualche osservazione circa il differente livello di conoscenza riservato al popolo ed ai destinati alle cariche pubbliche, i Sacerdoti; [...] ai primi i misteri minori, costituiti da enigmi e simboli che servono ad introdurre gradualmente l’iniziando ai principi della religione: condotta di vita retta, dottrina delle punizioni e delle ricompense divine e tante altre semplici verità che venivano dispensate; ai secondi, i prescelti, la conoscenza dei misteri maggiori che vertono su due elementi: la disillusione (dell’iniziando al quale viene svelato il carattere ingannevole della religione a lui nota e della maggior parte di quanto contenuto nei misteri minori); ed il confronto con la verità (che non può essere insegnata o appresa ma solo contemplata ed acquisita mediante la ragione).
Quanto ci appartengono queste considerazioni! Mi avvio alla conclusione [...], ma consentitemi di dire ancora qualcosa sui simboli, quelli che abbiamo sotto gli occhi nella nostra Loggia; le due colonne del Tempio di Salomone, le frange del velo del Tempio, il pavimento a Mosaico ed il candelabro a sei bracci, le nostre parole sacre e di passo ed in particolare la parola perduta di cui in Massoneria si fa un uso misterioso. La nostra prima iniziazione all’Ordine è, nelle sue cerimonie principali, sovrapponibile all’iniziazione degli Israeliti a popolo di Dio ed al loro arrivo nella terra promessa; come loro, non abbiamo anche noi tutti patito una lunga e terribile sosta in un luogo deserto per prepararci? non abbiamo subito un passaggio attraverso il fuoco e l’acqua ed un viaggio faticoso e pieno di pericoli prima di raggiungere i luoghi sacri?

8.
[...]Io non so se ho risposto alla domanda che mi è stata posta: “Mosè fu un iniziato ?” personalmente ritengo non solo che lo fosse ma che sia stato poi anche un grande Maestro, capace di tutto quanto ci è stato tramandato dalle Sacre Scritture e dagli studi di tanti egittologi, uno per tutti il vescovo anglicano William Warburton il cui studio sulla missione divina di Mosè, diviso in tre volumi per un totale di nove libri, rappresenta uno dei testi di storia della religione e della cultura più significativi dell’Illuminismo europeo, per cui quanto da me elaborato, è veramente una umile tavola di un umile Maestro Apprendista. Or bene, le mie conoscenze limitate non mi consentono di andare oltre ma credo di poter dire che le dottrine degli ebrei possono essere o anche non essere legate a quelle massoniche, però ricordiamoci che in innumerevoli scritti massonici si fa riferimento a queste conoscenze ritenute di fonte divina, e ci basti sapere che vengono praticate nel nostro Ordine..

Il 5 dicembre 1901 nasce a Chicago il celebre Walt Disney, orgoglioso legionario De Molay, che ha introdotto la simbologia massonica nei suoi cartoni animati.





Il DeMolay prepara i giovani alla società che verrà, in pratica forma i leader di domani.



Il DeMolay prepara i giovani alla società che verrà, in pratica forma i leader di domani. Quest'anno ricorre il 20º anniversario del DeMolay Italia. 

Per saperne di più visita il loro sito web: http://www.demolay.it/chi_siamo.html


Festa della luce a Cagliari il 28 dicembre



Nella concezione esoterica, due volte l’anno si aprono le porte del cielo, ed il Cielo entra in comunicazione con la terra: ciò avviene in occasione del Solstizio d’estate ed in quello d’inverno, che coincidono con la celebrazione dei due santi che la Massoneria Universale ha eletto a suoi protettori: San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. La Loggia Heredom 1224 di Cagliari, il prossimo 28 dicembre, come ogni anno, organizza una Tornata per la celebrazione del San Giovanni d’Inverno e ripropone il tradizionale rituale della Festa della Luce.
Al Solstizio d’inverno – la Festa delle Luce – il Sole, simbolo visibile dello spirito, si è ritratto nelle caverne del settentrione. Le giornate si sono accorciate ed allungate le notti. Il dolore è nelle nostre anime perchè il Sole è calore, vita, luce. Noi Fratelli ravvisiamo in questa rituale morte del Sole una fase della perenne lotta tra il bene e il male. Ma il nostro dolore è temperato dalla certezza che il Sole, dopo la sua discesa agli Inferi, risalirà allo zenith della nostra coscienza”.
L’appuntamento è per martedì 28 dicembre, alle ore 20,00, presso la Casa dei Liberi Muratori di Cagliari, in Piazza Indipendenza 1.
E’ gradita la conferma della partecipazionea sardegna.1224@grandeoriente.org.”
 

ALLEGATI

Il 18 novembre primo incontro tra la Loggia Zed Mediterranea di Palermo e la Loggia Walhalla zu den fünf Rosen di Ratisbona


Il 18 novembre presso la sede della la casa Massonica di Palermo, si è tenuto il primo incontro tra la Loggia Zed Mediterranea n. 1470  di Palermo e la Loggia Walhalla zu den fünf Rosen n. 1061 Or.di Ratisbona all’Obbedienza della Gran Loggia Unita di Germania.
Tra i Fratelli ospiti il maestro venerabile Michael Pahlke; il 1° Sorvegliante Josua Fett; il 2° Sorvegliante Philipp Seifert; altri fratelli Maestri: Harald Schmiedel, Stefan Strobl, Hossein Nahavandi, Michael Weissenböch, Sebastian Eckl; compagni: Niklas Verloh,  Thomas.  Wimmer.
L’ incontro è stato organizzato prendendo spunto dalle parole pronunciate del Gran Maestro Stefano Bisi di abbattere muri ed essere costruttori di  ponti e ciò esaltando il principio di universalità della massoneria.
Alla cerimonia ha preso parte Pasquale La Pesa, Secondo Gran Sorvegliante del Grande Oriente, il quale è stato nominato fratello onorario della Loggia Zed Mediterranea.

Il dono di Balacco Gabrieli.”Ai poveri 700mila euro”/La Repubblica


Ha fatto parlare molto di sé in vita. Oculista di fama internazionale, collaboratore del premio Nobel per la Medicina Torsten Wiesel insignito dall’accademia svedese nel 1981 proprio per gli studi sulla fisiologia della visione pro- fessore all’Ateneo barese e alla Sapienza di Roma. Una vita al servizio della scienza tanto che, nel giugno 2014, il capo dello Stato Giorgio Napolitano lo volle Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica. Ma il nome di Corrado Balacco Gabrieli, medico barese morto il 7 settembre a Roma, all’età di 79 anni, farà ancora discutere. Perché 700mila euro, il 10 per cento del suo patrimonio che si aggira sui sette milioni, sarà destinato al Comune di Bari. Il professore l’ha messo nero su bianco nel testamento che sarà eseguito Corrado Balacco Gabrieli è morto il 7 settembre a Roma, a 79 anni, era oculista di fama internazionale dal notaio Salvatore Pantaleo. Con un obbligo: quella parte dei suoi averi dovrà essere destinata a «sostenere l’infanzia dei più bisognosi, alle attività culturali e al restauro del patrimonio artistico». Non solo: «Fra i beneficiari designati ci sono anche le suore di madre Teresa di Calcutta, l’Unesco e la Società italiana di oftalmologia (di cui fu presidente dal 2005 al 2009, ndr)». E se l’appartamento nel Murattiano andrà alla massoneria del Grande oriente d’Italia Balacco è stato alla guida del Rito scozzese dal 2001 al 2009 un altro cinque per cento del patrimonio sarà destinato ai poveri di Bari. Un motivo di gratitudine per il sindaco Antonio Decaro: «Questa è davvero una bella storia di solidarietà e generosità che rende ancor più lieto il clima natalizio». Nel testamento non poteva mancare l’università barese, dove si laureò medico nel 1963. Ci sono Villa Balacco, oggi sede del Circolo Tennis, e altri terreni nei dintorni.
«Considerando che il Circolo ha un contratto di locazione fino al 2030 dice il rettore Antonio Uricchio significa che il canone mensile, sui 10-11mila euro, sarà versato all’Università. Da parte nostra c’è l’obbligo di investire quei fondi a sostegno dei migliori ricercatori». «Le sue volontà non mi sorprendono» racconta Marisa, moglie del fisico barese Francesco Adduci, entrambi legati a Balacco da «un’antica amicizia». «Quelle donazioni sono il suo modo di dimostrare attenzione verso i giovani meritevoli e il Sud». (Cenzio Di Zanni)
ALLEGATI

Non solo un uomo, un massone / video






Come può un uomo buono diventare un uomo migliore? Un video in inglese con i sottotitoli in italiano racconta il vero fine della Libera Muratoria, che da 300 anni aiuta gli “uomini buoni a diventare la migliore versione di se stessi”.

Le Arti e la Massoneria: successo al Conservatorio di Milano. Alessandro Cecchi Paone intervista Stefano Bisi


Stefano Bisi con Alessandro Cecchi Paone

Grandissimo successo di pubblico per “Son et Lumière: La Libera Muratoria Incontra Le Arti”, l’evento organizzato dal Collegio Circoscrizionale della Lombardia che si è tenuto a conclusione del ciclo di iniziative dedicate alle celebrazioni per i 300 anni della Massoneria Moderna. All”iniziativa, dinamica, gioiosa e molto interessante, con esibizioni canore, musicali e illusionistico-spettacolari, che  si è tenuta nella Sala Verdi del Conservatorio degli Studi Musicali di Milano hanno partecipato oltre 1100 spettatori. Nel corso della manifestazione il conduttore Alessandro Cecchi Paone ha intervistato il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi.

Fonte: GOI

L'umorismo di Sergio Sarri



lunedì 4 dicembre 2017

Il 1 Dicembre 1874 nasceva l'illustre Fratello Winston Churchill


Stefano Bisi: "Lo scopo della Massoneria è quello di essere un’associazione di uomini che tutelano il Libero Pensiero e cercano di fare il bene dell’Umanità, anche attraverso opere filantropiche, che sono sempre più numerose nel nostro Paese".


Il Grande Oriente d'Italia, per oltre 1000 spettatori, una fantastica serata di festosa armonia fatta di suoni, luci, emozioni, musica, arte, cultura, spettacolo e solidarietà.


 

Sei curioso di conoscere nomi e volti al vertice del Grande Oriente d'Italia, la più antica, numerosa e rilevante Istituzione massonica del nostro Paese?


Il Gran Capitolo dell'Arco Reale d'Italia a Parigi




Giornate intense per il Rito di York in questo fine settimana. Il Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell'Arco Reale d'Italia, l'Ecc.mo Comp. Tiziano Busca, dopo la straordinaria manifestazione di Milano con il Comp. Mauro Cascio ed il Presidente del Collegio Lombardia Fr. Tonino Salsone, si è recato a Parigi per i lavori della Giunta Internazionale del Gran Capitolo Generale dell'Arco Reale Internazionale dove hanno partecipato l'Ecc.mo Comp. Michael Kraus, Primo Gran Principale del Gran Capitolo austriaco e Deputy Europeo, l'Ecc.mo Comp. Gerard Rajola Sommo Sacerdote del Gran Capitolo francese, Kostantinos Politis Sommo Sacerdote del Gran Capitolo di Grecia, il Sommo Sacerdote della Romania Traian Popescu, il past Sommo Sacerdote Internazionale Ted Harrison e l'attuale  Sommo Sacerdote Internazionale James Hodge. 

La crescita dello Gran Capitolo in Italia e della Libera Muratoria dell'Arco Reale in Europa è un elemento evidente. Anche la recente costituzione del Gran Capitolo dell'Arco Reale di Albania testimonia il ruolo di influenza che l’Italia sta manifestando in Europa ove, a breve, nasceranno altri capitoli nazionali. 
Il Sommo Sacerdote Tiziano Busca è stato recentemente nominato nel Bord Internazionale del Gran Capitolo Generale quale Assistant Grand Lecturer. 
«Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l'uomo di scienza», ha scritto Tiziano Busca, citando Karl Popper, «ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità. È il compito del filosofo, come quello dell'iniziato. Non accontentarsi mai, non riposarsi. Siamo qui per questo».





È adesso disponibile su RadioRadicale il XXII Seminario Studi Massonici su: Giornalismo e Anti-Massoneria, fakenews o verità?

La Loggia Trionfo Ligure ha istituito un premio per l’atletica


Quest’anno ricorre il 110° anniversario di costituzione dell’Associazione sportiva Trionfo Ligure, nata nel 1907, come riportato nel libro redatto dalla memoria storica ed ex atleta, Attilio Fezzardi, per opera di alcuni ragazzini di tenera età appassionati di atletica. Da alcuni mesi la loggia Trionfo Ligure e l’omonima Associazione sportiva,  rappresentata dal presidente Annalisa Cevasco, hanno avviato ricerche storiche per la verifica delle possibili origini comuni delle due realtà liguri, la cui coincidente denominazione potrebbe non essere frutto solo di un caso fortuito. La ricerca è resa difficoltosa dal fatto che i nomi dei fondatori dell’associazione sportiva non sono più reperibili e i primi documenti rinvenuti risalgono al 1928, mentre l’anno di fondazione della Loggia genovese (1856) è di molto precedente.
Tuttavia il maestro venerabile  dell’officina Trionfo Ligure, Paolo Lanza, col parere favorevole di tutti i fratelli di loggia, ha deciso di istituire un premio annuale per l’atleta che si sarà particolarmente distinto nella propria disciplina atletica. Il premio è intitolato significativamente “Di Trionfo in Trionfo”, con l’auspicio che il comune intendimento a migliorarsi e raggiungere nuovi risultati possa trovare sempre più conferme nel comune percorso di vita.
L’atleta prescelta per il primo trofeo è Ludovica Cavalli, vincitrice lo scorso 8 giugno della gara sui 3000 siepi, con il tempo di 10’46″83, che le è valso anche il diritto a partecipare ai Campionati Europei U20 e che costituisce il record regionale Juniores, nonostante lei sia di 2 anni più giovane.
Il premio è stato consegnato il 2 dicembre alle 15, nel corso di una cerimonia pubblica che si è tenuta nell’Albergo dei Poveri di Genova. (fonte Newsletter Liguria – Giovanni Anania)

I profili biografici dei massoni salentini. La presentazione del volume il 12 dicembre a Lecce


Autore di tanti testi di filosofia e di storia, Mario De Marco, ha dedicato ben otto volumi alle vicende della Massoneria salentina tracciandone per la prima volta la storia, non trascurando nel contempo i percorsi esistenziali ed iniziatici di molti di coloro che appartennero, sin dal XVI secolo, essenzialmente alle logge dell’Oriente di Lecce, Gallipoli e Brindisi. Ora rilancia, per le Edizioni del Grifo di Lecce, la seconda edizione, riveduta ed ampliata de I profili biografici di Massoni salentini che, già pubblicati nel 2007, riscossero soprattutto nel mondo profano un enorme successo, contribuendo così alla migliore delineazione della storiografia dell’estrema propaggine d’Italia, storia che per pregiudizi ha trascurato e trascura il ruolo sociale e culturale di tanti illustri cittadini che hanno lavorato con squadra e compasso. Il volume sarà presentato il 12 dicembre alle 18,30 presso la Fondazione Palmieri, in vico dei Sotterranei 21 a Lecce. Introdurrà il prof. Alessandro La Porta. Interverranno insieme all’autore l’architetto Enzo Parlangeli e l’avvocato Domenico Valletta.
Massone da circa quaranta anni, Mario De Marco ha sopperito con le sue pubblicazioni massoniche a tali carenze e questo suo libro, ricco di tante notizie e documenti reperiti in oltre quindici anni di febbrile ricerca presso famiglie ed archivi pubblici e privati, in 421 pagine, annovera ben 450 profili biografici di Massoni salentini che si distinsero in ogni campo sociale, contribuendo notevolmente all’elevazione morale e civile delle genti meridionali. Il libro, presentato dai fratelli Enzo Parlangeli e Domenico Valletta, si avvale anche del prestigioso contributo del prof. Alessandro Laporta, già direttore della Biblioteca provinciale di Lecce, intitolata a Nicola Bernardini che fu attivo massone e direttore della suddetta biblioteca tra il XIX e il XX secolo.
Come per le altre pubblicazioni di Mario De Marco il volume, che sta avendo vasta eco sulla stampa locale, è stato presentato e si presenterà presso scuole ed enti culturali di Lecce e di altri centri salentini.

Follonica. Il 9 dicembre Festa della Luce


A Follonica, sabato 9 dicembre alle ore 16 si terrà la Festa della Luce delle Logge della Circoscrizione Toscana. Il Teatro “La Leopolda” sarà il luogo dove si svolgerà la tornata rituale e dove saranno accolti gli ospiti. Nel medesimo complesso si svolgerà l’Agape Bianca che chiuderà le manifestazioni. E’ prevista la partecipazione del Gran Maestro Stefano Bisi.

ALLEGATI

Norcia, l’8 dicembre l’inaugurazione dell’impianto di illuminazione del campo sportivo


Norcia, l’8 dicembre alle 16 sarà inaugurato ufficialmente l’impianto di illuminazione del campo sportivo donato dal Grande Oriente d”Italia. Sara’ una festa per tutta la cittadina umbra colpita dal terremoto. Riprende la vita anche attraverso l’attività sportiva. Le prove tecniche hanno avuto luogo lo scorso 3 novembre con i ragazzi che  hanno tirato anche i primi calci alla presenza di dirigenti e allenatori.

“Son et Lumière: La Libera Muratoria Incontra Le Arti”, grandissimo successo a Milano. Oltre 1100 spettatori


Grandissimo successo di pubblico per “Son et Lumière: La Libera Muratoria Incontra Le Arti”, l’evento organizzato dal Collegio Circoscrizionale della Lombardia che si è tenuto domenica 3 dicembre a conclusione del ciclo di iniziative dedicate alle celebrazioni per i 300 anni della Massoneria Moderna. All”iniziativa, dinamica, gioiosa e molto interessante, con esibizioni canore, musicali e illusionistico-spettacolari, che  si è tenuta nella Sala Verdi del Conservatorio degli Studi Musicali di Milano (via Conservatorio, 12).hanno partecipato oltre 1100 spettatori .


     

Il pomeriggio di un fauno




Una nuova traduzione del famoso poemetto di Stéphane Mallarmé, L’après midi d’un faune, potrebbe sembrare un’operazione rischiosa, irta com’è di difficoltà di varia natura e probabilmente non necessaria, dopo tante autorevoli traduzioni. Ma riproporre, come fa Enzo Papa, quel poemetto che ha aperto nuove vie alla poesia moderna e presentarlo in osmosi con letture figurative di nove artisti contemporanei introdotti da Aldo Gerbino è, in effetti, un’operazione culturale di notevole spessore e di raffinata eleganza. Bonanno Editore prossimamente in libreria.

Le fatiche di Ercole




Per dirla con Mircea Eliade: il Mito è un Significante.
Il Mito descrive i momenti originari del cosmo e della Vita, affondando le radici nel tempo primordiale e favoloso degli albori. Ogni storia mitologica ha il compito di mettere a nudo Verità archetipali: modelli strutturali aprioristici che muovono dal profondo tanto le orbite planetarie quanto la quotidianità spicciola. Pertanto, il Mito fotografa l’irruzione del Sacro nel Mondo descritta mediante un sistema simboli.
In buona sostanza, rivelando l’esistenza e l’attività di Esseri soprannaturali (antenati primordiali), il Mito stabilisce un comportamento conforme a tali modelli e descrive una strada precisa di elevazione Spirituale o, se vogliamo, in un altro e più familiare contesto, di richiesta - ed ottenimento - della Luce Interiore.
Ecco che il contesto mitologico chiama l’uomo a compiere nuovamente l’atto iniziale (poiché esso è un Archetipo). Questa ripetizione dell’atto iniziale ci proietta ai primordi: abolisce il tempo profano per raggiungere il tempo sacro delle origini.
Il Mito di Ercole, antico di oltre 3.000 anni, affonda le radici negli albori della Civiltà e trova corrispondenze nei rami sia occidentali sia orientali della Tradizione (si pensi all’epopea di Gilgamesh). Narra le vicende di Alcide d’Anfitrione, un uomo che, avendo in sé la scintilla divina, è ‘condannato’ ad affrontare terribili prove per poter poi godere appieno, immortale nell’Olimpo, della sua natura divina.
In questo contesto poco importa se Ercole, Ulisse, Gilgamesh, Artù siano anagraficamente esistiti o meno: in fondo, essendo Principi e richiamando Verità archetipali, essi quotidianamente esistono.
Le Fatiche di Ercole è un libro di Vincenzo Gallucci e Vincenzo Pozzo. Tipheret editore.